Crisi Filanto. Sel chiede conto del destino dei lavoratori

Casarano. Circa 400 operai sono in apprensione sul proprio futuro. Sinistra ecologia e libertà chiede risposte all’azienda

CASARANO – Chiedono lavoro, perché solo tornando a lavorare, potranno ritrovare la serenità di un tempo. I lavoratori del gruppo Filanto, oltre 400, sono alle prese, ogni giorno, con l’insicurezza sul futuro. La cassa integrazione straordinaria, per cui la Regione Puglia aveva chiesto al Governo centrale, 200 milioni di euro, è stata finanziata solo per metà; quindi, non ci sono soldi per tutti. E ciò nonostante la Regione abbia assicurato un’ulteriore sforzo economico pari al 40% della spesa complessiva, facendo ricorso al Fondo sociale di propria competenza per assicurare, contestualmente al sostegno al reddito, anche la promozione di politiche attive per il lavoro. Le notizie che arrivano da Bari e da Roma non tranquillizzano, tutt’altro. Ed è proprio la loro preoccupazione, che gli operai hanno raccontato, ieri, ad una delegazione di Sinistra, ecologia e libertà che li ha voluti incontrare per intraprendere iniziative comuni di rivendicazione del diritto al lavoro. “L'unica alternativa concreta è il lavoro, non vi è nessun'altra soluzione – si legge in una nota appena diramata da Sel -. Le lavoratrici ed i lavoratori del gruppo Filanto hanno il diritto di sapere quando il cosiddetto ‘accordo della befana’ sarà messo in atto. Questo è un appello accorato che non vede in contrapposizione azienda e operai, ma che urla il disagio del vivere quotidiano. Noi siamo pronti a considerare una soluzione che possa mantenere in piedi un’azienda che produce e dà lavoro nel nostro territorio”. Oggi, di fatto, sono circa 450 le famiglie degli operai che fanno parte del cluster (Filanto SPA, Leo Shoes, Tecnosuole, Zodiaco, Prosalca, Italiana Pellami, Labor) che vanno avanti solo facendo affidamento sugli ammortizzatori sociali. Tra questi vi sono gli operai Labor che, a fronte della promessa tramite l’accordo di programma, sembrano non avere più una prospettiva visto che l’azienda ha definitivamente cessato l’attività; vi sono gli operai della Italiana Pellami, misteriosamente ferma; e poi c’è la Filanto Spa, che viene progressivamente “svuotata” di dipendenti; ed infine Leo Shoes, che non sta assumendo gli operai da reintegrare ed anzi a sua volta manda in cassa integrazione i “suoi”. “Gli operai hanno necessità di risposte e prospettive chiare – si legge nella nota firmata da Marco Mastroleo -. Chiediamo alla dirigenza Filanto di illustrare cosa si vuole fare della storia di un’azienda e della comunità che fino ad oggi ha fatto diventare grande lo stesso gruppo Filanto. Oggi vi sono ‘solo’ 150 unità che sono sul posto di lavoro. Nel 1999 il gruppo contava oltre 2.700 dipendenti, qualunque ragionamento sullo stato della nostra comunità non può ignorare questo dato che ha del mostruoso. Lanciamo una richiesta di supporto a tutta la comunità casaranese e non solo perché il problema Filanto è il problema Casarano. Noi siamo al fianco dei lavoratori da sempre e siamo d’accordo con Antonio Sergio Filograna quando dice che vuole continuare nell’opera di suo padre. Non possiamo non condividere le sue parole: faremo di tutto affinché alle promesse seguano i fatti”. // La situazione del cluster Filanto oggi Filanto Spa: sui 130 dipendenti, solo 54 sono effettivamente attivi; gli altri 85 sono in cassa integrazione; Labor: L’azienda ha chiuso; 125 operai sono in cassa integrazione; Prosalco: 20 dipendenti, tutti attivi; Italiana pellami: su 25 dipendenti, solo 3 lavorano; gli altri 22 sono in cassa integrazione; Leo Shoes: in quest’azienda, tramite accordo del 5 gennaio 2011, dovrebbero confluire i 100 dipendenti della Zodiaco ed i 100 della Tecnosuole, che sono attualmente, tutti e 200, in cassa integrazione. 60 gli esodati tra Zodiaco e Tecnosuole. Da parte sua, la Leo Shoes, su 110 operai, ne ha 85 in attività e 25 in cassa integrazione.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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