La Geotec ci riprova

 

Casarano. Il progetto di un impianto di compostaggio dei rifiuti nella zona industriale è stato depositato presso gli uffici provinciali e comunali

CASARANO – Sembra il gioco delle tre carte. Si mischiano, si mischiano ed è impossibile trovare quella giusta. Perché il gioco è talmente veloce, i movimenti così lesti, che l’osservatore perde la bussola. Se poi il gioco delle tre carte si fa sotto il solleone, quando il caldo e lo scirocco hanno il potere di distrarre anche il più volenteroso degli osservatori, la carta giusta è praticamente impossibile da indovinare. E’ stato presentato l’1 agosto scorso al Comune di Casarano (pubblicato sul bollettino della Regione Puglia il 16 agosto) (come abbiamo scritto nell’ultimo numero di Narcomafie, che contiene un dossier interamente dedicato alla nuove leve della Scu) il ‘progetto di un impianto di compostaggio da realizzarsi in agro di Casarano, zona industriale’: il compostaggio è il procedimento che trasforma i rifiuti ‘umidi’ in terriccio e concime. Del progetto è titolare la Ge.co. ambiente, ditta riconducibile all’universo societario di Gianluigi Rosafio (marito di Tiziana Luce Scarlino, la figlia del boss Pippi Calamita, all’ergastolo), attraverso un reticolo di società e un gioco di scatole cinesi per cui ogni ditta è proprietaria di un’altra e ne è a sua volta posseduta. La Ge.co ambiente, titolare del progetto dell’impianto di compostaggio, fa parte della compagine di Anci ambiente, con sede a Gallipoli, una sorta di ‘grande mamma’ contenitore di tutte le società dei Rosafio-Scarlino. Legale rappresentante della Ge.co ambiente è oggi tal Luca Erriquez, già dirigente della Cogea (o almeno così si è presentato quando all’epoca del bando ha chiamato in redazione), la ditta che dopo essersi aggiudicata in via provvisoria l’appalto per la gestione dei rifiuti a Casarano è stata raggiunta da doppia interdittiva antimafia (dalle prefetture di Roma e Lecce) perché direttamente riconducibile ai Rosafio-Scarlino e alla Geotec. Poi l’appalto è stato aggiudicato alla seconda classificata, cioè la Igeco, che attualmente gestisce il servizio. Proprio dentro la Igeco ha cercato poi di insinuare un suo tentacolo la famiglia Rosafio-Scarlino. Un parente a loro molto prossimo, già dipendente della Geotec, ha invocato il suo diritto di essere assunto dal nuovo gestore, così come gli altri operai. Il giudice del lavoro ha però dato ragione alla Igeco, che ha respinto le pretese. E i tentacoli. Un’altra nota di colore (colore sì, ma sempre nero): la Cogea aveva fatto ricorso al Tar contro l’anamento dell’assegnazione provvisoria e il Tar aveva concesso la sospensiva. Per questo l’attuale presidente del Tar di Lecce, Antonio Cavallari, è indagato dalla Procura (proprio da Motta, come capo della direzione distrettuale antimafia) per abuso d’ufficio, perché la sospensiva fu concessa in tutta fretta un sabato, giorno semifestivo. Torniamo alla Ge.co ambiente e al futuro progetto: si dovrebbe realizzare su terreno di proprietà dell’Anci ambiente. Proprio così: la stessa Anci ambiente con sede a Gallipoli, la ‘grande mamma’ di tutte le società riconducibili a Rosafio-Scarlino. Tanto risulta dalle visure aggiornate al 20 agosto scorso: le particelle numero 1306, 1307, 1308, 1314, 1315, 1316, dove dovrebbe sorgere l’impianto, sono di proprietà dell’Anci ambiente. La Ge.co. ha richiesto, come è suo diritto e dovere, la valutazione d’impatto ambientale, su cui per legge si dovrà esprimere la Provincia. Ora la domanda è: oltre ai vari pareri sull’impatto ambientale che in conferenza dei servizi saranno raccolti, da parte dell’Asl, del Comune di Casarano, dei vigili del fuoco, dell’Arpa, e che si esprimeranno sulla fattibilità dell’impianto, manca una voce, perché non è contemplata dall’ordinamento: quella relativa alla mole dell’impatto ambientale di un’azienda in odore di mafia. Quanto pesa sulla società? Quali sono gli effetti di un insediamento di questo tipo? Quanto la parte sana della società viene inquinata da chi è ‘portatore sano’ di atteggiamenti mafiosi? La libertà d’impresa, garantita dalla Costituzione, vale anche per le imprese che hanno all’interno del loro dna i geni della mafia? Perché poi, come sempre accade, i mostri che escono dalla porta ritornano dalla finestra. E sono sempre i cittadini a ritrovarseli di fronte.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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