Azioni sintomatiche

Una telefonata a rompere la ruotine ed una confessione inaspettata alla cornetta

Al lavoro mi annoiavo come e più di altre volte. Lo stesso tran tran e le stesse azioni ripetute all’infinito, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto. Lo squillo del telefono a interrompere la routine. Scusami se ti chiamo – con voce rotta dal pianto – scusami ma non volevo farti perdere tempo, annoiarti, ma questa sera proprio non ce la faccio. Ma – cerco di intervenire – No, no, non dire a, ti prego, lasciami parlare, lasciami dire quanto sono triste e stanca, di questa giornata pesante e dei sensi di colpa, di come vivo male la situazione, di te e di questa storia nata per caso. Vorrei che tu mi dicessi cosa ne pensi, vorrei che tu mi parlassi, qualche volta, di cosa provi, di cosa pensi. Lo so, lo so, io ti sono sempre addosso a chiamarti, a messaggiarti, a farti sentire che ci sono… mi manchi, cosa posso fare? Tu mi manchi tanto. Come questa mattina mentre facevo la spesa, quando mi è parso di vederti con il carrello in mano. Eri tu. Eri proprio tu, i tuoi capelli castani e sottili. Corti. Poi mi sono avvicinata con uno slancio d’entusiasmo che non mi riconoscevo, quasi, e di te c’era ben poco. Però lo guardavo, continuavo a guardarlo anche dopo. E tu, tu dov’eri? Mi sarebbe piaciuto tanto incontrarti per caso, sfiorarti. Forse anche solo vederti da lontano…. Lo so, avrei faticato a rimanere a distanza, ne avrei sofferto… ma meglio che non vederti proprio, non credi? -silenzio, poi un parlare a scroscio continuo mentre i singhiozzi iniziavano a dominare la scena-: Io, ora, sono qui in cucina fra i profumi della casa, ma tu mi manchi tanto e mi spiazza questo nostro nuovo mondo che ha sapore di buono e ha delicati sorrisi. Mi manca l’abbracciarti di nascosto e mi mancano le tue carezze gentili, i tuoi buffetti sulla mia guancia. Ci sei? Ci sei ancora? – e il respiro diventava ansimante – Dimmi che per te sono importante, ti prego. Anzi non dire a, non fare che svanisca il sogno, la necessità di viverti… sto vivendo male il tutto. Proprio questa mattina avrei voluto parlarne con mio marito, dirgli che fra noi è tutto finito, ma non ce la faccio, non ce la faccio assolutamente, io ti amo tanto, ti amo dei tuoi occhi verdi e di quei messaggi inaspettati che mi regali e che mi fanno stare tanto male, del tuo sorridermi al cuore nella mia triste e inutile e insignificante vita. Dei ricatti che mi tocca subire per la mia situazione economica… Chiusi la telefonata. In fondo avevo sempre detto a mia moglie che era meglio memorizzare i nomi nella rubrica, piuttosto che fare i numeri a memoria.

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