Paginetta delle Tremiti

Tremiti – Rocco Boccadamo: il breve viaggio in direzione del piccolo arcipelago

Paginetta delle Tremiti Già il breve viaggio in direzione del piccolo arcipelago si rivela un inequivocabile preludio: al godimento di un serto di bellezze naturali incantevoli, uniche; e poi, ancora, al respiro di un’atmosfera, un’aria dal sapore di nettare misterioso e dolcissimo; infine, alla visione d’immagini istantanee che si fissano e rimangono stagliate dentro. Un quadro di approccio verso la mèta, non nuova, anzi ormai familiare, incorniciato da un insolito senso di gioia e d’allegria, rievocazione delle vigilie pulsanti di spensierate iniziative che allietavano stagioni passate o meglio dire lontane. Lo stesso rotore dell’elicottero che, dal capoluogo dauno, conduce a S. Domino, lo scoglio più grande delle Diomedee, sembra inanellare i suoi pur velocissimi cerchi senza soverchi sussulti, il comunemente inevitabile frastuono si fa soffuso, come se l’anima delle pale metalliche fosse ovattata dal clima di brio avanti descritto e partecipato. Che bellezza, che meraviglia, il tappeto di campagne, fondi, giardini, estensioni immense e frazionate, in lungo e in largo, sul Tavoliere! Quanta vita, quante attività, quante fatiche e speranze, giornate intense e interminabili, sino a coprire la gran parte del quadrante dell’orologio, notti intessute da profondo rilassamento, quando non, al contrario, da sprazzi d’insonnia, dietro la stanchezza protrattasi o innanzi agli interrogativi del daffare per l’indomani! Sono innumerevoli e speciali segni della natura, nel ruolo di madre benigna che non tradisce; il contenuto della laboriosità semplice e intensa, sulle orme delle tradizioni, delle generazioni e dei padri; attraversano e percorrono i confini di un mondo di cui non sempre – e, ad ogni modo, poco – si parla. Un battere d’ali – anche se, nella circostanza, immaginarie – e, dopo la carezza dall’alto al fazzoletto di placida e sottile distesa del lago di Varano, si giunge a sorvolare il tratto di Adriatico che separa il promontorio posto quasi all’estremo nord della Puglia dalle Tremiti. L’acqua placida dà l’impressione di uno specchio, sparute sagome di gabbiani vanno man mano schizzando, con le loro rapide piroette, pennellate di bianco, che, poi, si asciugano e scompaiono in un baleno. Pochi minuti in aggiunta e il vecchio faro di S. Domino saluta sotto l’uccello d’acciaio. Gradito e positivo particolare nel contatto con la terraferma, la sorpresa di una piccola, nuova e funzionale elistazione. Quindi, navetta per il quasi contermine villaggio del T.C.I. e buon giorno al familiare confortevole capanno, sotto i segni fragranti della selva di pini di Aleppo. La confinante Cala degli Inglesi, con i suoi caratteristici banchi di roccia fruibili per mezzo di pedane lignee attrezzate e, soprattutto, con le sue acque cristalline, le scogliere dai minuscoli anfratti ricchi di patelle e popolati, sui fondali, da abbondanti colonie di ricci di mare, concorre a completare la piacevole accoglienza alla breve vacanza programmata in questo sito, geograficamente non lontano ma, in certo senso, fuori dal mondo. Si sciorina serenamente la parentesi della prima giornata, sotto una luce splendente e viva che fa luccicare ogni cosa alla vista, senza, però, abbagli o riverberi. Ciò, sino alle 20.15, quando, attraverso le cime fronzute dei pini, si affacciano i segnali di un evento, cui non si può non partecipare: l’immenso disco rosso fuoco del sole che saluta prima d’intraprendere il suo arco di riposo a ponente, oltre e in basso rispetto all’orizzonte lontano sulla coperta dell’Adriatico. Una sequenza che vale davvero la pena di immortalare e serbare, ma non con una macchina fotografica, bensì con il cuore. Si snoda e passa anche la prima notte nel capanno al villaggio, leggera e tonificante, con sveglia, quindi, in buon anticipo rispetto all’orario della prima colazione. Dopo di che, via, al solito, a prendere il sole e a immergersi nelle onde dell’insostituibile Cala Matana. E, tuttavia, nella presente occasione, un tuffo ha luogo, prende corpo sin dal percorso del ripido sentiero che porta a destinazione: gli infissi della villa di Lucio appaiono serrati, le terrazze vuote e silenziose, recano unicamente la presenza di un’infilata di fioriere animate da gerani rossi. Sulla destra dell’edificio, continua ad affacciarsi il “guscio” modello originale del T.C.I., una sorta d’igloo, con l’uscio squadrato lungo il perimetro, testimonianza reale delle prime vacanze del grande artista alle Tremiti, in anni lontanissimi. Bandiera di una presenza e di tracce, che, sebbene non più materiali, in termini ideali e di ricordo sono tuttora pienamente vive. 2 giugno 2012 Rocco Boccadamo

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