Depressione post partum… se la conosci la eviti

Secondo uno studio della Warwick Medical School inglese, il pericolo di sviluppare la “tristezza” sarebbe in qualche modo scritto nel Dna

di Lamberto Coppola (*) Ogni anno in Italia si ammalano di depressione in gravidanza e nel post partum il 16% delle neomamme. Si manifesta quando la donna presenta da e per almeno due settimane umore depresso, mancanza di piacere e interesse nelle abituali attività e almeno cinque di questi sintomi: disturbi del sonno e/o dell’appetito, iperattività motoria o letargia, faticabilità o mancanza di energia, sensi di colpa, bassa autostima, sentimenti di impotenza e disvalore, ridotta capacità di pensare o concentrarsi e pensieri ricorrenti di morte. La maternity blues, o tristezza post-partum, è una sindrome benigna transitoria che interviene nelle prime 48 ore dopo il parto. Di norma si risolve spontaneamente entro una settimana. Se i sintomi riscontrati sono di entità maggiore, si parla invece di depressione post-partum, che deve essere affrontata in ambito medico in modo differente a seconda del tipo e della gravità dei sintomi. Le cause della depressione post-partum sono molteplici e coinvolgono fattori ormonali, fisici, psicologici, sociali e cognitivi. Le cure possono consistere nella psicoterapia e nella partecipazione a terapie di gruppo con donne che manifestano la stessa sintomatologia; nell’eventuale assunzione di ansiolitici e antidepressivi, che sono cure possibili, ma da assumere comunque sotto controllo medico e valutando l’eventuale sospensione dell’allattamento. È necessario rivolgersi ad uno specialista se i sintomi sono di una entità allarmante o comunque persistono oltre le due settimane, se si ha la sensazione di poter fare del male a se stesse o al proprio bambino e se i sintomi di ansietà, paura e panico si manifestano con grande frequenza nell’arco della giornata. Scoprire, con un semplice esame del sangue, il rischio di cadere nella spirale della depressione post-parto: una condizione che colpisce circa una neomamma su 7, e che nelle forme più gravi può anche assumere i contorni della psicosi. Al test del futuro sta lavorando il team di Dimitris Grammatopoulos, della Warwick Medical School inglese, che ha presentato i risultati del suo gruppo all'International Congress of Endocrinology in corso a Firenze. Lo studio – descritto sul 'Daily Mail' – ha coinvolto un gruppo di 200 donne seguite prima e dopo il parto, e ha permesso di scoprire che il pericolo di sviluppare la 'baby-blues' è in qualche modo scritto nel Dna: le donne predisposte alla depressione post parto – hanno concluso gli autori – sembrano avere maggiori probabilità di presentare nel proprio corredo genetico particolari varianti di 2 geni 'interruttori' cruciali nella risposta allo stress, poiché regolano la produzione di 2 recettori che a loro volta controllano l'attività dell'asse ipotalamo-ipofisario. Grammatopoulos e colleghi intendono approfondire i risultati di questa ricerca attraverso uno studio più ampio e multicentrico, che coinvolga anche altre strutture britanniche a Coventry, Birmingham e Londra. “Crediamo di avere fatto una scoperta con importanti implicazioni cliniche e sociali – dice Grammatopoulos – Se si riuscissero a identificare più facilmente le donne che rischiano la depressione post-parto, queste pazienti potrebbero essere trattate prima e con terapie appropriate”. (*) Prof. Lamberto Coppola Andrologo – Ginecologo – Sessuologo Direttore dei Centri Integrati di Andrologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana Tecnomed (Nardò- Lecce), Casa di Cura Petrucciani (Lecce) e Casa di Cura Fabia Mater (Roma).

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