Tagli punti nascita e l’impossibilità di dare la vita

Le amare riflessioni di un lettore senza occupazione sulla chiusura dei reparti di Ostetricia

Quante volte vi siete lamentati sulla natura orrenda del mondo che ci circonda? Sugli innumerevoli problemi che vi provoca, fino al punto da mettere ormai a serio rischio la vostra-nostra sopravvivenza? Tante. Troppe. Forse anche poco prima di prendere in mano questo bel giornale e arrivare a leggere una delle mie aperiodiche analisi gentilmente ospitate. Il lamento, nostro e delle persone che ci circondano, è una costante delle nostre giornate. Ti alzi, e sai che anche oggi tu e tante persone come te rimarrete senza lavoro e, quel che peggio, senza una funzione sociale, una qualche utilità che ti renda importante per un qualche compito nella società. Anche oggi puoi rimanere a casa, tanto per te non c’è a da fare e a da sperare. Per loro sei un essere inutile, come inutile è la tua domanda di diritti, dal rispetto per la propria dignità all’oggettiva necessità di un qualche sussidio che ti permetta di andare avanti. Loro, sono tre quarti del parlamento ancora in mano a Berlusconi, una minoranza che di fare opposizione – a parte qualche raro caso come Fassina e Damiano – non ne ha particolarmente voglia, tanto per usare un eufemismo, nonché un governo che per linguaggio comprende solo il bulimico appetito dei banchieri e degli speculatori. I diagrammi degli indici di Borsa, e i ricatti delle nazioni a noi teoricamente “amiche”. Gli unici che contano sono i banchieri, gli speculatori, e gli (im)prenditori. Tutti gli altri non esistono. O meglio, esistono (solo) quando si tratta di divertirsi nel rovinare la vita a qualcuno. Abbiamo già detto di coloro ai quali non viene concesso, non dico di lavorare, ma neanche di “collaborare” con qualche ente o impresa che sia. Poi ci sono quelli che ancora hanno la fortuna di lavorare e quelli che, altrettanto fortunatamente, sono arrivati a maturare il diritto della pensione. Per i primi, è una gara a quale articolo e quale diritto togliere prima, dall’articolo 18 su su fino alla stessa Carta Costituzionale tutta. Dalla possibilità di reintegro in azienda, alla busta paga, le ferie, i turni, le pause… un elenco infinito di fattori da togliere per poter meglio violare la dignità umana del piccolo e indifeso lavoratore. Poi ci sono i secondi, quelli sui quali il gioco al massacro si è fatto, se possibile, ancora più cruento. Di punto in bianco si lasciano allegramente centinaia di migliaia di persone in mezzo a una strada, senza pensione, e senza neanche alcun sussidio. Un governo messo lì per risolvere problemi, almeno così ce la raccontavano la favoletta, che ne crea di nuovi e inasprisce quelli che già c’erano. Se soltanto osi chiedere spiegazioni: “Arrangiati”. Questa è l’unica cosa che sanno dirti. Nel silenzio generale. Di chi si dovrebbe opporre a questo inumano e, tra l’altro, anche antieconomico, modo di fare. Dalle associazioni di categoria a quelle per la legalità, da quelle per i diritti civili a quelle per i diritti umani. Alla Chiesa, tanto prodiga in richiami quando si tratta di prendersela con qualche minoranza, quanto assente quando si tratta di reclamare una vita non a scadenza. Non precaria e mendicante. Come si possa in queste condizioni date fare anche una “famiglia”, quella famiglia tanto adorata e idealizzata, è uno di quei misteri che solo loro sono in grado di spiegare. Forse. Poi, infine, c’è il silenzio degli stessi precari. Loro no, neanche si lamentano più, tanta è la loro adesione al sistema, per quanto sono riusciti a rimbambirli e indottrinarli in tutti questi anni. Vedono questo orrendo mondo, e credono che sia l’unico possibile. Neanche riescono più a immaginarne un altro, se non migliore, almeno diverso. In questo scenario apocalittico, dove il termine “società” non si sa più che senso abbia, alcune amministrazioni per rientrare dai debiti accumulati stanno progettando di chiudere alcuni punti nascita. Alcuni, anche in questo caso, si lamentano. La vera domanda, però, dovrebbe essere: in queste condizioni, quanto egoismo e cattiveria sono necessari per mettere al mondo qualcuno che non ce lo ha chiesto e fargli subire tutto questo? Se te ne sei lamentato finora, perché costringere qualcun altro a farne esperienza? In questo momento storico, dare la vita è una delle pene più pesanti che si possano dare a qualcuno. Una delle massime forme di cattiveria che siano mai esistite. Se pensate di voler bene a qualcuno, il più grande atto di amore nei suoi confronti sarà quello di non farlo mai nascere. Se siete credenti, state certi che da lassù, un giorno, vi ringrazierà. Ossequi, Angelo Farano (ieri precario, oggi disoccupato senza sussidio)

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