Viva il partito della pagnotta

Il voto di scambio? Si grazie, purché si mangi. Il fenomeno c’è cresce, e si vede

Il nostro Paese non era mai sceso così in basso. Non serve fare l’elenco di quello che ci ha fatto sprofondare: dall’editto bulgaro, al partito dello strapuntino, dalla D’addario a Ruby, da Lusi a Scilipoti, dal Trota a Rosy. Ho citato, così, in ordine sparso, tipo flusso di coscienza. Adesso stiamo grattando il fondo: un tempo c’erano le scarpe spaiate: ne davano una prima del voto e l’altra a voto fatto. Poi la banconota da 50 euro strappata, con lo stesso concetto. I buoni benzina hanno caratterizzato gli anni Novanta. Però a volte c’era la fregatura, non erano esigibili. Adesso si punta al sodo, o al soldo: tutti e subito, 100 euro a voto, li preferiscono a Lecce, zona Vele. I candidati sindaco si azzuffano via stampa. A Brindisi sono signori o, uomini di mare, fate un po’ voi. Di fatto hanno più senso pratico: si fanno portare le buste della spesa direttamente a casa. Così il candidato sindaco di Idv Roberto Fusco ironizza e stampa buoni “per la legalità”, “per la salute”, “per l’ambiente”, validi cinque anni, in caso di vittoria. Nel basso Salento, a Casarano, un episodio increscioso: un candidato di Idv, attivo da anni nel volontariato, distribuiva prodotti alimentari a “marchio Ue” nel suo comitato elettorale. Lodevole iniziativa, quella di distribuire “pani e pesci” ai bisognosi, ma perché farlo nel comitato? Il candidato sindaco del Pdl protesta via comunicato stampa e l’altro querela. Falliti tutti gli ideali e falliti tutti i partiti, i cittadini hanno già votato. In tempi di crisi vogliono il partito della pagnotta. Quella vera.

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