Disposizioni antiriciclaggio: parlano gli esperti

Lecce. GUARDA I VIDEO sul confronto tra esperti locali e nazionali, nel convegno organizzato dalla BPP sulle norme contro il riciclaggio di 'denaro sporco

Potenzialmente potrebbe essere un vero e proprio terremoto per l'attività professionale di avvocati, commercialisti, ragionieri, consulenti del lavoro e notai. Le nuove disposizioni in tema di prevenzione del fenomeno del riciclaggio dei proventi da attività criminali impone ai professionisti italiani di entrare nel merito dell'attività dei propri clienti, costringendoli in caso di “sospetto” di attività illecita a denunciarli. Un'attività della quale i professionisti farebbero volentieri a meno non solo perché non hanno generalmente alcuna vocazione poliziesca o investigativa ma soprattutto perché questa prescrizione li mette in frontale contrapposizione con gli interessi dei propri clienti. Un po' meno preoccupati gli avvocati: non solo perché possono più facilmente opporre il “segreto professionale” rispetto ad eventuali contestazioni ma soprattutto per la natura stessa dell'attività prestata rispetto ai propri assistiti che prevede poco di frequente di entrare nel merito di aspetti contabili o quantitativi. Nel caso di commercialisti e notai, invece, la possibilità di imbattersi in attività illecite di riciclaggio, è assai più frequente e più facilmente rilevabile dai propri studi professionali. Anche se il Sen. Rosario Giorgio Costa, presidente dell'Ordine dei Commercialisti di Lecce, ha negato di essersi mai imbattuto nel sospetto di attività illecite. Del resto – ha aggiunto il Sen. Costa – guardando all'attività giudiziaria degli ultimi anni, sono davvero pochi i colleghi commercialisti attenzionati”. Il suo collega Giampaolo Zeni, presidente dell'Ordine dei commercialisti ed esperti contabili di Brindisi, ha sferrato una dura critica al suo consiglio nazionale, accusando la leadership dei commercialisti italiani di aver “speso molto per l'immagine e assai poco per la tutela della categoria”. Nel mirino anche le normative antiriciclaggio che hanno messo da parte la “sensibilità tributaria” dei consulenti nel disinteresse del consiglio nazionale che “negli interventi televisivi non è mai stata valorizzata, limitandoci a rango di intermediari per conto del Fisco”. Un'amarezza ben compresa da Luigi Ciampoli, Procuratore generale della Corte d'Appello di Roma, già componente della Commissione per la Redazione del T. U. Antiriciclaggio, di cui vi proponiamo un passaggio significativo: Del resto i dati parlano chiaro. Nell'anno di entrata in vigore della Legge, solo 15 segnalazioni di operazioni sospette da parte di commercialisti; tre ciascuna per avvocati e consulenti del lavoro. Più numerose le segnalazioni dei notai: 163. Peccato che ben 157 fossero state effettuate da un unico notaio, rendendo implicitamente lecito il sospetto che le centinaia di altri suoi colleghi distribuiti sul territorio nazionale avessero semplicemente ignorato quest'obbligo. Del tema dell'adeguata verifica (o due diligence) parla Emanuele Fisicaro, presidente del Centro Studi Antiriciclaggio & Compliance: A fronte di segnalazioni modeste da parte dei professionisti, il sistema dell'intermediazione finanziaria italiana fa registrare circa 70.000 segnalazioni su operazioni sospettate di finalità di riciclaggio. Si pone pertanto un cambio di mentalità rispetto a questo reato che inquina l'economia di mercato e la libera concorrenza, come sottolineato da Antonio De Donno, Procuratore aggiunto di Lecce che ha aggiornato la platea sull'attività investigativa e accertamento del reato di riciclaggio: Interessante l'iniziativa della Prefettura di Lecce, illustrata da S.E. la Prefetta Giuliana Perrotta:

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