Piano di rientro. Maniglio a Marino: ‘Facciamo il punto’

Bari. Il vicepresidente del Consiglio regionale chiede al presidente della commissione sanità di chiedere conto ai direttori Asl dell’attuazione del Piano

BARI – La discussione sul piano di rientro può essere l’occasione per fare il punto sul sistema sanità in Puglia e per valutare in modo pubblico e trasparente il lavoro dei manager. E’ la proposta di Antonio Maniglio, vicepresidente del Consiglio regionale, contenuta in una lettera inviata a Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanità della Regione Puglia. Nella lettera Maniglio propone che, nella discussione sul Piano di rientro, i primi ad essere ascoltati dai consiglieri regionali siano i direttori delle Asl ai quali chiedere conto della concreta attuazione del Piano. Ecco la proposta di Maniglio, che verrà formalizzata ufficialmente in Commissione: “La discussione sul piano di rientro che comincia lunedì 18 (oggi) non è un adempimento burocratico. Quando si toccano diritti fondamentali delle persone, come quello alla salute, è bene che il confronto si svolga liberamente e che i consiglieri regionali, che non sono dei ‘pigia-tasti’ ma dei rappresentanti del territori, abbiano la possibilità sia di indicare le sofferenze del sistema che le possibili soluzioni. Il tema, a mio parere, non è il numero degli ospedali già chiusi o da chiudere ma come – di fronte a una ristrutturazione così profonda del sistema sanitario regionale – si garantisce ai pugliesi la possibilità di curarsi bene e in tempi rapidi. Per questo motivo ti propongo, ed avanzerò la proposta formale in commissione, che i primi ad essere ascoltati dai consiglieri regionali siano i direttori generali delle Asl. Ad essi va chiesto un report preciso e documentato sui seguenti punti: a) quali servizi alternativi, con quali modalità e con quali tempi sono stati attivati nelle diverse città in sostituzione degli ospedali chiusi e ad un anno dall’approvazione della prima parte del piano di rientro; b) quanto si è risparmiato per ogni struttura ospedaliera chiusa; c) come è stato utilizzato, provincia per provincia, il personale degli ospedali e dei reparti soppressi, se lo stesso è stato già assegnato ai servizi che sono in maggiore difficoltà oppure – dopo un anno – sono ancora in attesa di collocazione. A questi punti, attinenti la concreta attuazione del piano di riordino, va aggiunta un’ultima questione: lo stato di attuazione dell’accordo di programma per l’edilizia sanitaria del 2007. Stiamo parlando di investimenti per 423 milioni di euro. Ad oggi nessuno è in grado di dire quanti soldi sono stati effettivamente spesi e quanto, invece, rischia di essere revocato. Il caso più grave ed eclatante è certamente quello del nuovo ‘Fazzi’ di Lecce: 128 milioni e un appalto che ancora non parte anche per errori gravi del management che, ammettendo inspiegabilmente alla gara offerte giunte fuori termine, ha dato il via a un contenzioso infinito. E comunque serve una verifica a tutto campo: ai consiglieri regionali per ognuno dei 41 interventi finanziati va consegnata una scheda sullo stato di utilizzazione delle risorse disponibili da cinque anni. La discussione sul piano di rientro è l’occasione, in definitiva, per fare il punto sul sistema-sanità in Puglia e, perché no?, per valutare in modo pubblico e trasparente il lavoro dei manager. Questo mi pare il modo più adeguato per sfuggire alle guerre campanilistiche e superare questo passaggio così difficile, che tante proteste e malumori sta suscitando in tante realtà, con un’impostazione non rigidamente ragioneristica ma avendo sempre presente il cittadino, i suoi bisogni, il suo diritto a essere curato. Antonio Maniglio

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