Nomine Sgm. Perrone: ‘Ecco i perché’

Lecce. Il sindaco di Lecce spiega i criteri alla base della nomina di Mino Frasca a presidente della società partecipata

LECCE – Il grande assente nella polemica degli ultimi giorni attorno alla nomina di Mino Frasca a presidente della Sgm era Paolo Perrone, il sindaco di Lecce, ovvero l’autore della nomina. Che finalmente ha rotto il silenzio e, rispondendo alle dichiarazioni, anche piuttosto pesanti, da parte di Carlo Salvemini, il quale ha accusato il primo cittadino di aver compiuto “scelte politiche”, ha rivelato le motivazioni alla base della scelta. “Voglio ricordare a Salvemini – ha detto Perrone – che la legge non impedisce a un diplomato di rivestire l'incarico di presidente in una società come l'Sgm. Non dovevamo nominare l'amministratore delegato, il direttore generale né il direttore d'esercizio, figure che certamente avrebbero necessitato di specificità tecniche. La scelta di Frasca ha risposto a criteri, a mio avviso, non meno importanti: l'impegno nel mondo sindacale (nelle relazioni industriali Sgm negli ultimi anni ha registrato grandi risultati), motivazione e continuo impegno sul campo, larghissimo consenso elettorale. Aspetto, quest'ultimo, che considero di grande valore in una fase caratterizzata dal vento imperante dell'antipolitica. Mi compiaccio, in tutta sincerità, di aver dato poi questa possibilità ad una persona che, partita da zero, è riuscita nel tempo a raccogliere i frutti del suo impegno. Fermo restando che mi assumo tutte le responsabilità di questa scelta – rilancia Perrone -, chiedo a Salvemini, prima di emettere sentenze, di valutare insieme i risultati della Società già a partire dai prossimi giorni. Questa sua battaglia viene a svilirsi nel momento in cui, facendo un salto nel passato, chiunque può ricordare la posizione del consigliere quando il partito di cui era segretario nominò Umberto Uccella Presidente della Stp solo per aver avuto il merito di essere stato segretario provinciale dei Ds. In quell'occasione Salvemini non proferì verbo, nonostante il presidente non godesse di particolari attitudini e competenze in materia. Tacque anche quando, finito il mandato, si poté valutare catastrofica e fallimentare la gestione Uccella, che lasciò la presidenza della società con milioni di perdite ripianate dalla Provincia di Lecce, cioè da tutti i salentini. Un modus operandi, ahimè, di chiara matrice politica e tutt'altro che obiettivo, con un risultato per il diretto interessato alquanto imbarazzante. La faziosità è sempre nociva quando é accompagnata da memoria corta”.

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