La disfunzione erettile non è più un problema

Dei tre milioni di soggetti maschi italiani che secondo gli studi soffrono di deficit erettile meno dell’8% si cura. Attenzione alla distinzione tra organico e psichico

di Lamberto Coppola (*) Oltre il 90% degli italiani, senza alcuna differenza tra maschi e femmine, conosce il deficit erettile (DE), mentre all’87% dei maschi è noto l’effetto benefico delle famose pillole dell’amore. A differenza del passato sembra che ormai la disfunzione erettile (DE) non venga vissuta più come un tabù, una patologia di cui vergognarsi, da vivere in silenzio come un “sintomo fisiologico dell’invecchiamento”. Però c’è un problema: dei tre milioni di soggetti maschi italiani che secondo gli studi soffrono di deficit erettile meno dell’8% si cura. A parte l’attuale momento di crisi economica, che certamente non va sottovalutato, crediamo che per colmare questo gap, manchi però quella corretta comunicazione che deve intercorrere tra medico-paziente, medico-mezzi di informazione, aziende – medico, aziende – mezzi di informazione, mezzi di informazione-paziente. Secondo il prof. Aldo Franco De Rose, presidente dell’Associazione Andrologi Italiani (Ass.A.I.), solo l’andrologo è in grado di sapere ascoltare e comprendere le difficoltà e le ansie del problema sessuale, da qualsiasi parte esso provenga, consigliare e trasferire le soluzioni mediche più adeguate, anche personalizzando le singole terapie. Solo questo nuovo modo di comunicare colme quel gap tra persone che realmente si curano (8-10%) e quelle che invece soffrono di deficit erettile, tre milioni circa. La Disfunzione Erettile spesso dipende da alterazioni organiche interessanti le arterie e nel ben 77% rappresenta una spia di temibili malattie quali ipertensione, ictus, diabete, costituendo un vero campanello di allarme per patologie cardiovascolari come l’infarto, che può verificarsi anche a distanza di 5 – 10 anni. Attenzione infine alle cattive abitudini come fumo, alcolici, droghe e sedentarietà, ma anche alle stesse terapie farmacologiche con psicofarmaci, ormoni, antipertensivi, antiulcera e recentemente alla Finasteride, utilizzata da molti giovani contro la caduta dei capelli. Nel 25% dei casi questi farmaci possono essere i veri responsabili del deficit erettile. Quando invece alla DE si associa il calo del desiderio allora bisogna ipotizzare una riduzione dei livelli di testosterone (ipogonadismo) o un aumento della prolattina. Non dobbiamo poi sottovalutare le lesioni neurologiche. Esse si riscontrano a seguito di interventi chirurgici per tumori della prostata, vescica, retto, traumi spinali, malattia di Parkinson, malattia di Alzheimer, neuropatia periferica: tutti possono essere responsabili della disfunzione erettile in quanto determinano l’interruzione tra i centri nervosi, che controllano l'erezione, e il pene. Secondo De Rose, dinanzi a tutte queste problematiche, caricate spesso dall’ansia da prestazione e dal “timore di non riuscire”, risulta fondamentale il colloquio prima di effettuare sul paziente indagini strumentali per definire la diagnosi. Qualora si ipotizzi una causa organica è necessario lo studio funzionale della vascolarizzazione arteriosa e venosa del pene mediante l'ecocolordoppler dinamico, dopo puntura intracavernosa di 10 microgrammi di prostaglandine E1. Nei casi dubbi, tra deficit erettile organico o psichico, si ricorre al Rigiscan, strumento in grado di registrare la frequenza e la qualità delle erezioni durante il sonno, per tre notti consecutive: la presenza di erezioni di buona qualità, escludono la causa organica. In ogni caso il primo consiglio terapeutico è la prescrizione di uno degli inibitori delle fosfodiesterasi 5, e cioè Cialis, Levitra o Viagra, da adattare al singolo caso, anche per dosaggio e modalità di somministrazione. Il supporto psicosessuologico è necessario soprattutto quando l’ansia aggrava lo stesso problema sessuale, investendo entrambi i componenti della coppia. Ma l’impotenza sessuale maschile può essere risolta anche in casi estremi, e cioè quando il sangue arterioso non raggiunge a sufficienza i corpi cavernosi oppure quando sia presente una lesione neurologica o un eccessivo incurvamento del pene. In tutti questi casi la soluzione è rappresentata dall'impianto delle protesi peniene. La nuova protesi idraulica tricomponente, (AMS 700 LGX ) consente il controllo dell'espansione in larghezza, fino al 50% e in lunghezza, per il 20%, riducendo al minimo gli effetti del “pene corto”, con elevata soddisfazione della coppia. (*) Prof. Lamberto Coppola Andrologo – Ginecologo – Sessuologo Direttore dei Centri Integrati di Andrologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana Tecnomed (Nardò- Lecce), Casa di Cura Petrucciani (Lecce) e Casa di Cura Fabia Mater (Roma).

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!