Tv locali. Cgil: ‘Legittima protesta dei lavoratori’

Lecce. La Slc Cgil chiede l’interessamento di Regione Puglia, istituzioni e forze politiche e annuncia una richiesta di incontro al Prefetto

LECCE – Oltre le luci e i lustrini, c’è il buio negli studi televisivi della provincia di Lecce. E le condizioni cui sono costretti i lavoratori delle emittenti locali raramente sono note: stipendi inadeguati e sempre in ritardo, in alcuni casi anche di sette o otto mesi. L’appello lanciato dal cameraman Vincenzo Siciliano su facebook a boicottare le dirette elettorali ha trovato nella rete grande approvazione. E finalmente i problemi di un’intera categoria sono usciti allo scoperto. Nelle scorse ore il consigliere regionale e presidente di Moderati e Popolari Antonio Buccoliero ha manifestato la sua vicinanza ai lavoratori in difficoltà. “Per quanto mi riguarda – ha detto – sono disponibile a sposare in toto la causa di questi lavoratori, cercando con essi, con gli editori, con i sindacati di categoria e con i rappresentanti politici e istituzionali, senza demagogie e polemiche, una soluzione efficace ad una vertenza, che rischia di affossare ulteriormente l'economia salentina”. E Salvatore Labriola, segretario generale del Sindacato Lavoratori della Comunicazione della Cgil Lecce, ha annunciato che la Cgil la prossima settimana invierà una richiesta di incontro alla prefetta Giuliana Perrotta per cercare soluzione al problema. “I lavoratori, vere colonne portanti di un mondo falsamente scintillante, da mesi senza retribuzioni, sono ormai al limite dell’esasperazione – ha dichiarato Labriola -. E la scelta di proporre una protesta con l’astensione dalle mansioni di operatori dell’audiovisivo e di cameraman, in un momento di massima attenzione pubblica e di audience come quello del voto amministrativo, appare più che legittima. Le emittenti televisive locali sono di fatto aziende in cui non sono rispettati i diritti basilari dei lavoratori: dalle retribuzioni non corrisposte da mesi (in alcuni casi da 7-8 mesi) fino all’applicazione del contratto che spetta a quei lavoratori con quelle mansioni. Spesso infatti, per esclusivo tornaconto delle aziende, ai lavoratori vengono proposti contratti di qualsivoglia categoria, salvo l’unico in cui dovrebbero essere inquadrati: il Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti di imprese radio televisive private. L’assenza del sindacato e del confronto all’interno di queste aziende ha contribuito a una perdita progressiva di diritti fondamentali: orario di lavoro, salario e contribuzione certi. Siamo quindi davanti a una situazione molto preoccupante, non giustificabile da motivazioni economiche, alla luce anche del fatto che le emittenti salentine risultano destinatarie di sostanziosi finanziamenti pubblici, come contenuto nella delibera del Corecom Puglia del 4 aprile scorso (http://corecom.consiglio.puglia.it/funzioni_proprie/contributi/delib9.pdf), dove i requisiti per accedere ai contributi pubblici è la regolarità dei rapporti di lavoro e della contribuzione”. Labriola ha inoltre sottolineato come il settore possa incontrare ulteriori problemi con il passaggio del segnale televisivo dall’analogico al digitale. Da qui la necessità di regole rigorose in cui le risorse pubbliche destinate all’emittenza televisiva siano riservate solo a chi rispetta contratti, regole, relazioni sindacali. “Chiediamo l’interessamento delle istituzioni, in primis della Regione Puglia, delle forze politiche del territorio e dei candidati sindaco, fruitori privilegiati del mezzo televisivo, affinché siano rispettate le rivendicazioni e riconosciuti i diritti dei lavoratori”. Legge il Caffè della direttora Maria Luisa Mastrogiovanni su questo tema.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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