Cannoni

Musica per due cannonieri: Fabrizio de Andrè e il suo cugino brasiliano

Andati in vacanza con Salvatores, con Salvatores rientriamo, perché è lui il regista di questo video. Di Fabrizio De Andrè si è già detto forse non tutto, ma certamente già il contrario di tutto. È in atto un’opera di beatificazione che, innalzandolo sempre più in alto, rischia di farcelo perdere di vista. “La domenica delle salme” fu il suo saluto scettico alla conversione dell’est Europa alle delizie del capitalismo. Non è una canzonetta gradevole. Mostra un regime da 4º Reich, con le sue troie e le sue scimmie, trafficanti di saponette, assolate galere patrie e straordinari colpi di mano verbali come quel “le regine del tua culpa affollarono i parrucchieri”. Poi cita un illustre “cugino”, quasi fosse quel De Andrade un ramo brasiliano dei De Andrè. Oswald De Andrade aveva descritto in un romanzo (edito da Einaudi, oggi introvabile) la rivoluzione di San Paolo del 1924. In mezzo al caos: “Io sono l’unico cittadino libero di questa bella città, perché ho un cannone nel cortile”… E spara sul suo capufficio. De Andrè sostituisce “bella” con “città civile”, ma continua ad aver bisogno di un cannone. Vallo a dire a quelli che nel cortile si son messi i Qassam.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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