Sinfonica: volo notturno sull’Europa romantica

Lecce. Due spettacoli di pregio per inaugurare la Stagione estiva. L’Orchestra Tito Schipa ha saputo dare il massimo, sotto la bacchetta di Kocsar e Scarano

di Fernando Greco LECCE – Prima di immergersi appieno nell’estate turistica e vacanziera, caratterizzata da una programmazione più eterogenea ma sempre di qualità, la Fondazione Ico Tito Schipa di Lecce ha inaugurato la Stagione Estiva nel Cortile dei Celestini con due pregevoli concerti impaginati nel più puro stile sinfonico, analizzando il Romanticismo europeo dagli esordi fino ai suoi ultimi bagliori. Nella prima serata è stato eseguito l’“Egmont” op. 84 di Ludwig van Beethoven (1770 – 1827), seguito dai due poemi sinfonici “Hamlet” e “Les préludes” di Franz Liszt (1811 – 1886). // L’eroismo di Beethoven Gli aspetti eroici del genio beethoveniano, a tutt’oggi scolpiti nell’immaginario collettivo, sono ascrivibili appieno all’estetica Romantica, sebbene non ne esauriscano la profondità dei contenuti che, insieme con la complessità delle forme, fa sì che Beethoven sia un musicista difficilmente etichettabile, come ebbe modo di affermare Franz Schubert nel 1827: “Passerà ancora molta acqua sotto i ponti del Danubio prima che tutto ciò che quell'uomo ha creato sia compreso dal mondo”. Tra il 1809 e il 1810 Beethoven compose le musiche di scena per l’”Egmont”, tragedia di Goethe ispirata all’omonimo eroe fiammingo sacrificatosi per la sua patria nel XVI secolo. L’opera, composta da un’ouverture e nove movimenti, comprende tra l’altro due raffinati lieder cantati da Klarchen, compagna fedele fino alla morte. Si tratta a ben vedere degli stessi ideali di patria e d’amore coniugale che qualche anno prima l’autore aveva infuso nella sua unica opera lirica, ovvero il “Fidelio” del 1805, ma oltre a questi va sottolineato il valore intrinseco dell’eroismo, che per Beethoven significa una sovrumana forza di volontà che permette di superare le avversità naturali. Egli stesso, in quegli anni, dopo i propositi di suicidio concepiti a causa di un’ingravescente sordità, credeva che la propria forza interiore gli avrebbe consentito di guardare al futuro con ottimismo. // La nascita del poema sinfonico Accanto all’opera pianistica di Franz Liszt, il suo lascito sinfonico occupa un posto non meno originale: il musicista ungherese ideò una nuova struttura formale che egli stesso definì con il nome di Poema Sinfonico (Sinfonische Dichtung), ossia un brano orchestrale a tema, ispirato a una ben precisa opera letteraria o pittorica. I tredici poemi sinfonici lisztiani si caratterizzano per un incedere più introspettivo che narrativo, cercando di cogliere soprattutto gli aspetti psicologici di un determinato personaggio o le sensazioni evocate da un particolare evento. Per questo motivo, per dirla con Arnold Schering, Liszt potrebbe essere definito un Impressionista ante litteram. In particolare “Les préludes” (1854), dedicato in maniera posticcia al poeta Lamartine, si ispira al paradossale rapporto tra anelito alla vita e perentorietà della morte: nella tranquillità campestre, ogni tempesta, metafora dell’evento inatteso e sfavorevole, costituisce un preludio a quell’inno sconosciuto intonato prima o poi dalla morte. Invece l’”Hamlet” (1858) rappresenta un’incisiva descrizione psicologica del celebre personaggio di Shakespeare. Ideale complemento alla prima serata, il secondo appuntamento con l’Orchestra Tito Schipa è stato dedicato a capolavori del tardo Romanticismo russo e slavo, ovvero “La Moldava” di Bedrich Smetana (1824 – 1884), l’ouverture-fantasia “Romeo e Giulietta” di Piotr Chajkovskij (1840 – 1893), l’ouverture “Othello” di Antonin Dvorak (1841 – 1904) e “La grande Pasqua russa” di Nicolai Rimskij-Korsakov (1844 – 1908). // Le scuole nazionali e Chajkovskij Connesso con l’ideale patriottico, quell’interesse tutto Romantico nei riguardi del folklore, delle tradizioni locali, determinò spesso nei musicisti la volontà di attingere alla musica popolare con intenti nazionalistici, al fine di creare musica colta che avesse una precisa identità. Il poema sinfonico “La Moldava”, secondo di una suite di sei brani intitolata “La mia patria”, rappresenta l'opera più famosa del repertorio ceco, tanto da essere eseguito ogni anno in occasione dell'apertura del festival “Primavera di Praga”. Ribaltando la poetica lisztiana, qui la raffinata orchestrazione descrive il paesaggio boemo attingendo a piene mani dalla musica folk, in un tridimensionale tripudio di suoni e colori. Lo stesso procedimento caratterizza “La grande Pasqua russa”, spettacolare brano che presenta continui riferimenti alle melodie liturgiche ortodosse, composto nel 1888 con l'intento di descrivere la liturgia del tempo pasquale. Insieme con Borodin, Balakirev, Mussorgsky e Cui, Rimskij-Korsakov fa parte del cosiddetto “Gruppo dei Cinque”, movimento nato per dare un'identità nazionale alla musica russa partendo dalle sue radici folkloriche. Più complessa la figura di Chajkovskij, che al contrario dei Cinque fu cittadino del mondo, accanito viaggiatore, attento al multiforme fermento musicale dell'Occidente. Accanto ai suoi celeberrimi balletti, anche la sua ouverture-fantasia “Romeo e Giulietta” (1869) si distingue per una soggiogante bellezza, ideale sintesi tra turgido sinfonismo di matrice post-wagneriana e citazioni del repertorio popolare. Fu proprio Balakirev a suggerirgli per il tema iniziale il riferimento alla liturgia russa, un terrificante Fa diesis minore che, dopo aver fatto presagire tutto il peso dell'imminente sventura, trascolora nel tenero tema “del balcone”, dedicato all'adolescenziale amore dei due protagonisti del dramma shakespeariano. Un altro celebre dramma di Shakespeare è “Othello”, a cui è dedicato l'omonimo brano di Dvorak, musicista ceco che nel 1892, in procinto di trasferirsi negli Stati Uniti d'America (terra che gli avrebbe ispirato la composizione della sinfonia “Dal Nuovo Mondo”), dedicò allo sventurato amore fra Otello e Desdemona la terza parte di un trittico sinfonico intitolato “Natura, Vita e Amore”, ispirandosi alla tragedia suddetta per rappresentare l'Amore visto nella sua accezione già Decadente quale binomio amore-morte. // Gli spettacoli Nelle due serate l'Orchestra Tito Schipa ha saputo dare il massimo, sotto la bacchetta di due direttori già apprezzati dal pubblico leccese. Nella prima serata l'ungherese Balazs Kocsar, di ritorno a Lecce dopo la bella “Fanciulla del West” del 2011, si è distinto per compostezza e chiarezza del gesto, facendo gustare uno splendido Egmont, in perfetta sintonia di intenti con il mezzosoprano Francesca Provvisionato, sua consorte, che si è disimpegnata con perfetto aplomb liederistico e un bel colore vocale; ella si è anche occupata dei momenti parlati tra un brano musicale e l'altro, recitando tra l'altro la scena del “Dolce sonno” in maniera commovente.

Balazs Kocsar

Balazs Kocsar

Francesca Provvisionato

Francesca Provvisionato Il secondo appuntamento ha visto sul podio Alfonso Scarano, direttore già apprezzato a Lecce nel “Don Pasquale” del 2011, molto avvezzo al repertorio slavo poiché dal 2000 al 2010 è stato Direttore Ospite principale dei Virtuosi di Praga e da quest'anno è Direttore Ospite principale della Severoceska Filharmonie Teplice della Repubblica Ceca. Un plauso particolare per la scintillante esecuzione de “La Moldava”.

Alfonso Scarano

Alfonso Scarano La Stagione sinfonica estiva proseguirà il prossimo 22 giugno nel Cortile dei Celestini con un concerto diretto da Marcello Panni, direttore artistico e principale dell’Orchestra Tito Schipa, con la partecipazione della tromba solista di Emilio Mazzotta. L’esplorazione di Shakespeare proseguirà con le musiche di scena per “Sogno di una notte di mezza estate” composte da Felix Mendelssohn.

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