Shylock, torna in carcere Sciannocca

Lecce. Lecce. Il 36enne ha fatto ritorno in cella dopo il ricorso alla scarcerazione presentato dal pm

LECCE – E’ ritornato a Borgo San Nicola Alessandro Sciannocca, 36enne, domiciliato a Trepuzzi. Ieri mattina a Campi Salentina i carabinieri del Norm hanno eseguito l’ordinanza di ripristino della custodia cautelare in carcere emessa il 4 ottobre 2012, dopo il ricorso del pm alla scarcerazione pronunciata dal Tribunale del Riesame all’indomani dell’operazione “Shylock”. Il 6 luglio 2010 il blitz dei carabinieri del Comando Provinciale di Lecce permise di sgominare una banda che annoverava tra i propri membri anche insospettabili professionisti ed esponenti della Sacra Corona Unita. L'accusa per tutti fu di associazione per delinquere finalizzata all'usura, all'estorsione, all'esercizio abusivo di attività finanziaria e al riciclaggio. I provvedimenti di cattura, su ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari Maurizio Saso, vennero eseguiti nel Salento (Trepuzzi, Surbo, Lecce, Lequile e Nardò) ed in provincia di Bologna. 30 novembre 2011 Shylock. 28 anni per sei imputati in abbreviato LECCE – Prime condanne per gli imputati che hanno scelto il giudizio con rito abbreviato nell'ambito del processo scaturito dall'operazione denominata “Shylock“, l'operazione dei carabinieri che nel luglio 2010 smantellò una presunta associazione per delinquere finalizzata all'usura, all'estorsione, all'esercizio abusivo di attività finanziaria ed al riciclaggio. In otto scelsero il giudizio con rito abbreviato dinanzi al gup Antonia Martalò. Gli altri 14, invece, saranno giudicati, con rito ordinario, dinanzi ai giudici delle prima sezione penale del Tribunale di Lecce. Due delle presunte vittime si sono costituite parte civile, assistiti dagli avvocati Paolo Spalluto e Antonio Scarciglia. In tutto il pm Alessio Coccioli aveva chiesto 29 anni di reclusione per sei degli otto imputati e l'assoluzione “perché il fatto non sussiste” per Caterina Fantastico e Vito Scardicchio, accusati di riciclaggio. Sette anni di reclusione più il pagamento di una multa di 2.400 euro sono stati inflitti a quelli che vengono considerati i promotori dell'organizzazione, Francesco Fantastico e Alfredo Scardicchio. Il pm aveva chiesto una condanna rispettivamente a nove e sei anni più 4mila euro di multa. Cinque anni di reclusione e la multa di 1.400 euro ad Alessio Perrone; tre anni e quattro mesi, più 5mila euro di multa, per Marcella Perrone; tre anni e la multa di 4mila euro per Daniela Scardicchio e Mario Scardicchio (per cui l'accusa ha escluso l'associazione). 8 novembre 2011 Shylock. Chiesti 29 anni per sei imputati LECCE – Si sono discusse ieri, davanti al giudice per le udienze preliminari Antonia Martalò, le posizioni degli otto imputati che hanno scelto il rito abbreviato nell’ambito dell’operazione “Shylock” condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Lecce e che nel luglio del 2010 portò a smantellare un'associazione per delinquere finalizzata all'usura, all'estorsione, all'esercizio abusivo di attività finanziaria ed al riciclaggio. Si tratta di Francesco e Caterina Fantastico; Vito, Maria, Daniela e Alfredo Scardicchio; Marcella e Alessio Perrone. Gli altri 14 imputati saranno giudicati con rito ordinario. In tutto il pm Alessio Coccioli ha invocato 29 anni di reclusione per sei degli otto imputati; chiesta l’assoluzione perché il fatto non sussiste per Caterina Fantastico e Vito Scardicchio, accusati di riciclaggio. In particolare ha chiesto rispettivamente nove e sei anni più il pagamento di una multa 4mila euro per Francesco Fantastico ed Alfredo Scardicchio, considerati i due capi e promotori del gruppo; a Scardicchio tuttavia viene riconosciuto il merito di aver collaborato con le forze dell’ordine e pertanto è stata richiesta una pena più lieve. Sei anni e la multa di 4mila euro anche per Alessio Perrone; quattro anni e 8mila euro, invece, sono stati chiesti per Marcella Perrone e Daniela Scardicchio; quest’ultima è accusata di essere stata una delle più solerti collaboratrici del fratello Alfredo; la Perrone, di aver falsificato alcune pratiche di finanziamento a persone indigenti con l’intento di intascare i prestiti. Tre anni e quattro mesi di reclusione sono stati invocati per Mario Scardicchio, per il quale è stata esclusa l’associazione. Si tornerà in aula il 22 novembre, per le arringhe difensive, ed il 30 novembre per le sentenze. 27 giugno 2011 Shylock. Tutti rinviati a giudizio LECCE – Sono stati rinviati a giudizio anche gli altri 16 imputati che sono stati ascoltati oggi del giudice per le udienze preliminari. Il processo si aprirà il prossimo 3 ottobre dianzi ai giudici della II sezione penale. 22 giugno Shylock. In 24 davanti al gup di Andrea Morrone LECCE – Si è tenuta in mattinata, dinanzi al gup Antonia Martalò, l’udienza preliminare delle ventiquattro persone coinvolte a vario titolo nell'ambito della cosiddetta “Operazione Shylock”. L'operazione, il cui nome ricorda il più celebre degli usurai, quello creato dalla penna di William Shakespeare ne “Il mercante di Venezia”, fu condotta nel luglio scorso dai carabinieri del Comando provinciale di Lecce, sotto la guida del colonnello Maurizio Ferla, e portò a smantellare un'associazione per delinquere finalizzata all'usura, all'estorsione, all'esercizio abusivo di attività finanziaria ed al riciclaggio. Diciannove gli arresti eseguiti (18 in carcere ed uno ai domiciliari) in base ad un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Maurizio Saso, tra Trepuzzi, Surbo, Lecce, Lequile e Nardò. Un arresto fu eseguito anche in provincia di Bologna. Sei, invece, le persone denunciate a piede libero. Tre di loro, in particolare, sono accusate di favoreggiamento perché hanno sempre negato di essere vittime degli usurai, nonostante i riscontri investigativi. La posizione di uno di loro, che ha poi deciso di collaborare con gli inquirenti e fornire elementi utili alle indagini, è già stata stralciata e archiviata. In otto hanno scelto il giudizio abbreviato, che si discuterà il prossimo 21 ottobre e 7 novembre: Francesco e Caterina Fantastico; Vito, Maria, Daniela e Alfredo Scardiccchio; Marcella e Alessia Perrone. La posizione degli altri sedici imputati, invece, sarà discussa il 27 giugno. Due delle presunte vittime si sono costituite parte civile. A dare avvio alle indagini, nel febbraio del 2009, la denuncia di un imprenditore di Trepuzzi operante nel settore della vendita di apparecchiature e delle consulenze in ambito informatico, che ha già avuto accesso al fondo anti usura. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, dal procuratore Cataldo Motta e dal sostituto Alessio Coccioli, ha portato alla scoperta, attraverso l'ausilio di intercettazioni telefoniche, indagini bancarie e consulenze di natura finanziaria, dell'esistenza di sei canali usurari, con collegamenti con personaggi vicini alla Sacra corona unita. Una decina in tutto le vittime accertate delle quali solo quattro hanno denunciato. Si tratta di tre imprenditori in difficoltà ed un impiegato. Secondo l'ipotesi accusatoria a capo del sodalizio criminale vi era un terzetto composto da Alfredo Scardicchio, Francesco Fantastico e Luigi Durante. In particolare Luigi Durante, uno dei proprietari della finanziaria Fin.Co. di Nardò, metteva a disposizione la sua struttura – che di fatto si configurava come un'attività di copertura – per fornire il denaro da prestare alle vittime. Tra i sistemi maggiormente utilizzati quello del cambio assegno post-datato, che faceva schizzare gli interessi al 120% annui e, in alcuni casi, addirittura al 300%. Le vittime, imprenditori alle prese con la crisi economica e ridotte letteralmente sul lastrico, erano costrette dall'organizzazione a sottoscrivere dei prestiti da società finanziarie con il meccanismo della truffa attraverso la comunicazione di dati falsi (riguardanti ad esempio le buste paga). Denaro che serviva poi a pagare gli usurai. Per chi si rifiutava o non erano in grado di saldare i debiti contratti, le strategie adottate erano quelle delle minacce e dell'intimidazione. Ad agire erano Persano e Lacirignola, personaggi già condannati per associazione mafiosa e conosciuti nel territorio come appartenenti alla Scu, in particolare al clan Cerfeda. A loro spettavano i compiti di “recupero crediti”. Un ruolo determinante, in questo senso, l'avrebbe avuto anche Alessio Perrone, pluripregiudicato figlio di Antonio, noto boss della Sacra corona e autore del libro “Fine pena mai”. Alle minacce verbali, del tipo “se mi denunci o non paghi ti sparo” o “ti trasciniamo legato alla macchina per le vie del paese”, si passava alle vie di fatto, schiaffoni e percosse. Tra gli arrestati anche Luigi Cinquepalmi, l'autista del sindaco di Trepuzzi. Nel corso dell'operazione furono anche sequestrati beni mobili ed immobili, nonché conti correnti bancari, per un valore complessivo di circa un milione di euro. In particolare due abitazioni a Trepuzzi e Marittima di Diso, un terreno in località Spiaggiabella e un'auto di grossa cilindrata 23 maggio 2011 Shylok. 24 rinviati a giudizio LECCE – Il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Alessio Coccioli, ha chiesto il rinvio a giudizio di ventiquattro persone coinvolte a vario titolo nell'ambito della cosiddetta “Operazione Shylock”. L’udienza preliminare è stata fissata al prossimo 22 giugno, dinanzi al gup Antonia Martalò. L’operazione, il cui nome ricorda il più celebre degli usurai, quello creato dalla penna di William Shakespeare ne “Il mercante di Venezia”, fu condotta nel luglio scorso dai carabinieri del Comando provinciale di Lecce, sotto la guida del colonnello Maurizio Ferla, e portò a smantellare un'associazione per delinquere finalizzata all'usura, all'estorsione, all'esercizio abusivo di attività finanziaria ed al riciclaggio. Diciannove gli arresti eseguiti (18 in carcere ed uno ai domiciliari) in base ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Maurizio Saso, tra Trepuzzi, Surbo, Lecce, Lequile e Nardò. Un arresto fu eseguito anche in provincia di Bologna. Sei, invece, le persone denunciate a piede libero. Tre di loro, in particolare, sono accusate di favoreggiamento perché hanno sempre negato di essere vittime degli usurai, nonostante i riscontri investigativi. La posizione di uno di loro, che ha poi deciso di collaborare con gli inquirenti e fornire elementi utili alle indagini, era già stata stralciata e sarà con ogni probabilità archiviata. A dare avvio alle indagini, nel febbraio del 2009, la denuncia di un imprenditore di Trepuzzi operante nel settore della vendita di apparecchiature e delle consulenze in ambito informatico, che ha già avuto accesso al fondo anti usura. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, dal procuratore Cataldo Motta e dal sostituto Alessio Coccioli, ha portato alla scoperta, attraverso l'ausilio di intercettazioni telefoniche, indagini bancarie e consulenze di natura finanziaria, dell'esistenza di sei canali usurari, con collegamenti con personaggi vicini alla Sacra corona unita. Una decina in tutto le vittime accertate delle quali solo quattro hanno denunciato. Si tratta di tre imprenditori in difficoltà ed un impiegato. Secondo l'ipotesi accusatoria a capo del sodalizio criminale vi era un terzetto composto da Alfredo Scardicchio, Francesco Fantastico e Luigi Durante. In particolare Luigi Durante, uno dei proprietari della finanziaria Fin.Co. di Nardò, metteva a disposizione la sua struttura – che di fatto si configurava come un'attività di copertura – per fornire il denaro da prestare alle vittime. Tra i sistemi maggiormente utilizzati quello del cambio assegno post-datato, che faceva schizzare gli interessi al 120% annui e, in alcuni casi, addirittura al 300%. Le vittime, imprenditori alle prese con la crisi economica e ridotte letteralmente sul lastrico, erano costrette dall'organizzazione a sottoscrivere dei prestiti da società finanziarie con il meccanismo della truffa attraverso la comunicazione di dati falsi (riguardanti ad esempio le buste paga). Denaro che serviva poi a pagare gli usurai. Per chi si rifiutava o non erano in grado di saldare i debiti contratti, le strategie adottate erano quelle delle minacce e dell'intimidazione. Ad agire erano Persano e Lacirignola, personaggi già condannati per associazione mafiosa e conosciuti nel territorio come appartenenti alla Scu, in particolare al clan Cerfeda. A loro spettavano i compiti di “recupero crediti”. Un ruolo determinante, in questo senso, l'avrebbe avuto anche Alessio Perrone, pluripregiudicato figlio di Antonio, noto boss della Sacra corona e autore del libro “Fine pena mai”. Alle minacce verbali, del tipo “se mi denunci o non paghi ti sparo” o “ti trasciniamo legato alla macchina per le vie del paese”, si passava alle vie di fatto, schiaffoni e percosse. Tra gli arrestati anche Luigi Cinquepalmi, l'autista del sindaco di Trepuzzi. Nel corso dell’operazione furono anche sequestrati beni mobili ed immobili, nonché conti correnti bancari, per un valore complessivo di circa un milione di euro. In particolare due abitazioni a Trepuzzi e Marittima di Diso, un terreno in località Spiaggiabella e un'auto di grossa cilindrata. 3 febbraio 2011 Operazione Shylock: 24 avvisi di conclusione indagini preliminari LECCE – Sono 24 i provvedimenti di avviso della conclusione delle indagini preliminari notificati nei giorni scorsi nell’ambito della cosiddetta “Operazione Shylock”, ispirata al nome del più celebre degli usurai, quello creato dalla penna di William Shakespeare ne “Il mercante di Venezia”. Una vasta operazione condotta nel luglio scorso dai carabinieri del Comando provinciale di Lecce, sotto la guida del colonnello Maurizio Ferla, e che portò a smantellare un’associazione per delinquere finalizzata all’usura, all’estorsione, all’esercizio abusivo di attività finanziaria ed al riciclaggio. 19 gli arresti eseguiti (18 in carcere ed uno ai domiciliari) in base all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Maurizio Saso, tra Trepuzzi, Surbo, Lecce, Lequile e Nardò. Un arresto è stato eseguito anche in provincia di Bologna. Sei, invece, le persone denunciate a piede libero. Tre di loro, in particolare, sono accusate di favoreggiamento perché hanno sempre negato di essere vittime degli usurai, nonostante i riscontri investigativi. A dare avvio alle indagini, nel febbraio del 2009, la denuncia di un imprenditore di Trepuzzi operante nel settore della vendita di apparecchiature e delle consulenze in ambito informatico, che ha già avuto accesso al fondo anti usura. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, dal procuratore Cataldo Motta e dal sostituto Alessio Coccioli, ha portato alla scoperta, attraverso l’ausilio di intercettazioni telefoniche, indagini bancarie e consulenze di natura finanziaria, dell'esistenza di sei canali usurari, con collegamenti con personaggi vicini alla Sacra corona unita. Una decina in tutto le vittime accertate delle quali solo quattro hanno denunciato. Si tratta di tre imprenditori in difficoltà ed un impiegato. Secondo l’ipotesi accusatoria a capo del sodalizio criminale vi era un terzetto composto da Alfredo Scardicchio, Francesco Fantastico e Luigi Durante. In particolare Luigi Durante, uno dei proprietari della finanziaria Fin.Co. di Nardò, metteva a disposizione la sua struttura – che di fatto si configurava come un'attività di copertura – per fornire il denaro da prestare alle vittime. Tra i sistemi maggiormente utilizzati quello del cambio assegno post-datato, che faceva schizzare gli interessi al 120% annui e, in alcuni casi, addirittura al 300%. Le vittime, imprenditori alle prese con la crisi economica e ridotte letteralmente sul lastrico, erano costrette dall’organizzazione a sottoscrivere dei prestiti da società finanziarie con il meccanismo della truffa attraverso la comunicazione di dati falsi (riguardanti ad esempio le buste paga). Denaro che serviva poi a pagare gli usurai. Per chi si rifiutava o non erano in grado di saldare i debiti contratti, le strategie adottate erano quelle delle minacce e dell’intimidazione. Ad agire erano Persano e Lacirignola, personaggi già condannati per associazione mafiosa e conosciuti nel territorio come appartenenti alla Scu, in particolare al clan Cerfeda. A loro spettavano i compiti di “recupero crediti”. Un ruolo determinante, in questo senso, l’avrebbe avuto anche Alessio Perrone, pluripregiudicato figlio di Antonio, noto boss della Sacra corona e autore del libro “Fine pena mai”. Alle minacce verbali, del tipo “se mi denunci o non paghi ti sparo” o “ti trasciniamo legato alla macchina per le vie del paese”, si passava alle vie di fatto, schiaffoni e percosse. Tra gli arrestati anche Luigi Cinquepalmi, l’autista del sindaco di Trepuzzi. Sono stati poi sequestrati beni mobili ed immobili, nonché conti correnti bancari, per un valore complessivo di circa un milione di euro. In particolare due abitazioni a Trepuzzi e Marittima di Diso, un terreno in località Spiaggiabella e un'auto di grossa cilindrata. 21 luglio 2010 Operazione Shylock: respinte le richieste di scarcerazione Il Riesame ha deciso: restano i carcere quattro (dei 19 arrestati)nell’operazione antiusura Shylock che avevano chiesto la revoca delle misure cautelari in carcere. Per i giudici sussistono i gravi inizi di colpevolezza Il Tribunale ha rigettato le richieste di scarcerazione di Alessio e Salvatore Perrone, 31 e 68 anni di Trepuzzi, Fernando Miglietta, 42 anni, di Trepuzzi e Marcella Perrone, di Surbo. Per quest'ultima, il Tribunale parla di pericolo di reiterazione del reato. Secondo l’accusa (pm Alessio Coccioli) la donna gestiva le pratiche di finanziamento, falsificandole, all'interno dell'ufficio fisioterapico in cui lavorava. L'obiettivo era permettere ai clienti di ottenere il finanziamento da rigirare gli usurai. 20 luglio 2010 – Operazione Shylock: in 4 chiedono la scarcerazione Novità sull’operazione Shylock: quattro dei 19 arrestati hanno chiesto la revoca della misura di custodia cautelare in carcere. Si tratta di Alessio e Salvatore Perrone e Fernando Miglietta di Trepuzzi e di Marcella Perrone di Surbo. E' attesa nei prossimi giorni la decisione del Tribunale del Riesame. Il colleddio giudicante è presieduto da Pietro Baffa, a latere Cinzia Vergine e Stefano Marzo. 10 luglio 2010 – Operazione Shylock, scoperta la centrale operativa della banda Sembra chiudersi sempre di più il cerchio attorno all’associazione di presunti usurai al centro di una vasta operazione (denominata Shylock) condotta dai carabinieri della Compagnia di Lecce, sotto la guida del colonnello Maurizio Ferla, che ha portato a smantellare, il 7 luglio scorso, un’organizzazione finalizzata all’usura, all’estorsione, all’esercizio abusivo di attività finanziaria ed al riciclaggio e a 19 arresti, anche tra imprenditori e commercianti insospettabili. Nelle ore scorse, infatti, la capillare attività di investigazione degli uomini dell’Arma ha permesso di scoprire il centro operativo utilizzato dal gruppo per le loro attività. Lo studio è stato individuato presso un centro medico del capoluogo salentino, dove si trova un ufficio in uso a Marcella Perrone, finita in manette nel blitz di mercoledì mattina. Nell’ufficio della Perrone i carabinieri del Nucleo investigativo hanno rinvenuto moltissimo materiale probatorio, tra documenti, registri, computer e altri atti che dimostrerebbero l’enorme giro d’affari dell’associazione dedita all’usura. In particolare vi sarebbero numerosi casi di vittime, quasi sempre imprenditori alle prese con la crisi economica e ridotte letteralmente sul lastrico, costrette dall’organizzazione a sottoscrivere dei prestiti da società finanziarie con il meccanismo della truffa attraverso la comunicazione di dati falsi (riguardanti ad esempio le buste paga). Sarebbe stata proprio la Perrone ad occuparsi di questo “settore” dell’associazione, falsificando documenti e identità in modo da “cancellare”, si fa per dire, situazioni debitorie e ipoteche tali da compromettere la concessione del prestito o del mutuo. Il denaro ottenuto serviva poi a pagare gli usurai, con interessi che oscillavano dal 120 per cento annui sino addirittura al 300%. Il materiale sequestrato è ora la vaglio degli inquirenti, che lo hanno già definito fondamentale per il proseguo delle indagini. Nel mirino degli investigatori, oltre ad altri possibili appartenenti alla associazione, la possibilità di tracciare il percorso del denaro e risalire all’identità di altre vittime, le cui denunce potrebbero rafforzar ulteriormente il quadro accusatorio. Le attività di indagine intanto proseguono senza sosta. 7 luglio 2010 Il commento delle istituzioni: Il procuratore della repubblica di Lecce, Cataldo Motta, ha espresso la propria soddisfazione per i risultati ottenuti con l’operazione Shylock: “Si è trattato di un’indagine condotta con celerità, attenzione e particolare efficacia da parte dei militari del Nucleo investigativo dei carabinieri, nell’ambito di un fenomeno sommerso e difficile da individuare come quello dell’usura. Lo stesso gip ha sottolineato la brillante attività investigativa svolta dagli uomini dell’Arma. Un indagine che si è sviluppata a 360 gradi grazie all’ausilio di consulenze e accertamenti patrimoniali. Fondamentali sono stati anche gli oltre quattro mesi di intercettazioni telefoniche effettuate, che hanno permesso di tracciare un quadro ben preciso dell’associazione criminale. Risultati difficili da ottenere se fosse stata già in vigore la nuova legge sulle intercettazioni”. “L’operazione condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Lecce è di particolare rilievo per lo spessore dei componenti del gruppo, professionisti ed elementi di vertice della criminalità organizzata locale, e per l’efferatezza delle loro modalità operative». Lo ha sottolineato il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, il quale «per l’esito dell’operazione» si congratula con il Comandante Provinciale dei Carabinieri, colonello Maurizio Ferla, e con i suoi uomini. Mantovano rileva che «decisiva ai fini dell’azione di contrasto è risultata ancora una volta la collaborazione delle vittime; in Puglia come nel resto d’Italia continuano a costituirsi sportelli e associazioni antiracket e antiusura, a cui tutti coloro che sono in difficoltà possono rivolgersi con speranza: tale denuncia vede l’avvio di un percorso di affiancamento che, grazie all’azione di repressione delle forze di polizia e all’attività del Commissario di Governo antiracket e antiusura, non lascerà solo chi vorrà rompere il cortocircuito criminale”. aggiornamento ore13 Luigi Cinquepalmi, Luigi Durante (ai domiciliari), Francesco Fantastico, Andrea Lacirignola, Orlando Margiotta, Cosimo Miglietta, Fernando Miglietta, Alessio Perrone (figlio del boss della Scu, autore del libro Fine pena mai), Marcella Perrone (segretaria di Luigi Durante, proprietario della finanziaria Fin.co. di Nardò), Salvatore Perrone, Fernando Persano, Angelo Quarta, Antonio Rizzo, Graziano Rollo, Alfredo Daniela e Mario Scardicchio, Antonio Tarantini, Alessandro Sciannocca. Scardicchio, Fantastico e Luigi Durante erano a capo del sodalizio criminale finalizzato ai reati di usura, estorsione e all’esercizio abusivo dell’attività finanziaria. In particolare Luigi Durante, uno dei proprietari della finanziaria Fin.co. di Nardò, metteva a disposizione la sua struttura – che dif atto si configurava come un’attività di copertura -per fornire il denaro da prestare alle vittime. Per il recupero crediti si avvalevano di soggetti come Lacirignola e Persano di Surbo, nome storico della Scu, già condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso e affiliati alla Sacra corona unita. Un ruolo determinante, in questo senso, l’avrebbe avuto anche Alessio Perrone, pluripregiudicato figlio di Antonio, noto boss della Sacra corona e autore del libro “Fine pena mai”. Alle minacce verbali, del tipo “se mi denunci o non paghi ti sparo” o “ti trasciniamo legato alla macchina per le vie del paese”, si passava alle vie di fatto, schiaffoni e percosse. A dare avvio alle indagini è stata la denuncia di un imprenditore di Trepuzzi attivo nel settore della vendita e delle consulenze in ambito informatico, che ha avuto già accesso al fondo antiusura. Uno degli arrestati è l’autista del sindaco di Trepuzzi. 6 Luglio ore 6.00 19 arresti per usura ed estorsione. Maxi bliz dei Carabinieri L'operazione si chiama “Shilock”. L'accusa è di associazione per delinquere finalizzata all’usura, all’estorsione, all’esercizio abusivo di attività finanziaria e al riciclaggio. Diciannove è il numero degli arrestati nell'ambito di un’inchiesta, coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia (Alessio Coccioli). Tra loro insospettabili professionisti ed esponenti della Sacra Corona Unita. I provvedimenti di cattura, effettuati dai Carabinieri del Comando Provinciale di Lecce, su ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari (Maurizio Saso), sono stati eseguiti nel Salento (Trepuzzi, Surbo, Lecce, Lequile e Nardò) ed in provincia di Bologna. Il blitz è scattato ieri in serata, quando elicotteri delle Forze dell'Ordine perlustravano Lecce dall'alto e le auto dei carabinieri, a sirene spiegate, attraversavano la città. Le indagini, però, partono da lontano. Esattamente dal febbraio 2009, quando, a seguito di una denuncia sporta da un imprenditore, attraverso intercettazioni telefoniche ed indagini bancarie, si è scoperta l'esistenza di sei canali usurari, facenti capo alla Scu. Una decina in tutto le vittime accertate delle quali solo quattro hanno denunciato. Si tratta di tre imprenditori in difficoltà ed un impiegato. Tra i sistemi maggiormente utilizzati quello del cambio assegno post-datato che faceva schizzare gli interessi al 120% annui sino, in alcuni casi, a punte del 300%. Alla vittime, puntualmente minacciate e ridotte sul lastrico, la stessa organizzazione imponeva anche la risoluzione del problema facendo ottenere loro prestiti da società finanziarie, con il meccanismo della truffa attraverso la comunicazione di dati falsi (buste paga, ecc.)e costringendole poi a versare quel danaro per pagare i tassi mediante falsificazioni documentali messe in atto da una compiacente impiegata di una nota finanziaria del leccese. Alcune vittime sono assistite dallo sportello antiracket di Lecce. A due degli arrestati è stata contestata l’aggravante dell’associazione mafiosa, essendo gli stessi già condannati per questo tipo di reato e perché hanno agito con le tipiche modalità mafiose, sottraendo a chi non era in grado di restituire il capitale beni mobili ed immobili. Ad una delle vittime che non riusciva ad onorare il “debito” sono stati “sottratti” un terreno ed una moto di grossa cilindrata. Il vorticoso giro di assegni avveniva principalmente su alcuni c/c ed al cambio si prestava anche una finanziaria locale il cui titolare è stato arrestato. Uno di questi c/c, intestato ad una confraternita, veniva utilizzato da uno degli arrestati per i prestiti “a strozzo”. Sono stati sequestrati beni mobili ed immobili, nonché c/c per il valore di circa 1.000.000,00 €. In particolare due abitazioni ubicate in Trepuzzi e Marittima di Diso, un terreno in località Spiaggiabella, un’auto di grossa cilindrata e n. 5 c/c. La misura cautelare si è resa necessaria anche per le inquietanti pressioni che alcuni indagati, nell’ultimo periodo, avevano iniziato ad attuare nei confronti delle vittime alle quali, oltre ai numerosi messaggi minatori, sono stati provocati anche dei danneggiamenti e recapitati portachiavi con bare. Nel corso delle operazioni è stato rinvenuto e sequestrato numeroso materiale tra cambiali, assegni e p.c., ritenuto utili alle indagini. Gli arrestati sono stati associati alle case circondariali di Lecce e Bologna.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Leave a Comment