Appunti e immagini di una breve vacanza alle Maldive

Maldive. Appunti e immagini di una breve vacanza

Lunedì Va incombendo, il tramonto maldiviano, con i suoi squarci di colori così struggenti da sembrare un po’ irreali…e io siedo di fronte ad una placida laguna. Lo sguardo raggiunge anche il blu dell’oceano oltre il reef e un piccolo concerto di suoni gli fa compagnia. Arriva, infatti, armonioso, il rumore delle onde appena lontane, con un sottofondo cupo, ma con toni distinti a seconda dello spirare più o meno intenso del vento che le sospinge. E’ un po’ la voce di questi elementi naturali, i quali paiono voler sussurrare: “Godeteci ma preservateci!”. Martedì Prima escursione in dhoni, la tipica imbarcazione locale, per una mezz’oretta di snorkelling, tuffo a candela con pinne ai piedi e maschera pronta. L’abbraccio dell’acqua non necessita di commento. Immediati tentativi di avvicinamento e di approccio nei confronti di schiere di pesci multicolori proprie dei fondali a ridosso del reef. Sono particolarmente fortunato e contento di incontrare una gigantesca tartaruga e, ovviamente, di soffermarmi ad ammirarla a lungo nella sua armoniosa andatura. Che meraviglia! Mi sento proprio appagato. Fugace nota stonata: tre idrovolanti, in funzione di air taxi, planano a ridosso della spiaggia, con conseguenti sbuffi ed effluvi di kerosene tipici degli aeroporti. A tavola con A., in compagnia di mamma e giovane figlia francesi. Da parte di queste ultime, ovviamente, zero conoscenza della lingua italiana e, quindi, tocca a me produrmi nel mio approssimativo francese. Vivono nella Francia meridionale, zona di Nimes – Montpellier. Faccio loro notare che la seconda città ha dato i natali al santo di cui porto il nome. Un‘altra delle “mie” solite coincidenze? La ragazza è studentessa universitaria in giurisprudenza, molti anni addietro, da bambina, è stata in vacanza ad Otranto e ricorda ancora quei bei posti. Le dico di mio figlio Daniele che fa l’avvocato. Infine, apprendendo che ama particolarmente andar per mare, le accenno che possiedo una piccola barca a vela, con relative fotografie in internet: mi chiede il nome del sito per poter vedere il tutto. Mercoledì Nella mattinata, altra escursione in battello e consueta passeggiata al largo con pinne a maschera in zona reef. Ancora stuoli di pesci dai mille colori e disegni, di dimensioni variabili tra pochi grammi e qualche chilo. Purtroppo, l’osservazione dei fondali, se da un verso m’allieta la vista e il cuore grazie alla mirabile ricchezza faunistica, per un altro aspetto mi provoca un forte shock e mi sconforta: ecco, infatti, apparire laggiù un vero e proprio ossario, con pezzi grandi, medi e piccoli, di infiorescenze di madrepore e di rami di corallo ormai senza vita, destinati a lento disfacimento. Mi è riferito che si tratta di un’infausta mazzata inferta dal “nigno”, scatenatosi violento e implacabile in una stagione di qualche anno fa. L’elevatissima temperatura prodottasi in quell’occasione nell’aria e nell’acqua ha creato uno sconquasso, un autentico sconvolgimento anche in fondo al mare. Chissà se la stupenda flora marina tipica di queste zone potrà mai rinascere! E, in caso affermativo, chissà quanti anni occorreranno perché questi mitici giardini/parchi acquatici si riformino! La distruzione quasi integrale della flora marina ha costituito una grave turbativa per l’intero sistema: in pratica, i pesci sono stati privati della loro naturale e primaria fonte di nutrimento. Di ciò, ho modo di acquisire direttamente concreta prova scorgendo numerosi esemplari intenti a piluccare le ”volgari” foglie di alghe e, comunque, notando come piccolissime briciole di una fetta biscottata scatenino orde considerevoli, appunto, di pesci. Qui c’è la fame. Nel pomeriggio, intorno ad una piccola “specchia” di pietre scure, esistente ad un certo punto del lungo e candido litorale sabbioso, vedo zampettare consistenti colonie di granchi, simili a quelli delle nostre scogliere, ma più grandi. Poi, piccola chicca finale della giornata, verso il tramonto, proprio a ridosso del bagnasciuga e in parte fuori dall’acqua, mi è dato di godere a lungo della vicinissima compagnia di una giovane murena, impegnata in una lenta e sinuosa passeggiata: anch’essa, penso, spinta dal bisogno di procurarsi qualcosa da mangiare. Giovedì Il mattino, faccio “lezione” di catamarano ed è bello. Dopo una breve siesta, nel pomeriggio mi soffermo a leggere prendendo il sole e, quindi, mi perito a ”navigare” in canoa con A. Sulla battigia, ritrovo la giovane murena di ieri, stavolta con genitori al seguito. Intorno alle 19/19,30, scorcio di tramonto, con la già accennata magia di queste Maldive. Ottima cena e, in particolare, squisite tagliatelle ai frutti di mare senza aglio (si sa che io lo amo moltissimo!). Venerdì Ho modo di rincuorarmi. Difatti, in occasione della consueta escursione in mare per lo snorkelling, il battello si porta nelle vicinanze di un altro isolotto, sempre a ridosso del reef, ma stavolta con fondali rimasti quasi completamente integri rispetto a quelli che avevo potuto ammirare nel 1997. In questo posto, per fortuna, limitato l’effetto “nigno” e, anzi, colori allegri, variopinti, sgargianti, incredibili e, poi, arboscelli più o meno grandi di corallo, anch’essi di varie tonalità e sfumature: dall’ocra, al giallo, al rosso, al nero, all’azzurro/cenerino. Un vero e proprio incanto. Dentro di me auspico che queste autentiche meraviglie possano restare sempre preservate. Meno preziose, ma parimenti utili, ampie superfici di tenera flora e arborescenze marine, buon alimento per i pesci. Questi ultimi appaiono, qui, proprio più allegri, non come quelli di aspetto” triste” notati vicino al villaggio e costretti a cibarsi prevalentemente di alghe o di briciole di biscotti e di pane, passate loro dai turisti. Al ritorno in spiaggia, anche oggi, mi attendono trenta minuti in catamarano. Sabato Dopo la “contaminazione” festaiola, subita obtorto collo ieri sera per la ricorrenza del Capodanno cinese e una discreta parentesi di sonno ristoratore, altra escursione, durante la mattinata, per lo snorkelling. Méta, un tratto di mare a tre/quattro miglia dal villaggio, in direzione nord-est. Acque calmissime, poco vento, caldo più penetrante del solito. Fondali in condizioni non del tutto buone, ma discretamente accettabili, diffuse tracce di vegetazione a beneficio della fauna ittica, che, anche nella circostanza, si presenta in variegati e multicolori esemplari. Non distruzione completa, quindi, bensì promettenti tracce di ramificazioni di madrepore e di corallo. A poca profondità e a distanza di pochi metri, vedo due grosse conchiglie mono valva, con dorsi a dune e spigoli e ”vulva” in pregiata lucidissima madrepora. Purtroppo per me, ma meglio per loro, le due conchiglie recano, dentro, esseri vivi e quindi, doverosamente, provvedo a lasciarle sul fondo. Buona fortuna, straordinari abitanti di questo oceano! A mezzogiorno, trascorro una quarantina di minuti sul catamarano con l’amico giapponese del team velico: il vento non è tanto, ma è egualmente sufficiente per divertirmi. In programma, stasera, cena al lume di candela al “Dhoni” restaurant. Nell’attesa di domani, ultima giornata piena al villaggio. Domenica Dal punto di vista del “godimento” della bellezza della natura, proprio non poteva andare meglio! Partiti in battello per la solita passeggiata in maschera e pinne, dopo una decina di minuti, ci vediamo affiancare da due aitanti e slanciati delfini, della lunghezza di circa metri 1 – 1,20 e del peso, stimo, di 70/80 chili. La magnifica coppia accompagna almeno per un chilometro la nostra barca, quasi a volerci scortare, un esemplare da un lato e il secondo dall’altro, filando proprio a pelo d’acqua per la gioia dei nostri occhi. Il luogo della sosta per lo snorkelling è un’ampia area poco profonda della laguna, alle spalle del reef, con, sui fondali, tratti di arborescenze coralline e di madrepore in condizione di triste disfacimento, ma, anche, con presenze di flora rimasta indenne dai dannosi effetti del “nigno” oppure nella fase iniziale della ricrescita. Grande ricchezza di pesci, con talune specie recanti, al solito, colori bellissimi e entusiasmanti e, per di più, mai scorte nei giorni precedenti. Osservando i fondali, mi appare allo sguardo una scena che può definirsi davvero unica e al di fuori di ogni immaginazione. Una roccia è sagomata sottoforma di copertura poggiante su due lati (si ha presente il modello ”grotta di Betlemme”?), dando così vita ad una sorta di straordinario presepe nelle acque delle Maldive. All’interno e al di sotto di questa roccia, staziona un pescione dai colori appena variopinti, esemplare di una bellissima e meravigliosa tonalità rossa a piccole squame. Se ne resta fermo, quasi a simboleggiare, se è consentito usare una grande dose di fantasia, il Bambino del presepe cristiano. Dapprima, il pescione è completamente solo, poi di lì a poco arrivano altri esemplari dalle tinte mozzafiato diffusi in queste distese dell’Oceano Indiano. E, così, la scena, sempre con molta dose di immaginazione, si può ricollegare alla rappresentazione completa dei nostri presepi. Prodigi del creato. Durante la breve traversata di ritorno, un ennesimo spettacolo affascinante, accattivante, fantastico. Ad un certo punto, dopo averne avvistati i segni attraverso inequivocabili schizzi sulle onde a poca distanza, ci troviamo preceduti e contornati da un vero e proprio branco, assai numeroso con almeno 25-30 esemplari, di delfini, aventi le medesime dimensioni dei due incontrati all’andata, ma questi ultimi particolarmente attivi con il loro emergere al di sopra del pelo dell’acqua, alti salti e autentiche piroette in verticale, avvitamenti anche doppi e tripli, il tutto motivo di gioia corale per noi spettatori e per grida di compiacimento e di emozione. L’esibizione si protrae per cinque – sei minuti, tanto che il capitano della barca, sperando di assicurarci la visione più a lungo, crede opportuno di abbassare al minimo i giri del motore. Poi il manto delle onde ritorna placido e, nel giro di poco, tocchiamo l’approdo. Veramente uno scorcio di mattinata eccezionale. Lunedì, ultimo giorno. Piccoli pensieri nelle residue ore di permanenza a Kani. L’onere di rifare i bagagli è, come al solito, delegato ad A. Dopo una bella e prolungata doccia ristoratrice e il breakfast, trascorro le prime ore del mattino intrattenendomi cordialmente con il sailing team: Adil, Iro, Rudy, Andi, Choo, Eri. Tutti bravi ragazzi e socievoli compagnoni, alcuni si cimentano anche nel nostro italiano. Alle 11,15, dopo le ultime foto, appuntamento sul piazzale dell’imbarcadero, quindi rituali abbracci e baci con i G.O del villaggio e, poi, tra i cori di saluto degli stessi, imbarco sul boat per l’aeroporto. Durante il tragitto non manca un ultimo ciao, stavolta fugace, di alcuni delfini. Alle 14, sul Boeing 777 diretto a Roma. 14 maggio 2012 Rocco Boccadamo

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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