Petruzzelli: processo a Don Giovanni

Bari. Uno spettacolo di indubbio pregio fa dimenticare le agitazioni di questi giorni. Merito soprattutto dell’esecuzione musicale a cura di Roberto Abbado

di Fernando Greco BARI – Tra date anate e repliche senza orchestra, a causa delle note agitazioni sindacali, nondimeno il Teatro Petruzzelli di Bari ha offerto al pubblico un “Don Giovanni” di indubbio pregio. Il principale motivo di interesse risiede proprio nell’esecuzione musicale, forte della concertazione e della direzione di Roberto Abbado: fin dalle prime note dell’ouverture, si ravvisa il suono preciso e smagliante dell’Orchestra della Fondazione Petruzzelli, che incede per tutta l’opera con quella rigorosa pulizia formale richiesta dalla partitura mozartiana, mai disgiunta da una formidabile intensità nel sottolinearne i geniali aspetti ora squisitamente lirici ora più scopertamente drammatici. La linea di canto, ricercatissima, ha evidenziato piacevoli variazioni nei “da capo” nonché una particolare cura nell’esecuzione dei meravigliosi recitativi mozartiani, i più belli che la storia della musica abbia mai annoverato.

Don Giovanni al Petruzzell

L’allestimento dell’opera, proveniente dal Teatro San Carlo di Napoli, è affidato alla regia di Mario Martone in collaborazione con Sergio Tramonti per scene e costumi. In palcoscenico incombe una grande tribuna, che ricorda un’aula di tribunale, su cui sostano tutti i personaggi, compresi mimi e figuranti, in attesa di esibirsi in proscenio. Lo spazio scenico si amplifica attraverso due bracci che formano una passerella intorno all’orchestra e si protendono verso la platea, determinando una sorta di continuità tra esecutori e spettatori. In mezzo tra tribuna e platea si celebra un ideale processo a Don Giovanni, dal quale il protagonista esce sconfitto e condannato: efficacissima la scena finale in cui il Commendatore, statua vivente seduta dall’alto della tribuna a mo’ di giudice, crolla nel vuoto trascinando con sé il dissoluto.

Don Giovanni al Petruzzelli 1

Il cast vocale si è mostrato molto affiatato e in linea con le intenzioni del regista e del direttore, a cominciare dal protagonista, il baritono Alessio Arduini che, nonostante la giovane età (24 anni), ha offerto un’interpretazione matura e accattivante grazie a un organo vocale imponente e ben educato, associato a una notevole prestanza fisica. Interprete raffinata e dal multiforme repertorio, il soprano Carmela Remigio frequenta da sempre i ruoli mozartiani con successo, a partire dalla sua incisiva Donna Anna immortalata dalla registrazione discografica con Claudio Abbado. La stessa incisività che oggi la cantante ha infuso nel personaggio di Donna Elvira, evidenziandone il complesso travaglio interiore che si estrinseca in palcoscenico nell’atteggiamento paradossale di una donna divisa tra l’odio e l’amore vissuto come attrazione irresistibile. Dal punto di vista vocale, si sente che per la Remigio la tessitura di Donna Elvira non è comoda come quella di Donna Anna: l’intatta e luminosa bellezza del registro acuto si svuota quando le note si fanno più gravi e magari avrebbero bisogno di una maggiore corposità. Il ruolo di Donna Anna, scenicamente meno complesso di quello di Donna Elvira, è stato affrontato dal soprano turco Burcu Uyar con timbro squisitamente lirico e pregevole linea di canto, seppur con una dizione un po’ impastata. Impeccabile il tenore Joel Prieto nei panni di Don Ottavio, singolare personaggio trattato da Mozart alla maniera di un damerino, al quale però sono affidate due arie difficilissime, che il cantante ha saputo affrontare con la dovuta cura. Nonostante la sua brevità, il ruolo del Commendatore riveste un’importanza cruciale e andrebbe sempre affidato a voci importanti, cosa che non succede quasi mai: finalmente a Bari il personaggio ha ricevuto la giusta imponenza scenico-vocale dall’interpretazione del basso Andrea Mastroni che, soprattutto nella scena finale, ha impressionato l’uditorio sbalzando frasi d’acciaio a tutto tondo. Il ruolo di Leporello attinge direttamente alla comicità della Commedia dell’Arte, unico personaggio realmente “giocoso” in un’opera che di giocoso ha solo l’appellativo. A Bari il bravissimo basso Nicola Ulivieri, già premio Abbiati nel 2006 per le sue interpretazioni mozartiane, ha indossato i panni di Leporello con bel phisique du role, bella voce e la giusta dose di leggerezza e autoironia. Irresistibile la coppia Zerlina-Masetto formata dal mezzosoprano Jana Kurucova e dal baritono John Chest: entrambi si sono disimpegnati in maniera lodevole grazie a una vocalità sempre pulita e precisa, associata a un aspetto fresco e giovanile che non mancava di trasmettere una piacevole sensazione di tenerezza. Il Coro della Fondazione Petruzzelli, istruito da Franco Sebastiani, ha dato il suo fondamentale contributo vocale e scenico alla buona riuscita dello spettacolo.

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