'Più verde, meno nero'. Dalla Puglia no secco alle trivelle

Bari. Assicurata un’ampia partecipazione alla manifestazione del 21 gennaio a Monopoli. Prevista la presenza anche di leader nazionali e di delegazioni da Albania e Montenegro

BARI – Il no alle trivelle nel mar Adriatico sarà un no convinto, corale, deciso e partecipato. Alla manifestazione organizzata per il 21 gennaio è prevista la partecipazione di tutti i Comuni pugliesi, oltre che di numerose associazioni ambientaliste. Capofila della battaglia sarà la Regione Puglia che più volte in questi mesi, per bocca dell’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro o del presidente del Consiglio Onofrio Introna, ha sollecitato il ministero dell’Ambiente affinché bloccasse ogni autorizzazione ad ispezionare il mare pugliese alla ricerca di petrolio o in vista di attività estrattive. Lo slogan della giornata sarà efficace: “Più verde, meno nero“. Prevista anche la partecipazione di leader politici nazionali, come Antonio Di Pietro (Italia dei valori). È possibile che si uniscano ai manifestanti anche delegazioni provenienti dall'altra sponda dell'Adriatico, soprattutto Albania e Montenegro. “L'attività dei governi nazionali che si sono succeduti negli anni, a prescindere dalla connotazione politica, ha tracciato una via chiara nel solco dell'uso delle fonti fossili e del subordine cui le risorse ambientali, i patrimoni naturali, vengono posti rispetto all'esigenza di sfruttamento – ha dichiarato l’assessore Nicastro alla presentazione della manifestazione del 21 -. E' evidente come le politiche nazionali vadano in direzione ostinata e contraria rispetto alle istanze delle Puglia e delle popolazioni mediterranee che ritengono il proprio mare non solo una risorsa economica, per turismo o attività marinare, ma anche e soprattutto un veicolo di scambio e crescita culturale”. La Regione ha espresso sempre pareri Via negativi nell'ambito dei processi autorizzativi nazionali; pareri che, nonostante siano obbligatori, non sono vincolanti. Ultimo in ordine di tempo, dopo le due bocciature votate dal Governo regionale nello scorso dicembre su Petroceltic e Spectrum, il provvedimento che Nicastro ha annunciato di voler portare nella prossima Giunta che sancisce un ulteriore parere negativo sull'utilizzo delle prospezioni 3D richiesto dalla Northern Petroleum. “Laddove quei pareri negativi non siano stati tenuti in debito conto con decisioni conseguenti in più occasioni abbiamo fatto ricorso al Tar. Cittadini ed istituzioni della nostra regione sono ancora in tempo per incidere sulle decisioni nazionali, anche grazie ad un ritrovato coinvolgimento dei parlamentari del territorio, e perché le stesse influiscano su quelle internazionali di politica energetica. Ritengo l'evento del 21 gennaio un momento storicamente significativo per invertire la tendenza rispetto a quanto sino ad ora è accaduto su questi temi”. // Un mare di veleni Presenti all’incontro di ieri anche i rappresentanti del Wwf, che hanno ricordato come sia urgente contrastare il progressivo avvelenamento del Mediterraneo. “In questo mare, che rappresenta lo 0,7% delle acque del globo, e da cui transita il 25% del traffico petrolifero mondiale – ha ricordato Stefano Lenzi, responsabile del settore Comunicazione istituzionale di Wwf Italia – mediamente ogni anno vengono sversate 100-150 mila tonnellate di petrolio (esclusi gli incidenti) e si registra già oggi la maggiore densità di catrame in mare aperto del mondo (38 mg/m2). Né si può pensare a riproporre il modello di colonizzazione del Sud Italia, sperimentato dalla fine degli anni novanta in Basilicata, dove il 60% della regione è interessato da attività di ricerca e di estrazione petrolifera, che mettono a rischio le risorse idriche e il territorio e impediscono lo sviluppo delle attività turistiche ed agroalimentari. Ben vengano quindi iniziative come quella della proposta di legge presentata in Parlamento dalla Regione Puglia per interdire nuove attività di prospezione, ricerca e coltivazione in Adriatico; ma si vigili anche almeno su due fronti: il mantenimento delle aree di interdizione a queste attività nelle aree tutelate e a 12 miglia dalle aree protette e nelle 5 miglia dalle linee di base costiere italiane, introdotte con una modifica normativa al Codice dell’ambiente nel giugno 2010; al dibattito parlamentare, avviato in Senato, sulla revisione del regime fiscale speciale, assolutamente sbilanciato a favore degli interessi privati, di cui gode in Italia l’industria dell’estrazione: è infatti lì che si colpiscono al cuore gli interessi”. A trivelle e gasdotti nell'Adriatico è dedicato l'ultimo Tacco d'Italia dicembre-gennaio, “Trivelle e gasdotti al largo di Otranto16 gennaio 2012 No alle trivelle. Verso la manifestazione di Monopoli BARI – La manifestazione popolare contro le trivellazioni petrolifere in Adriatico e per lo sviluppo sostenibile,in programma sabato 21 gennaio a Monopoli, è dietro l’angolo. Oggi, alle 11, nella sala Guaccerodi Via Capruzzi a Bari, i comitati e le associazioni ambientaliste regionali in collaborazione con Legambiente e WWF, insieme ai presidenti della Regione e del Consiglio regionale, Nichi Vendola e Onofrio Introna, presenteranno tutti i dettagli della protesta. Alla conferenza stampa interverrà l’assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro e sono stati invitati i componenti dell’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea, i presidenti dei Gruppi consiliari, i parlamentari pugliesi, il presidente della Provincia di Bari, i sindaci di Bari Michele Emiliano, di Monopoli Emilio Romani,e rappresentanti dei movimenti e associazioni di tutta la regione che aderiscono alla mobilitazione. Comitati e associazioni, istituzioni regionali e locali, forze sociali e politiche e cittadini di ogni età saranno in piazza sabato 21 a Monopoli a mostrare il volto di una Puglia unita senza distinzioni a difesa dell’ambiente e del territorio. L’Italia dei valori ha già comunicato la propria partecipazione all’iniziativa. “Saremo presenti – ha detto il deputato Pierfelice Zazzera – con una nostra delegazione e nostri militanti di partito. Sulla questione abbiamo depositato sin dal 2009 interrogazioni parlamentari e recentemente abbiamo presentato una mozione a prima firma Di Pietro che a breve sarà calendarizzata in Aula, con cui si chiede il blocco delle autorizzazioni alle trivellazioni nei nostri mari”. Zazzera ha inoltre dichiarato che il giorno della manifestazione sarà una grande opportunità per il Paese, perché istituzioni, territorio e società civile marceranno nella stessa direzione per un modello di sviluppo sostenibile. “Il Governo ascolti il territorio – ha aggiunto il dipietrista– e si attivi per proporre un piano energetico nazionale, di cui il paese non è ancora dotato. Bisogna invertire la rotta, e incentivare le fonti di energia rinnovabili, abbandonando la strada del petrolio e di ogni altra fonte sporca. Il piano energetico nazionale può nascere dal modello della Regione Puglia, che ha invertito le proporzioni di produzioni di energia mettendo le rinnovabili al primo posto”. 07 gennaio 2012 Trivelle e gasdotti. Atteso incontro con D’Orsogna a Chiri MURO LECCESE – Il territorio della Puglia, ed in particolar modo quello del Salento, è sotto attacco dal punto di vista della speculazione nel campo della produzione energetica. Da un lato gli enormi investimenti nel campo delle energie rinnovabili, che stanno portando ad una proliferare quasi selvaggio e incontrollato di parchi fotovoltaici e eolici, su suoli finora destinati ad uso agricolo, in siti vincolati dal punto di vista paesaggistico e archeologico, e a breve pare anche in mare; dall’altro lato, le autorizzazioni concesse dal ministero dell’Ambiente a società straniere, come la inglese Northern Petroleum, perché procedano con ispezioni petrolifere anche nel basso Adriatico, cioè in uno dei mari più belli e turistici d’ Europa; e ancora progetti di enorme impatto ambientale come il gasdotto trans balcanico che dovrebbe attraversare il mare e poi tutto il Salento, provenendo dal Turkmenisthan. Per analizzare meglio tutti gli aspetti che questo attacco all’Adriatico comporterà per i territori pugliesi, con particolare attenzione all’impatto ambientale e alle ricadute economiche e sociali della eventuale autorizzazione delle trivellazioni petrolifere, Biblioteca di Sarajevo e il Comitato no petrolio 21 gennaio 2012, che raccoglie tutte le associazioni impegnate in questa emergenza ambientale, hanno organizzato per oggi alle 19 a Palazzo del Principe di Muro Leccese un convegno al quale prenderanno parte due relatori d’eccezione come Maria Rita D’Orsogna, docente di matematica presso la California State University of Northridge e Ambasciatrice della Natura 2011, da anni impegnata con successo nel contrastare le trivellazioni petrolifere in tutto il Mediterraneo, e in questi giorni in Italia per un ciclo di conferenze che la porta da Pantelleria a Pescara e Matera, passando per la Puglia e il Salento; ed il geologo petrolifero salentino Carlo Chiri, da anni impegnato nella ricerca petrolifera attiva. Modererà Paola Cillo, presidente della Biblioteca di Sarajevo. L’argomento al centro del dibattito di oggi è l’oggetto dell’inchiesta a cura di Maria Luisa Mastrogiovanni pubblicata sull’ultimo numero del Tacco d’Italia, attualmente in edicola, “Trivelle e gasdotti al largo di Otranto”. Maria Rita D’Orsogna firma il controcanto. 21 dicembre 2011 Trivelle. Mozione in Parlamento per bloccare le autorizzazioni ROMA – “Il numero crescente di autorizzazioni che il Ministero dello Sviluppo sta rilasciando a compagnie petrolifere multinazionali per realizzare piattaforme petrolifere nel Mediterraneo sta mettendo a rischio l’ecosistema dei nostri mari e l’economia di pesca. Gli idrocarburi sono altamente cancerogeni per l’uomo e fortemente inquinanti per l’ambiente. Una volta in mare entrano nella catena alimentare. L’esperienza non ha insegnato a. La devastazione provocata in Louisiana dallo sversamento di petrolio da parte della British Petroleum ha provocato danni incalcolabili. Ma di incidenti alle piattaforme se ne contano a decine ormai, anche negli ultimi mesi nei mari francesi e in quelli scozzesi. Anche se si parla poco”. Sono le parole con cui il deputato pugliese dell’Italia dei valori Pierfelice Zazzera ha commentato la presentazione da parte di tutti i gruppi parlamentari – primo firmatario Antonio Di Pietro – di una mozione parlamentare che a breve sarà discussa alla Camera, con cui si chiede al governo di revocare le autorizzazioni concesse per l’installazione di piattaforme petrolifere e comunque di considerare vincolante il parere delle Regioni nel procedimento autorizzativo. “L’attività di prospezione in Adriatico da parte della società petrolifera londinese Northern Petroleum, che proprio pochi giorni addietro ha svolto attività di prospezione preliminare all’installazione di future piattaforme – ha aggiunto il dipietrista – ha destato profondo allarme sociale tra i Comuni interessati da anni impegnati nel rilancio turistico. C’è in Puglia in modo particolare una grande mobilitazione di società civile, partiti ed enti territoriali che insieme stanno tentando di fermare uno scempio senza precedenti. Dobbiamo ascoltare la loro voce”. Intanto il 21 gennaio a Monopoli avrà luogo la manifestazione regionale alla quale prenderanno parte la Regione Puglia, i Comuni pugliesi e i movimenti ambientalisti. “L’Italia dei Valori sarà presente per sostenere una giusta battaglia – ha anticipato Zazzera -. Parteciperemo alla manifestazione anche per dire al governo che il nostro Paese non può più investire nel petrolio ma deve investire nelle fonti energetiche pulite e nelle rinnovabili”. Nelle scorso ore Zazzera ha presentato un’interrogazione parlamentare sullo spiaggiamento di alcuni cetacei a Corfù il 30 novembre scorso. “Tre cetacei della specie Ziphius cavirostris si sarebbero piaggiati sulle coste di Corfù in Grecia – scrive nell’interrogazione -. Subito dopo questo spiaggiamento altri due esemplari sono stati trovati sulla spiaggia di Capo Rizzuto in Calabria. È difficile stabilire le origini dello spiaggiamento dei cetacei, ma considerate le loro caratteristiche non è affatto esclusa la possibilità che la causa del loro disorientamento sia l’attività di prospezione geosismica da parte delle multinazionali petrolifere. Non è un caso che lo spiaggiamento dei cetacei a Corfù accade cinque giorni dopo l’attività di prospezione geosismica effettuata da alcune navi della Northern Petroleumin Adriatico, in acque internazionali tra le coste pugliesi e quelle greche”. Nell’interrogazione Zazzera chiede al ministro di chiarire se vi è correlazione tra lo spiaggiamento dei cetacei e l’attività di prospezione geosismica della società londinese Northern Petroleum. 15 dicembre 2011 Trivelle in Puglia. Oceana lancia l’allarme internazionale BRUXELLES – L’esplorazione dei fondali marini alla ricerca di idrocarburi in Italia mette a repentaglio gli ecosistemi dell’Adriatico e dello stretto siciliano. A lanciare l’allarme su una questione che abbandona le proporzioni nazionali per assumere i contorni sovranazionali è l’associazione internazionale Oceana, impegnata nella difesa dei mari e degli oceani. Nei giorni scorsi ha rilasciato un comunicato stampa dalla sua sede di Bruxelles, nel quale invita il ministro dell'ambiente italiano Clini a presentare una moratoria contro le trivelle in tutto l'Adriatico e nello stretto di Sicilia. Nel documento, che assume toni moto allarmistici, si fa esplicita menzione alla protezione della Puglia e del suo delicato ecosistema e si indicano quelle specie di fauna e flora che verrebbero inevitabilmente danneggiate da un’attività estrattiva: i crostacei, le balene ed i cetacei; alcune specie di tartaruga marina come le Carette carette. Ma danneggiato sarebbe l’intero ecosistema dei luoghi. A rischio sarebbero, ad esempio, 65 kmq di Posidonia oceanica Virginale che fiorisce al largo delle coste pugliesi, che é un habitat “prioritario” in base alla Direttiva europea e svolge la fondamentale funzione di assorbire il diossido di carbonio. Tutta l’area pugliese interessata dalle estrazioni è inoltre costellata di parchi naturali, aree protette, aree marittime, oasi naturalistiche che verrebbero danneggiate per sempre. Solo un intervento del ministro, secondo Oceana, può fermare tutto questo. Di seguito il comunicato integrale dell’associazione internazionale Oceana. Le balene, i delfini e le tartarughe marine sono tra gli esemplari della fauna marina messi a repentaglio dalle attività di perforazione al largo. Oceana é allarmata per la recente evoluzione nello sfruttamento delle risorse idrocarburiche lungo le coste italiane che mettono a repentaglio l’integrità del fragile ecosistema marino e la sopravvivenza della popolazione costiera. L’organizzazione, che si occupa della conservazione dell’ambiente marino, incita Corrado Clini, recentemente nominato Ministro dell’Ambiente, e il governo Italiano a fermare il leasing delle nuove perforazioni al largo e a porre in essere una moratoria su tutto il Mar Adriatico per proteggere quest’area così importante e ricca dal punto di vista biologico; richiama inoltre gli altri leaders a de-carbonizzare il settore energetico italiano e ad investire nelle energie rinnovabili. “Le aree soggette alla perforazione per ottenere gli idrocarburi sono vicine a delle aree marine protette ed ad altri siti di fondamentale importanza nello stretto di Sicilia che sono siti cruciali per la riproduzione di specie migratorie rare come gli squali bianchi, i tonni o le tartarughe marine”, ha dichiarato Nicolas Fournier, coordinatore dell’ufficio di Oceana di Bruxelles. “Il governo italiano deve dare il buon esempio contro l’aumento dello sfruttamento degli idrocarburi se non vuole mettere a repentaglio l’economia costiera e la qualità dell’ambiente marino. Non vogliamo dover assistere ad un altro disastro come quello del Deepwater Horizon nel Mediterraneo e tuttavia questa eventualità rimane molto alta a causa dell’incompleto quadro normativo europeo sulle piattaforme al largo”. In particolare, crea preoccupazione la recente approvazione, da parte del Ministero italiano dell’Ambiente, di permettere alla compagnia britannica Northern Petroleum di condurre delle esplorazioni sismiche al largo della costa sud della Puglia, in un’area che si estende per più di 6,600 kmq e che é limitrofa a nove zone speciali di conservazione (Zsc) integrate nella Rete ecologica “Natura 2000”, ad un parco nazionale, a delle aree speciali protette di importanza mediterranea (Aspim) in base alla Convenzione di Barcellona e ad un’area marittima protetta in base alla legislazione italiana (Elenco Ufficiale delle Aree Protette del 27/04/2010). Queste aree sono di estrema importanza per conservare la biodiversità europea dato che sono state specificatamente scelte per le loro straordinarie caratteristiche nazionali e che proteggono delle specie a rischio di estinzione, delle specie rare e degli habitat dalla crescente pressione antropogenica. Dopo aver recentemente acquisito dati sismici nelle acque pugliesi, talvolta in siti molto vicini alla costa (7.3 miglia), Northern Petroleum sta pianificando di cominciare il perforamento al largo nel primo semestre del 2012. Questi piani di sfruttamento saranno nocivi per 65 kmq di Posidonia oceanica Virginale che fiorisce al largo delle coste pugliesi, che é un habitat “prioritario” in base alla Direttiva europea. Questo habitat marino non é solo un’area di fondamentale importanza per la cova di svariate specie di pesci e di crostacei ed un fondamentale bio-indicatore dell’integrità dell’ecosistema, ma serve anche ad assorbire in maniera efficace il diossido di carbonio. Degli studi sui servizi degli ecosistemi stimano che il valore di questo habitat così particolare si aggira intorno a più di 14.000 euro per ettaro. A rischio é anche la tartaruga caretta (Caretta caretta), classificata come specie a rischio dall’Unione Nazionale per la Conservazione della Natura, che si sposta per vaste aree del Mar Adriatico durante la sua migrazione. L’area é inoltre abitata da balene e cetacei, ivi inclusi gli zifi, le stenelle striate e i tursiopi, che in passato sono stati trovati incagliati a terra con lesioni causate dalle attività di esplorazione sismica. “Lo scopo ultimo delle compagnie petrolifere é di perforare lungo tutta la costa adriatica, mettendo a rischio non solo la fauna marina ma l’intera comunità e lo stile di vita che sono strettamente legate per generazioni a un mare sano, tra cui la pesca e il turismo” ha dichiarato Maria D’Orsogna, docente di Fisica alla California State University (Northridge) ed esperta di petrolio e gas. Ha aggiunto che “sarebbe incosciente autorizzare lo sfruttamento petrolifero in un ecosistema così delicato, con un perenne rischio di esplosioni, di perdite o di scarico in mare che metterebbe continuamente a rischio queste acque virginali.” Ancora più preoccupante é che simili operazioni siano state annunciate per l’intera costa italiana orientale e per la Sicilia, dove le operazioni di approvazione da parte delle autorità competenti sono già cominciate. Queste includono, tra l’altro, i progetti sottoposti ad approvazione della compagnia irlandese Petroceltic tra l’Abruzzo e le isole Tremiti, della compagnia inglese Spectrum Geo per l’enorme area di 30.000 kmq di esplorazione sismica che si stende su tutta la costa adriatica da Rimini al sud della Puglia, o per la compagnia australiana Audax Energy che richiede di perforare lo stretto di Sicilia in un’area molto sensibile dal punto di vista ambientale che include Talbot, Pantelleria e le rive Avventura. 29 novembre 2011 Il Comune: ‘Trivelle? No, grazie’ di Donato Nuzzaci SANTA CESAREA – Un “no” deciso a qualsiasi operazione di ricerca e di estrazione di idrocarburi nell'Adriatico, lungo le coste salentine e a largo di Santa Cesarea Terme. E' questa la posizione che nel pomeriggio di ieri il Consiglio comunale cesarino ha approvato durante una seduta convocata in via straordinaria dal sindaco Daniele Cretì, in cui sono state vagliate anche le proposte in merito presentate dal capogruppo di maggioranza Sergio Frangillo e dai gruppi di minoranza “Per Santa Cesarea Terme” e “Orizzonti condivisi”. Una deliberazione giustificata da tutta una serie di premesse e motivazioni che partono dal rilascio da parte del Ministero all'ambiente alla società inglese “Northern Petroleum” delle concessioni per avviare le ricerche di idrocarburi nell'area marina antistante la costa adriatica pugliese dalle Tremiti ad Otranto. “Valutiamo come prive di rilievo le rassicurazioni del ministero competente circa il sistema non invasivo della ricerca e della trivellazione dei fondali marini – si legge nel documento della maggioranza -, in quanto contraddette dai gravissimi incidenti di recente verificatisi, non ultimo quello accaduto nel Golfo del Messico, i cui danni ambientali causati dalla fuoriuscita di petrolio sono irreversibili”. Considerazioni, queste, che vanno ad aggiungersi agli atti prodotti dalla Regione Puglia finalizzati a bloccare la speculazione delle società petrolifere. “Non possiamo rimanere impassibili ad aspettare le possibili azioni devastanti delle attività estrattive di petrolio, – spiega Cretì -, pertanto con questa deliberazione deleghiamo il presidente della provincia Antonio Gabellone a rappresentare, a tutti i livelli, la nostra posizione contraria al rilascio dei permessi per tali attività che non danno alcun ritorno economico agli enti interessati anzi potrebbero arrecare solo danni al turismo e all’ambiente”. 25 novembre 2011 La Puglia contro le trivelle. Appuntamento preso MONOPOLI – La data è stata fissata: il 21 gennaio 2012. E’ la data di una manifestazione che riunirà la rete delle associazioni ambientaliste di tutta la Puglia, a Monopoli, in piazza Vittorio Emanuele, a partire dalle ore 9:00, su sollecitazione del presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna. Ci saranno non solo gli ambientalisti, ma anche istituzioni, forze politiche, associazioni di categoria, sindacati, a livello regionale e locale. “Denunciamo il reiterato tentativo di attacco al nostro territorio da parte di alcune multinazionali, nonostante le numerose manifestazioni popolari e le dichiarazioni politiche e istituzionali a tutti i livelli avvenute negli ultimi due anni – si legge in una nota del Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili”, che ha già annunciato la propria partecipazione alla manifestazione -. E’ ormai bagaglio comune dell'intero mondo politico e imprenditoriale pugliese l’affermazione di un modello di sviluppo eco-sostenibile del nostro territorio ormai incompatibile, sul piano politico, economico, sociale e culturale, con la logica della ‘spremitura nera’ dei nostri fondali. Un modello di sviluppo, per la verità, di per sé già incompatibile con i livelli di degrado a cui altre vecchie logiche industriali hanno da tempo sottoposto fin troppe aree della Puglia”. Ed ancora: “Rigettiamo ogni formalismo giuridico-amministrativo, che tenda a presentare come legittimo un percorso amministrativo fondato su autorizzazioni ottenute senza il sostegno del territorio, imposto dall’alto e da lontano, in linea con modelli di sviluppo anacronistici, superati e inaccettabili. Chiediamo a tutti i cittadini pugliesi, alle associazioni, ai sindacati, alle imprese, alle forze politiche e alle istituzioni regionali di attivarsi per dare vita a una grande manifestazione in difesa del nostro territorio, che dica no alle trivellazioni petrolifere, no a qualsiasi autorizzazione in tal senso, sì alla rapida approvazione di una legge nazionale che vieti ogni ulteriore impianto di estrazione petrolifera, sì a un accordo transfrontaliero che impedisca l’installazione di piattaforme offshore in tutto il Mare Adriatico”. 23 novembre 2011 ‘No alle trivelle’. Un'unica voce in tutta la Puglia BARI – Una regione intera scenderà in campo per dire di no alle trivelle al largo delle coste pugliesi. Cittadini, istituzioni, associazioni, sindacati, parlamentari, tutti coloro che abbiano a cuore le sorti del territorio si incontreranno, a dicembre, a Monopoli per ripetere “un no festoso e colorato, ma netto, al petrolio in Adriatico”. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna, che ieri ha incontrato a Bari, assieme all’assessore alla Qualità ambientale Lorenzo Nicastro, i rappresentanti di numerose associazioni ambientaliste. Mai il territorio aveva dimostrato una tale coesione. E così, come il 7 maggio a Termoli, sotto il gonfalone della Puglia si riuniranno i manifestanti intenzionati ad andare avanti fino ad un segnale valido di “cessate il fuoco”. Ma fino alla manifestazione di dicembre la Puglia non starà a guardare. Introna ha fatto sapere che, in occasione della riunione plenaria della 'Calre', la Conferenza che si terrà a L’Aquila da domani al 27 novembre e che riunirà 74 presidenti delle Assemblee legislative europee, proporrà l'adozione di un documento contro le ispezioni in Adriatio e rinnoverà alle Regioni costiere l'invito a fare approvare dai rispettivi Consigli una proposta di legge alle Camere, sul modello di quella pugliese. Altra ipotesi: organizzare una Conferenza adriatica, allargata ai Balcani e alla Grecia. “Sulla difesa del “nostro mare da un orizzonte di piattaforme di estrazione – ha concluso Introna – va convogliata l’attenzione delle istituzioni extraregionali, visto che la solidarietà degli enti locali è ampiamente acquisita, al pari della sensibilità dell’opinione pubblica, che va comunque adeguatamente sostenuta e informata, anche nell’eventualità della raccolta di firme per un referendum che ci consenta di raggiungere gli obiettivi”. All’incontro nello studio del presidente Introna, oltre all’assessore all’ambiente Nicastro, hanno partecipato i deputati Servodio e Zazzera e numerosi rappresentanti della Regione: gli assessori Amati, Barbanente, Campese, Fratoianni e Sasso, i capigruppo Decaro (PD), Losappio (SeL), Palese (PdL) e il consigliere Epifani (Fli). Nella stessa mattinata, dopo l’incontro, una delegazione delle associazioni ha avuto modo di contattare singolarmente, ricevendone piena adesione e collaborazione, il governatore Vendola, gli assessori Dentamaro, Gentile, Stefano, il capogruppo regionale Udc Negro, ed il consigliere del Pdl Lanzillotta. Tutti sono stati concordi nell’indicare la città di Monopoli come sede della manifestazione e la data più probabile nella prima decade di dicembre. 21 novembre 2011 Trivelle. Consiglio comunale congiunto per dire di no POLIGNANO A MARE – Ha avuto luogo stamattina a Polignano a Mare, la seduta congiunta di sette Consigli comunali indetta dai Comuni rivieraschi (Polignano a Mare, Otranto, Mola di Bari, Monopoli, Fasano, Ostuni, Carovigno e Brindisi, con il commissario prefettizio) che da mesi si oppongono alle indagini finalizzate ad effettuare perforazioni petrolifere nel Mare Adriatico. Il sindaco di Otranto Luciano Cariddi ha partecipato alla convocazione per ribadire la sua contrarietà circa la vicenda: “Per quanto riguarda la Città di Otranto, è stato rappresentato dal sottoscritto innanzitutto l’assurdo di una questione che vede i ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico in una posizione favorevole a tali attività, contrariamente alla contrapposizione manifestata dal territorio tutto, cittadini ed istituzioni, senza distinzione di confini campanilistici o appartenenza politica. Riteniamo che i ministri Prestigiacomo e Romani, durante il loro mandato, non abbiano voluto tener conto delle ragioni sostanziali da noi espresse. Infatti, le nostre comunità non si sono opposte a questa vicenda semplicemente per timori psicologici. Già in passato abbiamo dimostrato, per ciò che concerne il territorio otrantino, di essere comunità responsabile e matura avendo accettato che sulle nostre coste approdasse dapprima l’Elettrodotto Italia-Grecia, che giunge a Otranto, e oggi attendiamo la conclusione dell’iter procedurale del gasdotto proveniente dall’Azerbaijan. Ci sembra di aver fatto abbondantemente il nostro dovere in termini di politiche energetiche”. ”Tornando alle ragioni mostrate che ci vedono contrapposti in questa scellerata idea delle trivellazioni petrolifere – ha aggiunto Cariddi – diciamo che è assurdo immaginare di poter impiantare piattaforme petrolifere in un bacino come il Mare Adriatico che ha quasi la natura di un lago. E’ facile pensare al disastro ecologico ed economico che scaturirebbe da un eventuale incidente già solo guardando alle esperienze recenti verificatesi nel Golfo del Messico, nel Mar Baltico e in Argentina, dove pure questi infortuni sono avvenuti in mare aperto. Siamo convinti che non sia assolutamente accettabile il benché minimo rischio di incidente su un territorio come quello pugliese, e non solo, ma anche nei Paesi che ci guardano dalla costa orientale dell’Adriatico (Croazia, Montenegro, Albania, Grecia), dato lo sviluppo economico registrato in questi anni che ha dimostrato come il turismo rappresenti uno dei settori fondamentali, e che qui da noi si basa in particolar modo sulle forti valenze paesaggistiche e ambientali che non siamo assolutamente disposti a compromettere in alcun modo”. Della medesima opinione anche Giorgio Miggiano, presidente del Circolo Legambiente di Otranto: “Condividiamo l’iniziativa intrapresa dai sette Comuni rivieraschi, tra cui il Comune di Otranto, e ribadiamo il nostro no alle trivellazioni nel bacino del Mare Adriatico. Invitiamo tutti ad una seria presa di coscienza sul pericolo che stiamo correndo”. Intervenendo nel Consiglio, il deputato dell’Italia dei valori Pierfelice Zazzera ha fatto appello ad una presa di coscienza da parte della società civile a partire dagli enti regionali a quelli comunali all’insegna di un territorio. “Il cambio di Governo – ha detto – può essere l’occasione per rivedere le politiche energetiche in Adriatico. Per questo faccio appello ai ministri dello Sviluppo e dell’Ambiente perché blocchino subito i procedimenti autorizzativi in atto ed avviino una seria discussione in Parlamento sulla legge sviluppo 2009. Mi auguro inoltre che si approvino alcune modifiche sulle royalties che i concessionari delle coltivazioni degli idrocarburi versano allo Stato. Oggi queste sono solo al 3% per le piattaforme off-shore, mentre dovrebbero arrivare almeno al 40-50%, come accade in altri Paesi. È inoltre in discussione presso le Commissioni Ambiente-Sviluppo riunite, una risoluzione dell’Italia dei Valori in cui si chiede, con il sostegno di tutte le forze politiche, la moratoria delle autorizzazioni nel Mediterraneo, recependo quanto dichiarato dal Presidente della Commissione energia dell’Unione Europea. Considerata la complessità del tema – ha concluso – credo serva il coinvolgimento degli organi sovranazionali e comunitari, perché l’Europa abbandoni la via del petrolio per sostenere quella della fonti energetiche rinnovabili pulite, salvando il Mediterraneo dalla colonizzazione delle multinazionali e dall’aggressione ambientale. Chiedo al Governo di fare presto, perché non c’è più tempo da perdere”. 21 novembre 2011 ore 14:00 Petrolio. Nicastro: la Puglia non vuole le piattaforme BARI – “In più occasioni abbiamo ribadito di non volere le prospezioni sismiche in Adriatico e neppure, tantomeno, la coltivazione di idrocarburi. I cittadini pugliesi e le istituzioni locali sono state chiare sotto questo aspetto ma, va riscontrato, gli orientamenti di politica energetica nazionale vanno in direzione contraria”. Così l'assessore regionale alla Qualità dell'Ambiente della Puglia, Lorenzo Nicastro, nel suo intervento a Polignano a Mare in occasione del Consiglio Comunale straordinario e congiunto dei Comuni insigniti della bandiera blu. “Ribadisco l'importanza di una presa di coscienza da parte delle istituzioni locali che, nell'iniziativa di questa mattina, vedo coese nel ritenere il nostro mare una risorsa non barattabile, quali che siano i virtuali vantaggi economici di eventuali coltivazioni. Devo però rilevare, senza alcuna volontà polemica, l'assenza dei nostri rappresentanti istituzionali, con qualche eccezione, che presso Camera e Senato potrebbero, in qualche modo, tradurre in pratica la volontà dei pugliesi – ha aggiunto Nicastro – di non essere colonizzati sul piano economico dalle multinazionali del petrolio”. “Le azioni dimostrative, le manifestazioni, la stessa mobilitazione delle istituzioni regionali (Regione, Province, Comuni) rischiano di non essere sufficienti – ha concluso l’assessore – senza una capacità di incidere sulle scelte della politica nazionale che, a prescindere dalla composizione dei governi che si sono succeduti, è andata privilegiando la linea delle concessioni, anche in situazioni come il nostro Adriatico, davvero troppo angusto per le trivellazioni. La lotta, pur con modalità civili e responsabili, sarà lunga e dura, anzi durissima e solo sulla base di questa collaborazione tra istituzioni e tra le medesime ed i cittadini possiamo pensare di invertire la tendenza”. 19 novembre 2011 Ispezioni petrolifere al via BRINDISI – La nave della Northern Petroleum Plc avvierà le attività la prossima settimana. la Capitaneria di porto di Brindisi conferma la presenza di navi oceanografiche al largo di Monopoli, uno dei tratti interessati, per il quale la società inglese ha ottenuto la licenza del ministero per l'Ambiente. La società gode infatti di tutte le autorizzazioni del caso, ovvero dei permessi ed effettuare delle esplorazioni in mare alla ricerca di idrocarburi dal sud Barese fino al Capo di Leuca, servendosi del metodo air-gun, cannoni pneumatici che sparano onde acustiche sui fondali per valutare la risposta sismica. 17 novembre 2011 Petrolio. Nicastro al ministro: ‘Fermi le navi’ BARI – “Lungi dall'avere un quadro chiaro e completo delle autorizzazioni rilasciate dai competenti ministeri per prospezioni sismiche nel nostro mare, abbiamo scritto nuovamente alla Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale per chiedere la sospensione dell'efficacia delle autorizzazioni fr.39NP e fr.49NP, perché si proceda all'anamento degli atti per un riesame dei procedimenti e una riapertura delle istruttorie tecniche”. A dichiararlo è stato l'assessore alla Qualità dell'Ambiente Lorenzo Nicastro annunciando una nota inviata ai Ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico. La decisione di non assoggettare a Via le autorizzazioni alla Northern Petroleum ha infatti impedito alla Regione Puglia di apportare il proprio contributo in fase di istruttoria tecnica. La valutazione dei tecnici regionali sarebbe stata utile anche ad evidenziare l'impatto complessivo sull'ambiente di una serie di autorizzazioni relative ad aree limitrofe. “Assistiamo, in Puglia, sino ad oggi solo in forma di tentativo – ha detto Nicastro – all’affermazione di un potere economico straniero sulla nostra principale fonte di ricchezza. Non dobbiamo permettere a nessuno di ipotecare la 'nostra' sostenibilità, sociale ed economica, cioè la qualità della nostra vita e di quella dei pugliesi del futuro. La politica e l’amministrazione attiva stanno facendo la propria parte e continueranno a farla fino in fondo e senza sconti per nessuno, nella consapevolezza che la guerra sarà lunga e dura. Anche nella consapevolezza che potrebbe non bastare”. 7 novembre 2011 Idrocarburi sul tavolo del Consiglio provinciale LECCE – Ancora idrocarburi ed ancora una presa di posizione contro ogni ispezione geosismica allargo delle coste salentine e pugliesi. Stavolta è la Provincia di Lecce. Che oggi in Consiglio discuterà l’ordine del giorno proposto dai consiglieri del Pd Cosimo Durante, Alfonso Rampino, Gabriele Caputo, Roberto Schiavone e Loredana Capone. Il Pd chiede al Consiglio di deliberare la propria netta contrarietà al prelievo di idrocarburi in territorio pugliese. E chiede inoltre di invitare le altre Province a fare altrettanto. L’ordine del giorno dovrebbe essere approvato all’unanimità. Odg idrocarburi 03/11/2011 Trivelle in mare di Puglia. Il rischio c’è Il pericolo trivelle ed ispezioni petrolifere, in Puglia ed in Salento, è tutt’altro che scongiurato. E nonostante le continue rassicurazioni da parte dell’assessore regionale alla Qualità ambientale Lorenzo Nicastro circa la volontà della Regione Puglia di contrastare con ogni mezzo qualsiasi attività riconducibile alla ricerca e all’estrazione di idrocarburi, non è possibile ad oggi avere la certezza che nessuna concessione a piattaforme petrolifere venga autorizzata. Nelle scorse ore infatti Nicastro ha scritto al ministero dell’Ambiente per avere un quadro chiaro delle autorizzazioni concesse sul territorio e al largo delle coste pugliesi. La risposta fornita dal ministero evidenzia che allo stato attuale non vi sono procedimenti di Via relativi a permessi di ricerca di idrocarburi al largo delle coste pugliesi. Ma è troppo poco per dormire sogni tranquilli. Perché nel Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e della Geotermia (nr. 7 del 31 luglio 2011) sono riportati i decreti per i permessi di ricerca della società Northern Petroleum F.R39.NP e F.R40.NP, nell’area da Bari a Leuca, basati sul presupposto che non sarebbe necessaria la Valutazione di Impatto ambientale, per la quale sono chiamati ad esprimersi tutti gli Enti locali ricadenti entro 12 miglia nautiche dall'area prevista per le attività (D.Lgs 128/2010). La Northern Petroleum, infatti, spostando la zona di proprio interesse per ispezioni geosismiche a una distanza dalla costa di circa 15.4 miglia marine, di fatto ha escluso il coinvolgimento diretto di ogni Ente nel procedimento. Nicastro si appella al “vizio di forma” dell’assenza di Via per opere del genere, anche in ragione, dice, del fatto che la valutazione Via incardinata presso il Ministero dell'Ambiente relativa alla modifica dei programma di ricerca che passerebbero dalle prospezioni in 2D a quelle in 3D, richiede formalmente la sospensione di “ogni eventuale attività in corso”. “L'attenzione dell'assessorato e del Governo regionale tutto è focalizzata su questo tema e la posizione assunta è chiara sin dall'inizio – ribadisce ancora l’assessore – allo stato attuale, limitatamente ai due progetti in questione, la Regione sembrerebbe tagliata fuori dai processi decisionali in ragione di una non condivisibile non assoggettabilità a Via di fatto riconosciuta ai procedimenti. Abbiamo formalmente scritto agli organi competenti – spiega – per rappresentare una volta di più la nostra posizione e per assumere la documentazione anche su tutte le attività già autorizzate o in corso di definizione che riguardano i mari della Regione Puglia. Riteniamo grave l'aver negato al territorio la possibilità di determinarsi su un tema così importante e sensibile per tutti i cittadini pugliesi”. La Northern Petroleum, oltre ad essere già titolare dei due permessi di ricerca idrocarburi denominati F.R39.NP e F.R40.NP, ha presentato istanze per il conferimento di altri sette permessi di ricerca: d149 D.R-.NP, d60 F.R-.NP, d61 F.R-.NP, d65 F.R-.NP, d66 F.R-.NP, d71 F.R-.NP, d72 F.R-.NP. Una volta concessi i primi due permessi, potrebbe diventare ancora più facile accordare i restanti sette del progetto e poi, in caso di esito positivo delle ricerche, passare alla seconda fase che prevede l'esecuzione di un pozzo esplorativo. Numerose le osservazioni presentate dalle Istituzioni, dalle associazioni e dal comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” ai ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico e diversi i ricorsi al Tar. 27 ottobre 2011 20mila bombe sotto i mari TRANI – Sui fondali del basso Adriatico giacciono 20mila bombe chimiche. Ed oltre alle bombe, il pericoloso carico di almeno tre dei quattro relitti affondati lungo le coste pugliesi: la nave “Eden V” arenatasi a Lesina (Foggia) nel 1988, dietro la quale si nascondono inquietanti traffici illeciti; la nave “Alessandro I”, affondata nel 1991 al largo di Molfetta (Bari), che trasportava 3.550 tonnellate di sostanze tossiche (dicloroetano e acrilonitrile) prodotte dall’Enichem di Gela; e la nave “Lira” affondata il 25 settembre 1997 a 500 metri dal porto di Gallipoli, il cui carico rimane sconosciuto. Quali sarebbero le conseguenze delle esplosioni delle bombe di aria compressa degli Airgun per le ispezioni geosismiche alla ricerca di idrocarburi su residuati bellici e taniche di veleni già corrosi dal mare? Se lo chiedono le associazioni “Folgore” (presidente Nunzio Di Lauro) e “Demetra” (presidente Roberto Caressa) di Trani che pubblicano un dossier sullo stato dell’arte relativo alle richieste di ricerca di petrolio al largo delle coste pugliesi, lanciando l’allarme ambientale e chiedendo ai tutti i cittadini ed ai rappresentanti delle istituzioni di far sentire la propria voce contraria alle ispezioni e alle trivelle. Ad oggi sono tre le società straniere che hanno presentato ai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico le istanze di permesso per la ricerca di idrocarburi in mare: la Petroceltic Else per la zona marina delle Isole Tremiti, la Northern Petroleum per il tratto di mare che va da Bari a Leuca e la Spectrum Geo per tutta la costa pugliese. La Northern Petroleum il 28 luglio 2011 ha annunciato di aver ottenuto già due concessioni per ispezioni geosismiche per ricerca idrocarburi nel basso Adriatico, che iniziano a ottobre 2011 e ha presentato istanze per il conferimento di altri sette permessi di ricerca. La Spectrum Geo, in data 5 agosto 2011, ha sottoposto al Ministero dello Sviluppo Economico due istanze di permesso di prospezioni geofisiche che interessano tutto il Mare Adriatico centro-meridionale, costeggiando in toto le coste pugliesi, per una lunghezza di 3898 Km e una superficie 16.169 Km quadrati. La Np, tra l’altro, per evitare di coinvolgere nella procedura di Verifica di Impatto Ambientale (Via) tutti gli Enti locali ricadenti entro 12 miglia nautiche dall’area delle attività (D.Lgs 128/2010), ha spostato l’area del rilevamento e ispezioni geosismiche a una distanza dalla costa di circa 15.4 miglia marine, in modo tale che nessun Ente locale possa essere direttamente coinvolto nel procedimento. Sono già state numerose le prese di posizione a difesa del territorio, tra le quali quella dell’assessore alle Politiche ambientali Lorenzo Nicastro che recentemente ha assicurato che sulle coste pugliesi no sarà mai autorizzato alcune attività estrattiva. Tuttavia, ricordano i rappresentanti delle due associazioni di Trani, “gli Enti provinciali e comunali, i rappresentanti del mondo politico ed i cittadini pugliesi, pescatori, commercianti, operatori turistici, sindaci ed assessori all’ambiente, unitamente ai rappresentanti del mondo accademico ed ecclesiale, devono manifestare la propria contrarietà e presa di posizione alla presenza di infrastrutture petrolifere nei propri litorali, richiedendo l’anamento dei permessi di ricerca già rilasciati ed il diniego a rilasciarne altri. La Convenzione di Aarhus – spiegano – recepita anche dall’Italia, afferma che ‘le popolazioni hanno il diritto di esprimere la propria opinione su proposte ad alto impatto ambientale e che l’opinione dei cittadini deve essere vincolante’”. 18 ottobre 2011 Nicastro: no alle piattaforme petrolifere TIRANA – Le piattaforme petrolifere per la coltivazione degli idrocarburi in Adriatico sarebbero come delle portaerei diversamente armate e i mega impianti offshore una negazione del concetto di sostenibilità ambientale insito nell'idea di energia rinnovabile. Il nostro dovere istituzionale è di vigilare in questo campo”. Così Lorenzo Nicastro, assessore regionale pugliese alla Qualità dell'Ambiente ha esordito nel suo intervento ad EcoBiz ExpoTech 2011 a Tirana, prima di proseguire per Skopje. “Riteniamo irrinunciabile proseguire nello sfruttamento delle fonti rinnovabili come pure la necessità di puntare – ha aggiunto l'assessore parlando dinanzi ai numerosi imprenditori pugliesi presenti in sala – ad un quadro di riferimento più organico rispetto a quello in cui la nostra regione ha vissuto il boom degli ultimi anni”. “Impianti sui tetti e sulle superfici utili di edifici pubblici e privati: questo è il nostro obiettivo. Una fitta rete di produzione di energia pulita che non deturpi il territorio e alimenti le nostre città e le nostre attività industriali. E' questa la svolta culturale su cui stiamo lavorando in Puglia – ha concluso l'assessore – e che vorremmo condividere, con l'apporto delle imprese della nostra regione, con i paesi balcanici del Corridoio VIII”. 17 settembre 2011 Allarme trivelle. La Puglia nel mirino delle società petrolifere Più o meno 20 giorni per dire la propria in tema di trivellazioni al largo delle coste salentine e pugliesi. Fino al 4 ottobre è infatti possibile presentare al ministero per l’Ambiente le proprie osservazioni circa le richieste di ispezione sottomarina e successiva estrazione di idrocarburi dai mari pugliesi. Il Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” costituitosi ad hoc, ha invitato tutti, istituzioni, associazioni ed anche semplici cittadini, ad esprimere il proprio parere negativo verso ogni progetto di richiesta, da parte delle società petrolifere, ad effettuare prospezioni geosismiche tramite air-gun e successive installazioni di piattaforme petrolifere. La questione è ritornata alla ribalta alcuni giorni fa quando, al largo di Santa Cesarea, alcuni cittadini hanno avvistato una piattaforma di quelle utilizzate per ispezioni in mare in vista di successive trivellazioni. L’allarme è rientrato perché dal ministero hanno assicurato che era diretta a Crotone, ma il pericolo non è scongiurato. La Puglia è infatti nel mirino di diverse società petrolifere. Sulla terraferma sono già state concesse 14 autorizzazioni per la ricerca di idrocarburi. Sono quattro, invece, le società che hanno presentato al Ministero dello Sviluppo economico istanze di permesso in mare: la Petroceltic in zona Tremiti, la Northern Petroleum nel tratto di mare antistante le coste che vanno da Bari a Leuca, l’Eni su Brindisi e la Spectrum Geo per tutta la costa pugliese. La Petroceltic si è impegnata a non svolgere alcuna attività nel mare delle Isole Tremiti fino al 22 marzo 2012, quando il Tar del Lazio prenderà una decisione definitiva. La Northern Petroleum, oltre ad essere già titolare di due permessi di ricerca idrocarburi, den.F.R39.NP e F.R40.NP (campi Giove e Rovesti in verde), ha presentato istanze per il conferimento di altri sette permessi di ricerca: d149 D.R-.NP, d60 F.R-.NP, d61 F.R-.NP, d65 F.R-.NP, d66 F.R-.NP, d71 F.R-.NP, d72 F.R-.NP( in giallo). Nelle aree in verde, come previsto nella prima fase del programma dei lavori, in autunno/inverno inizieranno i lavori finalizzati ad effettuare prospezioni geosismiche usando air-gun. Una volta concessi due permessi, potrebbe diventare ancora più facile accordare i restanti sette del progetto e poi, in caso di esito positivo delle ricerche, passare alla seconda fase che prevede l’esecuzione di un pozzo esplorativo. Numerose le osservazioni presentate dalle Istituzioni, dalle associazioni e dal comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” ai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico e diversi i ricorsi al Tar. L’Eni ha presentato, già dal ’93, a Brindisi il progetto “Aquila” e nel 2009 ha assegnato alla Saipem la conversione di una sua petroliera in un impianto galleggiante (FPSO) per lo sfruttamento di un giacimento che si trova a 25 miglia da Brindisi. Il permesso FC2AG (in rosso) è stato accordato all’Eni che dal ’92 fino al 2020 ha la “concessione di coltivazione” in quell’aria. Nel 2006, per lavori di manutenzione della piattaforma, i pozzi da cui si estraeva il greggio sono stati chiusi ma sembra che a vieti alla società di riaprirli a breve. La Spectrum Geo, in ultimo, ha sottoposto al ministero dello Sviluppo economico due istanze di permesso di prospezioni geofisiche che interessano tutto il Mar Adriatico ed in particolare la “d 1 F.P-.SP” che riguarda l’Adriatico meridionale, costeggiando in toto le coste pugliesi per una lunghezza di 3898 Km ed una superficie 16.169 Km quadrati. E’ facile intuire la delicatezza della situazione. E se anche l’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro ha assicurato il massimo dell’attenzione e ribadito la netta contrarietà della Regione ad ogni tipo di ispezione o richiesta da parte delle società petrolifere, i cittadini non dormono sonni tranquilli. Anche perché suona strano il silenzio del ministero in merito. 07/09/2011 Ricerca idrocarburi. Nicastro scrive al ministro Aggiornamento delle ore 13.00 BARI – Dopo le rassicurazioni che la piattaforma, avvistata nei giorni scorsi al largo delle coste salentine, fosse diretta a Crotone, l’assessore regionale alla qualità dell’Ambiente Lorenzo Nicastro stamattina ha inviato un’interrogazione al ministero dell’Ambiente per conoscere quali siano i pareri ambientali efficaci, inerenti progetti di ricerca di idrocarburi al largo delle coste della Regione Puglia. Due in particolare, denominati d60FR_NP e d61FR-NP, già sospesi dal Tar Lecce prima in via cautelare nel 2010 e poi con sentenza di merito nel luglio del 2011, risulterebbero infatti ancora validi. “Siamo certi che si tratti di una svista, di una mancata comunicazione – scrive l’assessore -, atteso, tra l’altro, che la società ha già ripresentato le istanze di richiesta di compatibilità ambientale. L’interesse alla ricerca di petrolio nel mare italiano e, in particolare, al largo delle coste pugliesi non è più un mistero e numerose sono le società avanzano proposte in merito. Continueremo a vigilare e a sostenere le nostre ragioni di contrarietà per salvaguardare il nostro bene comune, il nostro ambiente, le nostre attività economiche, la nostra gente che sul mare e nel mare pulito prosperano da anni”. La lettera di Nicastro Articolo correlato: Trivellazioni nel mar Adriatico. A rischio il Salento 07/09/2011 Allarme trivelle. Nicastro: ‘La piattaforma era di passaggio’ BARI – La piattaforma per ispezioni sismiche legate alle trivellazioni petrolifere che è stata avvistata nei giorni scorsi al largo delle coste salentine era solo di passaggio dall’Adriatico, diretta a Crotone. Lo ha reso noto nelle scorse ore l’assessore regionale all’Ecologia, Lorenzo Nicastro, in risposta all’allarme che si era scatenato tra cittadini, associazioni ambientaliste e politici. “Da informazioni assunte presso la Capitaneria di Porto di Bari – ha detto Nicastro – la piattaforma, denominata ‘Key Manhattan’ è oggi al largo di Crotone ed era solo in transito davanti alle coste salentine. La piattaforma è di proprietà della società Transocean, che non ha mai presentato progetti di ricerca idrocarburi in Puglia”. Per quanto a conoscenza della Regione, la piattaforma sarà dunque sistemata al largo di Crotone dove è già in attività un pozzo per l’estrazione di idrocarburi. Secondo l’assessore “ad oggi non esistono pareri ambientali efficaci per l’effettuazione di trivellazioni o di semplici saggi geosismici validi per le acque antistanti la Regione Puglia”. Le rassicurazioni dell’assessore saranno certamente molto gradite al territorio, andato letteralmente in panico alla vista della piattaforma. Resta tuttavia la mancanza di notizie ed aggiornamenti da parte del Ministero relativamente ai permessi per le trivellazioni avanzati dalle società Northern Petroleum e Spectrum Geo Ltd. Una cosa è certa: la posizione dei cittadini è netta e certamente contraria ad ogni richiesta estrattiva di idrocarburi. 6 settembre 2011 aggiornamento delle ore 14:00 Il Pd provinciale: ‘No alle trivelle. Ne discuta il Consiglio’ LECCE – Nel prossimo Consiglio provinciale si discuta del pericolo che potrebbe rappresentare, per il territorio salentino, l’avvio di attività di trivellazione ed estrazione di petrolio al largo dell’Adriatico. Lo hanno chiesto i consiglieri del Pd (Cosimo Durante, Alfonso Rampino, Gabriele Caputo, Roberto Schiavone e Loredana Capone) in una lettera appena inviata al presidente del Consiglio Giorgio Primiceri. L’allarme trivellazioni al largo delle coste salentine e pugliesi è scattato nuovamente nelle scorse in seguito all’avvistamento di una piattaforma per le rilevazioni sismiche che sono, in genere, un momento preliminari rispetto all’esecuzione delle trivellazioni. Ciò ha scatenato ambientalisti, cittadini semplici o riuniti in associazioni ed esponenti politici. Nella nota, i consiglieri provinciali del Pd hanno espresso tutta la loro contrarietà ad una eventuale autorizzazione ministeriale all’attività estrattiva e chiesto che il presidente della Provincia Antonio Gabellone si faccia portavoce di tale parere negativo presso il Consiglio dei ministri ed il Ministero dell’Ambiente. L’ordine del giorno, se discusso ed approvato in Consiglio, verrà poi inviato a tutti i Comuni salentino affinché questi lo possano recepire e inviare con urgenza al Ministero. Di seguito la richiesta di discussione dell’ordine del giorno sull’estrazione di idrocarburi. OGGETTO: O.D.G. – SALVAGUARDIA DELL’ADRIATICO E DELLE COSTE SALENTINE E PUGLIESI DALL’ESTRAZIONE IN MARE DI IDROCARBURI. IL CONSIGLIO PROVINCIALE PREMESSO • che il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato alla Società inglese “Northern Petroleum” le concessioni per avviare le ricerche di idrocarburi nell’area marina antistante la costa adriatica pugliese, dalle Isole Tremiti sino ad Otranto, ed a pochi chilometri dalla riva; • che in data 5 Agosto 2011 anche la società inglese Spectrum Geo LTD ha presentato richiesta di autorizzazione al Ministero dell’Ambiente per eseguire ispezioni sismiche nel mare Adriatico alla ricerca di petrolio, su tutta la costiera Adriatica da Rimini fino a Santa Maria di Leuca; • che altre concessioni petrolifere sono state rilasciate a ditte straniere per la ricerca di idrocarburi nell’Adriatico, nel mare Ionio e in Sicilia; • che i salentini sono già vittime di un danno ambientale ed alla salute a causa dell’inquinamento dell’aria da parte di alcune aziende operanti nei territori di Taranto, Brindisi e Lecce; • che il territorio agricolo, naturalistico e paesaggistico della Provincia di Lecce è stato snaturato e modificato nell’aspetto visivo e culturale dei luoghi dalla lottizzazione selvaggia e senza scrupoli dell’utilizzo del sole e del vento, con la costruzione di mega impianti fotovoltaici ed eolici; • che l’attività estrattiva dell’oro nero (petrolio) in mare potrebbe compromettere in modo irreversibile quelle risorse che fanno del Salento una delle migliori zone d’Italia e d’Europa: un’acqua cristallina, salubre, trasparente ed un ecosistema marino incontaminato; • che i benefici economici che il Governo trae dalla svendita del proprio territorio sono irrilevanti e per a compensativi dei rischi che il territorio potrebbe subire dalle ispezioni sismiche e dalle trivellazioni. ATTESO • che non possono valere le rassicurazioni del Ministero competente circa il sistema non invasivo della ricerca e della trivellazione dei fondali marini, quando si è a conoscenza che negli ultimi anni si sono verificati gravissimi incidenti, non ultimo quello accaduto nel Golfo del Messico, i cui danni ambientali causati dalla fuoriuscita di petrolio sono irreversibili; CONSIDERATO • che i salentini in più occasioni hanno già manifestato piena convinzione a favore delle energie rinnovabili, attuate in modo razionale e compatibile; • che la Regione Puglia ha approvato la proposta di legge alle Camere “Divieto di prospezione, ricerca, e coltivazione di idrocarburi liquidi” pubblicata sul BURP n° 126 dell’11/08/2011, per salvare l’Adriatico dalla speculazione delle società petrolifere; • che l’inizio delle trivellazioni in mare per l’estrazione petrolifera a poche miglia dalla costa di Brindisi da parte della Società Saipem, su mandato dell’Eni, può essere questione di giorni; • che il Governo si dimostra insensibile ad ascoltare la voce del popolo che invoca con forza il “Principio di precauzione” alla tutela preventiva dell’interesse pubblico ambientale; RITENUTO • che le Istituzioni locali non possono rimanere impassibili ad aspettare le possibili azioni devastanti delle suddette prospezioni di ricerca ed estrattive di idrocarburi che potrebbero colpire il patrimonio ambientale del mare pugliese e tutto l’indotto del turismo locale; ESPRIME ferma contrarietà a qualsiasi operazione di ricerca e di estrazione di idrocarburi nel mare Adriatico e lungo le Coste salentine e pugliesi; INVITA il Presidente della Provincia a rappresentare la presente decisione nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Ambiente; DELIBERA INOLTRE a) di inviare il provvedimento in questione a tutti i Comuni della provincia di Lecce, affinché venga fatto proprio ed approvato dai rispettivi Consigli comunali e inviato con urgenza al Ministero dell’Ambiente; b) di coinvolgere nell’iniziativa le altre Province pugliesi. Cosimo Durante Alfonso Rampino Gabriele Caputo Roberto Schiavone Loredana Capone 6 settembre 2011 Piattaforma per il petrolio al largo. E’ allarme trivellazioni Una piattaforma per le ispezioni sismiche in mare, avvistata lo scorso week end dai cittadini al largo delle coste leccesi da San Cataldo a Santa Cesarea Terme, ha gettato nel panico l’intero territorio. La domanda che rimbalza su social network dove le foto della “misteriosa presenza” son state “postate” (quella che pubblichiamo è di Stefano Cretì) e nei luoghi di aggregazione è se siano iniziate le trivellazioni in mare alla ricerca di idrocarburi. Quella piattaforma potrebbe infatti esserne il preludio in quanto è prassi effettuare delle ispezioni sismiche preliminari nella zona da trivellare. Il giallo è piuttosto fitto dal momento che dal Ministero non si hanno aggiornamenti recenti e le ultime notizie risalgono al 28 luglio, ovvero alla data in cui vennero autorizzate le ispezioni sottomarine a cura della Northern Petroleum, già titolare di due permessi di ricerca di petrolio nell’Adriatico e in attesa di risposte per altri sette richieste di autorizzazione. Ma non è detto che quella piattaforma avvistata sia necessariamente da ricondurre alla proprietà della Northern Petroleum. Sembra infatti che anche la società inglese Spectrum Geo Ltd, abbia chiesto al Ministero dell’Ambiente, poche settimane fa, di eseguire ispezioni sismiche nel tratto di Adriatico vicino alla Puglia. 30 giugno 2011 Trivelle in mare. Nuovo pericolo nel Salento Nuove richieste di permessi per nuove trivellazioni al largo delle coste pugliesi. In vista nuove battaglie di ambientalisti e cittadini contro la ricerca di idrocarburi nell’Adriatico meridionale. Non sono bastati gli striscioni e la manifestazioni condotte nei modi più disparati – in molti casi con la partecipazioni di artisti locali ma non solo – a frenare gli interessi economici legati all’energia in Puglia. Non è bastato evidentemente neppure che il territorio si ribellasse alla presenza di piattaforme per l’estrazione degli idrocarburi. Il Salento è nuovamente chiamato in causa da vicino. Il comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” ha infatti reso note le mai sopite intenzioni della società Northern Petroleum che nelle scorse settimane ha inoltrato nuove istanze per la ricerca del petrolio. Due, in particolare, quelle finite sotto la lente del comitato: l’istanza d71 F.R.-NP, che interessa i Comuni salentini di Giurdignano, Meledugno, Otranto, Uggiano la Chiesa e l’istanza d149 D.R.-NP che riguarda i Comuni di Carovigno, Cisternino, Fasano, Locorotondo, Monopoli, Ostuni, Polignano a Mare. I termini per la presentazione delle osservazioni del pubblico scadono rispettivamente il 2 e 3 agosto. L’invito è dunque delle istituzioni preposte, alle associazioni ed ai singoli cittadini ad attivarsi inviando osservazioni (ai sensi dell’art.6, comma 9 della legge 8 luglio 1986 n.349) presso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale – via Cristoforo Colombo 44, 00147 Roma o tramite Pec a DGSalvaguardia.Ambientale@PEC.minambiente.it. Articoli correlati: Trivellazioni in mare. Manifestazione contro 01/04/2011 Trivellazioni in mare. Il no della Regione BARI – La Conferenza dei servizi ha detto no. Il parere della Regione Puglia, nel procedimento di Via (valutazione di impatto ambientale) relativo ai permessi di trivellazione finalizzati alla ricerca di idrocarburi da parte della società petrolifera Northern Petroleum lungo la costa pugliese (da Polignano a Mare sino ad Otranto, per un totale di circa 6.600 kmq), resta negativo per ognuno dei sette progetti presentati. E ciò, nonostante la N.P. avesse provveduto a spostare le piattaforme dalle 12 miglia previste in un primo tempo, distanza entro la quale gli Enti locali hanno diritto di esprimere il proprio parere sul progetto, alle 15 miglia attuali, una distanza per la quale il parere spetta esclusivamente alla Regione, trattandosi di acque internazionali. . Il “no” della Regione è motivato già dal punto di vista procedurale e informale, in quanto la società petrolifera ha presentato la richiesta di sette singoli permessi che, di fatto, però, riguardano un unico progetto che si estende lungo la costa pugliese, dalla Provincia di Bari fino a Otranto. Per la Regione risulta pertanto impossibile esprimere una valutazione complessiva, come richiesto dalla norma per la Via. Inoltre ogni progetto è stato dalla N.P. a sua volta suddiviso in tre parti. La richiesta di permesso avanzata finora dalla società riguarda solo il primo lotto degli interventi per la ricerca, limitandosi all’esame del rischio sismico ed evitando in tal modo la valutazione complessiva delle criticità ambientali che possono derivare dall’attività di “prospezione, ricerca e coltivazione” degli idrocarburi. “Vedremo – ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro – se il ministero per l’Ambiente vorrà ugualmente rilasciare questo permesso, ignorando il rilevantissimo impatto ambientale che, in un corridoio di mare come l’Adriatico avrebbero le piattaforme petrolifere off shore con conseguente attività di desolforazione che verrebbe eseguita in loco, e dovuta all’elevato tenore di zolfo degli idrocarburi adriatici”. Il petrolio che si trova al largo delle coste pugliese non sarebbe, tra l’altro, neppure di grande qualità (viene infatti chiamato “petrolio amaro”) e necessiterebbe di pesanti processi di raffinazione. “Per un petrolio ‘non buono’ – ha aggiunto Nicastro – vale la pena esporre a rischio la pesca, l’eventualità di inciampare in ordigni bellici regalati alle profondità del mare dalle guerre, soffiare nell’aria zolfo, che i venti portano ovunque, e contravvenire ai vincoli protezionistici europei sulle colonie di Poseidonia e su quelle di Coralligeno bianco per il quale tra l’altro è appena stato varato un bando per un milione di euro”? Insomma, dalle parole dell’assessore emerge che la Puglia non avrebbe mai potuto dichiararsi favorevole nell’ambito del procedimento di Via senza aver potuto esaminare e vagliare ogni aspetto relativo alla presenza delle piattaforme della Northern Petroleum. “E’ necessario valutare ogni singolo aspetto del programma generale, per cui si chiede oggi il permesso, oltre l’impatto ambientale legato alle indagini – ha dichiarato il sindaco di Otranto Luciano Cariddi – tenendo conto dei rischi derivanti dalla eventuale futura realizzazione di piattaforme per la captazione di idrocarburi, dal momento che la Puglia tutta, e certamente la città di Otranto per quanto ci riguarda, presenta ormai da anni una forte vocazione turistica, e di eventuali vantaggi, relativi ai giacimenti petroliferi, che a quanto è dato sapere dovrebbero rappresentare una qualità di prodotto molto scarsa, ancora oggi non se ne conoscono. E’ soprattutto forte – ha aggiunto – la preoccupazione date le caratteristiche del bacino Mediterraneo, che è un mare chiuso, e, all’intero di questo, del mare Adriatico, rappresentato anch’esso da uno stretto canale dove vi è una bassa capacità di rinnovo delle acque, e dove quindi è notevole il rischio di disastri ambientali lì dove dovesse verificarsi un incidente”. La parola passa ora al ministero. 24 dicembre 2010 Trivellazioni in mare. La Np avanza richiesta La società Northern Petroleum ha avanzato la richiesta di fare delle trivellazioni lungo un tratto di costa che si estende da Polignano a Mare sino ad Otranto (circa 6.600 kmq), per verificare la presenza o meno di idrocarburi da estrarre. Per cercare di impedire quello che può rappresentare un grave rischio per le coste pugliesi, i Comuni di Otranto, Ostuni, Fasano, Polignano a Mare, Monopoli, Carovigno, Brindisi, Melendugno e la Provincia di Brindisi, presso la sede municipale di Ostuni, hanno sottoscritto un “parere” congiunto. Il documento è stato indirizzato al Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico. Il sindaco di Otranto Luciano Cariddi ha partecipato all’incontro e ha manifestato le sue perplessità sulla vicenda: “La preoccupazione di tutte le Amministrazioni è altissima, visto l’ambiente in cui dovrebbero realizzarsi queste attività. Si pensa anche alla pericolosità di eventuali incidenti che potrebbero verificarsi con grossi danni ambientali che inciderebbero negativamente sull’economia dell’intero territorio regionale, sempre più a forte vocazione turistica e dalle notevoli valenze ambientali. Ci sembra una valutazione assurda, quella della Northern Petroleum, e quindi speriamo di poter scongiurare tale evenienza”. “Nello specifico, per quanto riguarda Otranto”, prosegue il sindaco Cariddi, “parliamo di un’area che, a terra, ospita il SIC, a nord del centro abitato, e, a sud, il tratto costiero interessato dal territorio del Parco naturale regionale Costa d’Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, mentre in mare vi è la presenza del Sic marino di Alimini ed è aperta anche una procedura attivata dall’Amministrazione Comunale, con studi già effettuati dal Conisma, per richiedere al Ministero dell’Ambiente l’istituzione di un’area marina protetta a sud. Crediamo che tutto ciò sia assolutamente incompatibile con la richiesta avanzata di poter fare un’attività di quel genere”. E conclude: “Mi auguro che anche tutti gli enti chiamati a dare il proprio parere per decidere su tale procedura, vogliano tener conto delle preoccupazioni espresse nel nostro documento”. 12 novembre 2010 – Trivellazioni in mare. Insorgono gli ambientalisti Il Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” prende atto che la Northern Petroleum Ltd ha depositato, per la libera consultazione da parte dei soggetti interessati, lo studio di Impatto Ambientale, il Progetto e la Sintesi non Tecnica, relativi alla prima fase del Programma Lavori collegato all’Istanza di Permesso di Ricerca Idrocarburi in mare denominato “d61 F.R-.NP”. La denuncia del Comitato si affianca a quella del gruppo Sinistra e Libertà in Regione. La Northern Petroleum “vuole procedere alle trivellazioni incurante delle conseguenze su ambiente e turismo e del rifiuto espresso da cittadini, enti locali, associazioni, sindacati, categorie a da tutta la Puglia a iniziare dal suo Presidente”. E' quanto scrive Michele Losappio, presidente del gruppo in Consiglio regionale, in una lettera inviata al presidente della Regione, Nichi Vendola. “A una verifica attenta nell'Ufficio Via – precisa Losappio – è emerso che in questi giorni la Northern Petroleum, i cui progetti di trivellazione petrolifera nel tratto di mare di Monopoli sono oggetto di ricorso della Regione davanti alla giustizia amministrativa, ha presentato 7 procedimenti finalizzati alla ricerca di idrocarburi nel mare che va da Polignano ad Otranto”. L’area, riferisce il comunicato del Comitato, ha estensione pari a 733, 5 kmq ed è localizzata nel Mar Adriatico Meridionale a circa 70 km a nord–est di Brindisi e circa 60 km ad est di Bari, a una distanza minima dalla costa pari a 22,4 km (circa 12,1 miglia marine). Tale istanza si riferisce a un’area situata a largo delle coste di Monopoli e adiacente alla d149 D.R-.NP. Un rischio simile riguarda anche l’area relativa all’istanza d60 F.R-.NP, inerente sempre il nostro mare e per la quale la regione Puglia (insieme alle sopraccitate d61 F.R-.NP e d149 D.R-.NP), sollecitata fortemente dalla mobilitazione del Comitato, ha presentato ricorso lo scorso 15 gennaio al Tar del Lazio. Altre istanze “dormienti” riguardano almeno ulteriori 7 aree marine al largo delle coste della Regione Puglia, riguardanti il Salento. Il Comitato è chiamato ad affrontare una ferma battaglia per la salvaguardia della nostra vocazione turistica, del nostro patrimonio ambientale, della nostra stessa salute contro scelte miopi e scellerate che potrebbero per sempre pregiudicare il futuro del nostro territorio. Invitiamo le istituzioni ad attivarsi prontamente e con forza per evitare che ciò avvenga, tenendo presente che le popolazioni si sono espresse in maniera fermamente contraria all’eventuale installazione di piattaforme petrolifere (quasi 6000 persone il 23 gennaio 2010 in Piazza a Monopoli e migliaia di firme raccolte dal Comitato) e che, a differenza della scorsa volta, vi sono i tempi per poter esprimere pareri istituzionali e ambientali contrari a queste scelte nelle sedi preposte. Per aggiornamenti, consultare www.nopetroliopuglia.it Contatti nopetroliopuglia@gmail.com

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