Terme di Santa Cesarea, concessione revocata

Santa Cesarea. Il Tar ha accolto il ricorso del Comune contro il rinnovo della concessione per lo sfruttamento delle sorgenti termali da parte della società

SANTA CESAREA TERME – La concessione per lo sfruttamento delle sorgenti termali di Santa Cesarea da parte della società Terme di Santa Cesarea è scaduta ed il suo rinnovo va anato. Lo ha deciso il Tar di Lecce lo scorso 23 febbraio (la sentenza è stata depositata il 27 aprile) accogliendo il ricorso presentato dal Comune di Santa Cesarea contro il provvedimento di rinnovo emanato dalla Regione. La società Terme di Santa Cesarea aveva ottenuto la concessione ventennale per lo sfruttamento delle sorgenti denominate “Santa Cesarea” il 30 luglio 1991 dal presidente della Giunta regionale e ne ha chiesto il rinnovo, per altri 20 anni, il 29 luglio 2010. Al rinnovo si è subito opposto il Comune, interessato a partecipare all’assegnazione della concessione scaduta, che ha comunicato le sue ragioni in una nota inviata alla Regione il 23 marzo 2011 e poi in una seconda nota, più dettagliata, inviata dopo che la richiesta di rinnovo è stata pubblicata sull’albo pretorio. La Regione ha comunque rinnovato la concessione alla società Terme di Santa Cesarea, in data 19 luglio 2011, per la durata di altri 20 anni. E contro questo provvedimento il Comune ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo. Nel ricorso si sostiene che la Regione non ha verificato, prima di rinnovare la concessione, se la società “Terme di Santa Cesarea” avesse ottemperato agli obblighi imposti e se avesse ancora i requisiti richiesti; che la domanda di rinnovo è stata presentata oltre il termine; che la Regione non ha preso in considerazione le opposizioni avanzate dal Comune; che per assegnare la concessione si sarebbe dovuta fare una gara formale e dunque l’art. 30 l.r. 44/1975 è incostituzionale laddove prevede il rinnovo senza gara. Al ricorso la società si è opposta con un controricorso, presentato il 14 novembre 2011, in cui si sostiene l’inammissibilità del ricorso del Comune per “carenza di legittimazione e di interesse”. Con la sentenza del 23 febbraio, il Tar ha però dato ragione al Comune. Con grande soddisfazione del sindaco Daniele Cretì. “Credo che l'azione politica di un amministratore pubblico debba essere sempre finalizzata alla tutela e valorizzazione del bene comune – ha dichiarato il primo cittadino -. La sentenza emessa dal Tar di Lecce interessa una porzione di terreno su cui circa vent'anni fa è stato realizzato il cosiddetto ‘Nuovo Centro Termale’ costato alle casse pubbliche quasi 40 miliardi delle vecchie lire. Credo, quindi, sia un dovere delle Istituzioni cercare soluzioni idonee per mettere in funzione questa struttura di proprietà comunale ed attualmente concessa in uso alla società ‘Terme di Santa Cesarea’ dotandola delle necessarie acque minerali. Noi non intendiamo nel modo più assoluto mettere in ulteriore difficoltà un'azienda di cui, peraltro, il Comune di Santa Cesarea è socio quasi al 50%. Nell'assemblea dei soci che si è tenuta venerdì scorso per l'approvazione del bilancio abbiamo già chiesto al socio Regione un tavolo di concertazione per discutere anche di questa problematica nell'interesse della comunità cesarina e del territorio: sono convinto che con il buon senso da parte di tutti si possa addivenire quanto prima ad una soluzione condivisa’.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!