La mafia da oggi ha il suo megafono

Brindisi. I vergognosi servizi televisivi che consacrano la Mafia come Antistato. Buono, comprensivo, ma vendicativo. Come il Padreterno. Così la mafia crea consenso e ne esce rafforzata. Grazie ai giornalisti

Il procuratore Cataldo Motta, a caldo, a poche ore dall’attentato di Brindisi, aveva dichiarato che è improbabile che la strage sia opera della Sacra corona unita, perché in questo momento la mafia cerca consenso sociale. Ed è questo infatti che risulta dalle recenti indagini della Dda di Lecce, che vedono la Scu strutturarsi come un antiStato, dalla faccia anche buona: vengono prestati soldi a cittadini ed imprenditori in difficoltà, senza pretendere all’inizio la restituzione; vengono sponsorizzate numerose squadre di calcio, anche dei pulcini. Quindi la strage andrebbe nella direzione opposta e non sarebbe credibile attribuirla alla Sacra corona. Ma guardate il servizio andato in onda nel Tg di Telenorba del 23 maggio scorso, proprio il giorno del ventennale della strage di Capaci. E quello di ieri, del tg 5 delle 13. http://www.video.mediaset.it/video/tg5/servizio/303880/brindisi-minacce-prima-della-bomba.html Il Tg5 ha intervistato “per la prima volta” (grande enfasi viene data allo scoop) la moglie di Pino Rogoli, il fondatore della Sacra corona unita. Il marito è all’ergastolo condannato per mafia (416bis). Lei, Mimina Biondi, quadro in posa eroica del marito alle spalle, dichiara ai giornalisti Valentina Loiero e Luca Pesante, di aver ricevuto un fax del marito dal carcere, che la autorizza a comunicare a tutti che la Sacra corona unita non c’entra. In questo modo il boss fa sapere a tutti, e tramite il tg5, che lui da lì vede e dirige tutte le operazioni della Sacra corona. Lei si batte il petto e dice che anche lei è mamma e nonna e che la mafia non uccide donne e bambini: “Perché io sono mamma e sto male al pensiero che lì poteva esserci mia figlia, mia nipote. Queste cose noi non le facciamo”. E lo dice riferendosi alla strage avvenuta davanti ad una scuola intitolata a Francesca Morvillo, una donna uccisa dalla mafia. Passiamo al servizio del TGnorba. Guardate la mimica delle due giornaliste, ascoltate le affermazioni del criminale intervistato. Sulle tv locali sono andati in onda altri servizi simili a questo e anche i giornali hanno riportato la stessa frase pronunciata dal mafioso nel video: “La mafia ha dei codici d’onore, non uccide donne e bambini”. La stessa frase l’ho sentita ripetere alle ragazze del Morvillo Falcone, il giorno stesso e i giorni successivi dell’attentato. Con convinzione la ripetevano, parlando della mafia che non tocca donne e bambini come di un ‘altro da noi’ altrettanto solido e affidabile. Eppure quella è la scuola simbolo dell’antimafia sociale. Venerdì, il giorno prima dell’attentato, le ragazze avevano visto in classe il film su Falcone e seguito il laboratorio della legalità. Eppure con l’attentato di Brindisi la mafia riesce a portare a termine un’operazione di comunicazione molto sofisticata: riesce a rimuovere dalla memoria collettiva i 37 bambini e le 150 donne uccise, anche in Puglia e nel Salento, dalla mafia. Riesce a proporsi come un’organizzazione ben strutturata, addirittura affidabile, con codici d’onore vicini a quelli della parte sana della società (si tutelano sempre i bambini e le donne), con cui la parte ‘sana’ può dialogare anche attraverso la stampa, per avere rassicurazioni. E’ talmente ben strutturata che sceglie un ‘portavoce’, che parla alle telecamere a nome della “criminalità locale”. O meglio, attenzione, il criminale dell’intervista parla a titolo personale, dice “secondo me”, ma sono i giornalisti, quella in studio e l’intervistatrice, che lo assumono a portavoce dell’intera comunità criminale. In studio il lancio della notizia è questo: “La criminalità locale dice ai nostri microfoni la criminalità non c’entra niente. Sentiamo”. E mentre dice questo la giornalista scuote la testa a dire “no”, rafforzando così e dando veridicità a quanto sta per dichiarare il mafioso. Il capolavoro che segue, è firmato da Monica Arcadio. Sottotitolo: “Parla la criminalità: E’ il gesto di un folle”. Non scrive: “Parla un mafioso”, ma “parla la criminalità”, dando l’idea così che l’interlocutore sia il portavoce di un’organizzazione, e che quanto dice ha il crisma della verità assoluta. Testo: “La Sacra corona unita e la criminalità organizzata non ci stanno ad essere indicati tra gli autori dell’attentato alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi”. Dice proprio così: “Non ci stanno”. Come se ci fosse invece un’etica che accettano e che condividono con la società sana. Reati ‘accettabili’, quelli che compiono normalmente e reati oltre i quali non si può andare, altrimenti si rompe un codice d’onore condiviso. Continuiamo: Arcadio: “Sergio, 37 anni, e con un lunghissimo curriculum criminale alle spalle, non ne può sentire più di “chiacchiere”, che le definisce lui, su tutta questa storia”. Mafioso: “E’ sempre la stessa storia affibbiata alla Sacra corona unita – mentre parla la giornalista annuisce – tutta la situazione compiuta da questo folle, perché cioè secondo questo quotidiano nazionale è stata la Sacra corona. Poi mettere in ballo della gente che è da anni che non c’è più, che è da un sacco di anni che è rinchiusa, che non c’entra assolutamente niente. Arcadio: “La criminalità ha dei codici, mi dicevi”. Criminale: “Sì, ha dei codici d’onore, cioè non vengono toccati bambini e donne”. Arcadio: “E sull’attentato dice…”: Criminale: “E’ opera di un folle, di un malato mentale, secondo me, è un malato mentale, questo”. Arcadio: “Sergio è padre di due figli e gli esponenti della criminalità, dice, in questo momento stanno pensando proprio da genitori”. Qui la giornalista compie il miracolo: la mafia si identifica con papà e mamme, condivide sentimenti, è buona, comprende, capisce. Mafioso: “La pensano da padre, di quel genitore che sta soffrendo in questo momento, la pensano da madre, cioè la pensano in generale, come la gente, come sta male la gente. Arcadio: “E se l’attentatore dovesse capitare proprio nelle mani sbagliate…” Mafioso: “Se si trovasse nelle nostre mani….una colata…di cemento…vivo”. La giornalista sorride e annuisce soddisfatta. Il ribaltamento del codice etico su cui si regge tutta la parte buona della società è così compiuto fino in fondo, grazie alla vergognosa pratica giornalistica cui abbiamo assistito: la Mafia è l’AntiStato, l’antiGiustizia e ha la stessa dignità dello Stato e della Giustizia, perché uguale e contraria. Arriva dove la Stato non arriva, perché comprende, è al fianco dei genitori che soffrono. E ci pensa la Mafia a ristabilire l’Ordine. Non con i mezzi della Magistratura da un lato e dell’antimafia sociale dall’altro, ma mezzi più veloci ed efficaci: il cappotto di cemento. Stiano tranquilli tutti. Da oggi la Mafia ha anche i suoi megafoni.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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