“Contro ogni forma di respingimento”

Lecce. Iniziative per ricordare l’affondamento della nave Kater I Rades in cui morirono oltre cento albanesi. La Rete Antirazzista Salento parteciperà domani all'udienza del processo di appello

Questa sera, alle 20, presso le Officine culturali Ergot (via Palmieri a Lecce) sarà proiettato il documentario “Etoj Vivo” di Mattia Soranzo (Lecce) e Ervish Eshia (Albania) L'evento è realizzato in collaborazione con l'Osservatorio sui Balcani di Brindisi, l'Opi (Osservatorio provinciale immigrazione) e la Rete Antirazzista Salento. Interverranno l'autore Eshia, l'avvocato Antonio Camuso dell'Osservatorio di Brindisi, l'avvocato Piero Coluccia del Foro di Lecce e L'avvocato Maria Vittoria Baffa, legale rappresentante delle vittime della carretta del mare, “Kater I Rades”, che, nel 1997, affondò in acque internazionali dopo essere stata speronata da una nave militare italiana, la “Sibilla”. Morirono oltre 100 albanesi che stavano scappando dalla guerra civile scoppiata nel Paese delle Aquile. Anche il Tacco ha seguito la vicenda. Strage del Venerdì Santo: indagata per truffa l'avvocatessa dei familiari delle vittime (19 ottobre 2010) Strage del Venerdì santo: il procuratore generale chiede l'assoluzione (29 settembre 2010). Contro tutte le forme di respingimento Domani, alle ore 8.30, presso la Corte d’Appello di Lecce avrà luogo una delle ultime udienze del processo relativo all’affondamento della nave Kater I Rades. La vicenda di cui si dibatte risale al 28 marzo 1997. La Rete Antirazzista Salentina sarà presente per evitare “che cali il silenzio sulla tragedia vissuta dai profughi albanesi, per testimoniare la nostra vicinanza ai famigliari delle vittime e ai sopravvissuti e per rivendicare il rispetto del diritto internazionale”. Nel comunicato delle Rete si legge che “nonostante le testimonianze dei sopravvissuti che da subito hanno denunciato lo speronamento ad opera della nave Sibilla, oggi si tenta di archiviare quella tragedia come un errore accidentale provocato da chi era al timone della Kater I Rades. Un tentativo, che oltre ad affossare la verità storica, nasconde le evidenti responsabilità politiche del Governo Italiano e dei Vertici della Marina Militare. Quella tragedia, infatti, fu una delle conseguenze della politica dei respingimenti generalizzati inaugurata in quegli anni dal governo italiano. Quella stessa politica che ha trasformato il mar Mediterraneo in uno dei più grandi cimiteri senza lapidi della storia recente (l’Onu denuncia che in 10 anni, sono state più di 10.000 le persone morte nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa). Uno Stato democratico non può accettare che in nome della presunta sicurezza di un Paese, si innalzino barriere che impediscono ogni forma di accoglienza e che violano il diritto internazionale. La politica dei respingimenti, in aperta violazione con la Convenzione di Ginevra, nega il principio non refoulement che è uno dei principi cardine del diritto internazionale del rifugiato. Un principio che sancisce il divieto per gli Stati nazionali di respingere il richiedente asilo o il rifugiato verso luoghi dove la sua libertà e la sua vita sarebbero minacciati. L’Italia, così come è avvenuto in passato con gli accordi bilaterali con il governo albanese, continua oggi, con il trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione siglato con la Libia, a non rispettare La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art.13 diritto alla libertà di movimento) e i diritti dei richiedenti asilo”.

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