'Quando andrò in pensione'? Angoscioso quesito

La risposta di un recente campione Istat (circa 120.000 cittadini di età compresa tra i 20 e i 65 anni) è stata nel primo caso: “Mai!”

Argomento mai attualissimo come in questi ultimi anni, “l’affaire pensioni” ha scatenato, (non solo tra coloro i quali bene o male qualcosina da parte avevano già accantonato prima del Tornado Fornero, ma anche tra i neo ventenni e prossimi alla laurea), rumors qualificabili come allarmanti e catastrofici. Il passaggio “dall’ormai solo un ricordo” regime retributivo all’ormai fatidico regime contributivo ha segnato e continuerà a segnare le coscienze di molti. Due i quesiti laceranti: “Quando andrò in pensione?” e “Con quanto andrò in pensione?” La risposta di un recente campione Istat (circa 120.000 cittadini di età compresa tra i 20 e i 65 anni) è stata nel primo caso: “Mai!” Nel secondo caso non sapevano o non volevano esprimersi. Vero è tuttavia, che un cospicuo numero di intervistati già sapeva o aveva perlomeno sentito parlare di “previdenza integrativa”, quale soluzione tale da poter compensare buona parte dei contributi che, per via della nuova legislazione, molti italiani non ritroveranno al momento dell’ingresso in età pensionabile per il semplice fatto che lo Stato non sarà più in grado di pagare le pensioni ad una popolazione di anziani con rapporto 1 lavoratore a 3 pensionati (le stime sulla speranza di vita vedono nel 2040 un’età media per gli italiani che si aggirerà intorno ai 100 anni). A tutto ciò si aggiungano i risultati poco confortanti in Italia relativi al tasso di disoccupazione giovanile, all’inflazione e alla volatilità dei mercati. Fino a 10 anni fa la previdenza integrativa era un plus per pochi, (o meglio colto da pochi, ma accessibile a tutti), giusto uno tra i diversi modi per “accantonare” qualcosa in vista di un “non si sa mai”. Paradossalmente oggi più che mai è divenuta un must indispensabile e per molti l’unica vera soluzione all’affaire pensioni, addirittura promosso e sensibilizzato dallo stesso Ministro Fornero. “Sono convinta della bontà della recente riforma delle pensioni e credo che la cosa che più influenzi l’atteggiamento dei giovani verso la previdenza integrativa sia l’incertezza sul loro futuro immediato. Essendo l’obiettivo del governo quello di dare ai giovani più certezze sul lavoro, se ciò accadesse essi potrebbero recuperare fiducia anche nel loro futuro previdenziale.” Così il ministro del Lavoro Elsa Fornero, nell’ambito di un convegno sul tema della previdenza organizzato a Siena da Axa-Mps e da Banca Mps, ha risposto alla domanda su cosa può fare il settore pubblico per stimolare la previdenza integrativa. Il Ministro Fornero ha comunque aggiunto che qualcosa si può fare anche nell’immediato e ha ricordato un dispositivo della legge Salva Italia, di cui si dichiara ispiratrice, che prevede l’elaborazione annuale di un programma di informazione e di educazione previdenziale finalizzato a diffondere la consapevolezza, in particolare tra le giovani generazioni, della necessità dell'accantonamento di risorse a fini previdenziali. La chiave per far fronte a questa difficile situazione di incertezza in riferimento soprattutto a quando non saremmo più idonei al lavoro o addirittura autosufficienti, ci porta gioco forza a ritrovarci tutti sulla stessa barca e ad inquadrare nella previdenza integrativa un principio di coscienza che bene inteso, tutti quanti noi dovremmo iniziare a sviluppare. I dati parlano chiaro: nessuna categoria lavorativa è esentata. A maggior ragione coloro i quali “adesso” vantano redditi superiori alla media come commercialisti, medici, avvocati, giornalisti, informatici, ecc., si ritroveranno tra trenta o quarant’anni a fare i conti con ben poco. Le diminuzioni si aggireranno intorno ad una media del 35-55% in meno in riferimento all’ultimo stipendio lordo annuale. Ovviamente le tasse graveranno su tutte le pensioni e di conseguenza poco resterà nelle tasche di tutti noi per condurre una vita dignitosa. Siamo difronte ad una scelta. Meglio decidere in fretta, affinché dopo non sia troppo tardi.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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