Studium 2000. Il Codacons parte civile, il Comune no

Lecce. La costituzione a parte civile dell'Amministrazione comunale è stata respinta per un vizio di forma. Il Codacons rappresenterà il diritto alla salute dei cittadini

LECCE – Il risultato è importante: il Codacons (il presidente nazionale Giuseppe Ursini) è stato ammesso quale parte civile nel giudizio instaurato nei confronti di Giovanni Semeraro per la nota vicenda del presunto inquinamento, tra l’altro, della zona della Torre di Belloluogo da parte della società Apisem. L'iniziativa di costituirsi parte civile è partita dalla sezione di Lecce. All’udienza di ieri, infatti, la giudice Silvia Minerva ha riconosciuto il Codacons, rappresentato in giudizio dall’avvocata Tania Rizzo del Foro di Lecce, come associazione di tutela ambientale ed, in quanto tale, interessata alle vicende che verranno trattate nel corso del processo. In quel giudizio, il Codacons rappresenterà il diritto dei salentini alla salubrità ed alla dell’ambiente. “Spiace – ha commentato l’avvocata Luisa Carpentieri, responsabile della sede Codacons di Lecce – che ‘della partita’ non sia anche il Comune di Lecce, escluso per un formalismo processuale, ma la sua assenza carica di maggiore responsabilità la nostra presenza in giudizio, perché seppure è vero che l’associazione dovrà dimostrare il danno nei rigorosi termini indicati dal Tribunale, appare evidente come in quella sede saremo comunque chiamati a rappresentare la città di Lecce ed il Salento. Dovremo essere occhio vigile di tutela ambientale e soggetto attento alla tutela della nostra salute e di quella dei nostri figli. Sapremo farlo come abbiamo sempre fatto, con impegno e costanza, ma potremo farlo solo con l’aiuto di tutti cittadini ed amministratori nell’obiettivo ultimo di raggiungere la verità di quanto accaduto e nella convinzione che qualunque sia il risultato del giudizio in corso avremo sempre e comunque fatto l’interesse dei cittadini della nostra comunità”. 14 giugno 2012 Studium 2000. Anche Comune e Università parti civili LECCE – E’ stata rinviata dalla giudice Silvia Minerva la prima udienza del processo “Studium 2000” nel quale è imputato l'imprenditore Giovanni Semeraro accusato di “avvelenamento colposo della falda acquifera sottostante il cantiere dell'Università del Salento e inadeguata attività di messa in sicurezza”. Oggi è stato inoltre comunicato che il Comune di Lecce e l’Università del Salento si sono costituiti saranno parte civile, aggiungendosi alle già costituite Provincia di Lecce e Legambiente. 22 marzo 2012 'Studium 2000'. Semeraro a giudizio LECCE – Dovrà rispondere di avvelenamento colposo della falda acquifera sottostante il cantiere dell'Università del Salento e inadeguata attività di messa in sicurezza e caratterizzazione dei luoghi contaminati. Giovanni Semeraro, patron del Lecce calcio, sarà processato nell’ambito dell’inchiesta su “Studium 2000”. Il processo si aprirà il prossimo 14 giugno davanti al giudice monocratico del Tribunale di Lecce ed il procedimento potrebbe essere accorpato all’altro, già in corso, relativo alla contaminazione di un terreno adiacente all’ex deposito ex Apisem di proprietà della “Rg Semeraro”. Semeraro, iscritto nel registro degli indagati lo scorso maggio dal procuratore aggiunto Ennio Cillo, è assistito dall’avvocato Andrea Sambati. 3 febbraio 2012 Studium 2000. Semeraro rischia il processo LECCE – Avvelenamento colposo della falda acquifera sottostante il cantiere dell'Università del Salento e inadeguata attività di messa in sicurezza e caratterizzazione dei luoghi contaminati. Sono le ipotesi di reato formulate dai carabinieri del Noe e sottoscritte dal procuratore aggiunto Ennio Cillo nei confronti di Giovanni Semeraro, patron del Lecce, raggiunto nei giorni scorsi da un avviso di conclusione delle indagini preliminari, nell'ambito dell'inchiesta “Studium 2000“. L’imprenditore ora potrà presentare le sue memorie o chiedere di essere interrogato entro 20 giorni. La questione è quella relativa al possibile inquinamento della falda per via della presenza nell'area periferica a nord di Lecce del deposito di carburanti Apisem, dismesso nel 1997. Il quale sorge proprio alle spalle della cittadella universitaria Studium 2000, un complesso da 6 milioni di euro, ancora in costruzione ma per buona parte terminato, dove sorgono aule, biblioteche ed altri laboratori. Secondo il Noe, dopo la chiusura del deposito, grosse quantità di idrocarburi si sarebbero riversate nel terreno con relativo inquinamento della falda. Semeraro è già stato convocato in tribunale, chiamato a rispondere di quell’inquinamento, rinviato a giudizio dal gup nel processo che riprenderà a fine marzo. Dopo la prima inchiesta, a Semeraro fu imposto di bonificare la zona ma il risultato non sarebbe stato soddisfacente, secondo il Noe, che a maggio ha sigillato la zona rilevando la presenza di idrocarburi moto oltre i limiti consentiti. 7 luglio 2011 Studium 2000. Dissequestrata parte del cantiere di Andrea Morrone LECCE – Dovrebbero riprendere nei prossimi giorni i lavori all’interno del cantiere relativo al complesso universitario “Studium 2000” , sottoposto a sequestro, lo scorso 25 maggio, dai carabinieri del Noe di Lecce poiché l’area su cui sorge potrebbe essere inquinata da sostanze nocive per la salute. Il procuratore aggiunto della Repubblica di Lecce, Ennio Cillo, ha infatti disposto il dissequestro di quasi tutta l’area, fatta eccezione per una piccola superficie pari a circa 100 metri quadri, proprio a ridosso dell’ex deposito di carburanti Apisem, che sorge in corrispondenza tra la via Vecchia Surbo e via Taranto, alla periferia nord del capoluogo salentino. Un provvedimento, quello a firma del magistrato salentino, arrivato dopo la consegna dei primi risultati delle analisi derivanti dagli scavi compiuti nelle scorse settimane nel cantiere, che hanno accertato come le tracce di idrocarburi pesanti siano pressoché inesistenti, o il cui tenore comunque non supera i limiti previsti dalla normativa vigente, in quasi tutto il complesso in costruzione. La concentrazione maggiore di sostanze nocive si troverebbe proprio in prossimità dell’ex deposito di proprietà della “RG Semeraro”, già dismesso nel 1997. Un’ipotesi che ha portato, nei giorni scorsi, all’iscrizione del patron del Lecce calcio, Giovanni Semeraro, nel registro degli indagati. 11 giugno 2011 Studium 2000. Indagato Giovanni Semeraro LECCE – La Procura della Repubblica di Lecce ha iscritto nel registro degli indagati il nome dell’imprenditore Giovanni Semeraro, ex presidente del Lecce, in merito all’inchiesta che riguarda il complesso universitario “Studium 2000”. L'area sulla quale è attualmente in fase di realizzazione il cantiere è stata già sottoposta a sequestro preventivo, lo scorso 25 maggio, dai carabinieri del Noe di Lecce poiché potrebbe essere inquinata da sostanze nocive per la salute. Per questo per l'intero cantiere edile di via San Nicola, alla periferia Nord del capoluogo salentino di proprietà dell'Università del Salento, è stato emesso un provvedimento di sequestro dal gip del Tribunale di Lecce, Nicola Lariccia, su richiesta del sostituto procuratore titolare del procedimento, Angela Rotondano. L’ipotesi è che la causa della contaminazione del suolo potrebbe essere in qualche modo collegata al fatto che il terreno è adiacente ad un’area sulla quale esisteva un deposito di carburanti, quello dell’Apisem, già dismesso nel 1997 e di proprietà della famiglia Semeraro. Il deposito, infatti, risulta già al centro di un’inchiesta giudiziaria per il possibile inquinamento delle falde acquifere, vista la presenza nel sottosuolo di tracce di benzene cancerogeno e di olii minerali. Per questa vicenda l'imprenditore Giovanni Semeraro è stato già rinviato a giudizio per “non aver adottato le dovute misure perché gli idrocarburi, contenuti nei serbatoi metallici ed in cemento armato che si assume essere stati rimossi nel 1998, non si disperdessero nel terreno sottostante”. La prossima udienza si terrà il 21 febbraio. Il provvedimento del gip scaturisce da articolate indagini avviate dal Noe, guidato dal capitano Nicola Candido, nell'ottobre del 2010, dopo l’esposto presentato da alcuni residenti della zona che lamentavano la presenza di odori nauseabondi provenienti proprio dal cantiere dell'Università. Nel cantiere, che ha un valore commerciale di circa sei milioni di euro, stanno nascendo corpi di fabbrica destinati a biblioteche, aule, centro servizi e museo archeologico dell’Università, con fondi Cipe del 2004. Un piccolo gioiello architettonico che dovrebbe rappresentare il fiore all’occhiello dell’Università del Salento. I campionamenti eseguiti dall'Arpa su richiesta del Noe e gli accertamenti tecnici, ripetuti anche nel marzo scorso, hanno confermato che il terreno su cui si stanno realizzando le strutture risulta essere contaminato da idrocarburi pesanti il cui tenore supera i limiti previsti dalla normativa vigente. Nei giorni scorsi i consulenti nominati dalla Procura, il chimico Mauro Sanna (responsabile dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio) e il geologo Bruno Grego hanno effettuato un primo sopralluogo sul cantiere per cercare di stabilire, oltre alle possibili cause della contaminazione, anche quale sia l’area interessata dalla presenza di idrocarburi e soprattutto se e in che modo sia possibile giungere a una bonifica dell’area. La prima fase degli accertamenti nel cantiere, quella relativa agli scavi, è ormai conclusa. Ai prossimi riscontri, che dovrebbero essere eseguiti anche nell’ex deposito dell’Apisem e nel parco della Torre di Belloluogo, parteciperanno anche i consulenti nominati dall’Università del Salento (in qualità di parte offesa), il professor Antonio Federico (ordinario di Geotecnica del Politecnico di Bari) e gli esperti del Consorzio Inca, oltre a quelli eventualmente nominati da quello che al momento risulta l’unico indagato. 26 maggio 2011 Studium 2000. Le rassicurazioni del rettore LECCE – “Non è possibile accertare l’entità del problema prima del completamento delle indagini in corso, che ci diranno quanto è estesa l’area eventualmente interessata dalla presenza di sostanze inquinanti. Durante i lavori di scavo non sono emerse altre situazioni di inquinamento oltre l’unica accertata dai carabinieri del Noe e per tempo sottoposta a sequestro. Non ci risultano odori di idrocarburi all’interno del cantiere né altre situazioni di disagio”. Domenico Laforgia, rettore dell’Università del Salento, tende a rassicurare gli studenti e l’opinione pubblica in generale per quanto è accaduto ieri attorno al cantiere di Studium 2000, dove è in avanzata fase di realizzazione un campus universitario che ospiterà biblioteche e servizi di vario tipo per gli studenti. Tuttavia non si sbilancia più di tanto, dichiarando di affidarsi totalmente alla magistratura che si sta occupando di effettuare le indagini del caso, ed anzi ricorda la necessità di accelerare il più possibile le analisi, dal momento che la realizzazione del complesso universitario dipende strettamente dalla disponibilità dei fondi comunitari i quali, se i tempi si dovessero allungare, sarebbero a rischio di utilizzo. “Abbiamo massima fiducia nel lavoro della Magistratura – ha detto -, ma è importante che l’accertamento avvenga in tempi rapidi. Confidiamo, infatti, nella celerità degli interventi, considerando che la struttura in costruzione ci è stata finanziata con fondi europei e che siamo vincolati a tempi ben precisi. Non vorremmo perdere i finanziamenti per un problema su cui non abbiamo alcuna responsabilità”. 25 maggio 2011 ‘Area inquinata’. Il Noe sequestra Studium 2000 LECCE – L’area sulla quale è attualmente in fase di realizzazione il complesso universitario “Studium 2000” potrebbe essere inquinata da sostanze nocive per la salute. L’interno cantiere edile di via San Nicola, di proprietà dell’Università del Salento, infatti è stato sequestrato stamattina dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce, a parziale conclusione delle indagini ed in attuazione al provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Lecce. Nella zona sono attualmente in costruzione sei corpi di fabbrica destinati a biblioteche, aule, centro servizi e museo archeologico. Il provvedimento del gip scaturisce da articolate indagini avviate dal Noe nell'ottobre del 2010, quando i militari vennero attivati da un residente della zona che lamentava nauseambondi odori provenienti proprio dal cantiere dell'Università. I primi accertamenti esclusero la veridicità delle dichiarazioni fornite da un operaio che aveva riferito che il cattivo odore dipendesse dallo sversamento di gasolio sul suolo avvenuto durante le operazioni di rifornimento di una escavatrice. I campionamenti eseguiti dall’Arp su richiesta del Noe e gli accertamenti tecnici, ripetuti anche nel mese di marzo, hanno infatti confermavano che il terreno su cui si stanno realizzando le strutture risulta essere contaminato da idrocarburi pesanti il cui tenore supera i limiti previsti dalla norma. Allo stato delle indagini la causa della contaminazione del suolo potrebbe essere collegata al fatto che il terreno è adiacente ad un’area sulla quale esisteva un deposito di carburanti, attualmente dismesso. Sarà compito dei consulenti tecnici, già nominati dalla Procura di Lecce, accertare le cause dell'inquinamento.

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