‘50 e 50’. Non una quota, la parità

La portavoce del comitato promotore ‘Doppia preferenza’ Magda Terrevoli illustra gli ideali che animano la proposta di modifica della legge elettorale pugliese

di Magda Terrevoli* É opportuno definire la storia che ha portato tante donne ed uomini di Puglia a presentare la legge di iniziativa popolare sul riequilibrio di genere nelle elezioni per il Consiglio regionale. Il desiderio che ci ha mosso ed unito è stato quello di rimettere in moto la discussione sulla rappresentanza delle donne nella politica. Le ragioni che hanno spinto tante di noi, differenti per storie ed appartenenze, a mettersi insieme nel tentativo di rilanciare il ruolo delle donne in maniera forte e coesa ha qualcosa di magico. Abbiamo compreso che è il tempo ed il luogo per agire insieme. Il tempo è dettato dall'oggi, dalla insignificanza dell'offerta politica dei partiti impegnati ormai a gestire l'esistente o ciò che di esso rimane, ed il luogo è la Puglia dove più si è sviluppata l'incredibile collisione tra rinnovamento e antiche, pessime consuetudini. Abbiamo strutturato un percorso in cui il cambiamento dovrà trasformarsi da ipotesi e suggestione a reale trasformazione. Ma per tutto questo non vi è bacchetta magica che possa realizzare miracoli e su questa consapevolezza ci siamo mosse/i. Per questo non comprendo le critiche ed i distinguo alla legge di iniziativa popolare sulla doppia preferenza. Anche noi ne conosciamo limiti e rigidità, ma siamo ancor più consapevoli del panorama politico in cui ci muoviamo La legge che chiediamo di sostenere attraverso una firma è solo l'inizio di un percorso. É il primo passo che ci potrà permettere di allontanarci dalla devastante immagine di un consiglio regionale abitato solo al maschile. Davvero qualcuno crede che tutti i 67 uomini (su 70) che attualmente hanno competenza di legiferare in Puglia, abbiano la spinta etica ad aprire le porte alle donne? Qualcuno pensa davvero che nell'ipotesi (ipotesi) di riduzione del numero dei Consiglieri regionali, i nostri legislatori facciano un ulteriore passo indietro per favorire l'ingresso delle donne nel Parlamento pugliese? E se davvero avessero sposato la causa della parità di genere, non avrebbero forse già approvato una legge che potesse sostenerla e garantirla? I mille distinguo servono soltanto ad allontanare la nefasta (per loro) eventualità! La nostra proposta ha in sé tanti ragionamenti e tante riflessioni ma ha anche radici profonde. L'aver adottato una legge quale quella Campania, permette di inserire con semplice modifica la questione di un genere sotto rappresentato nella attuale legge elettorale pugliese. Non lascia possibilità alcuna a giustificazioni di tempo (potremmo votare molto presto e come sempre non avere possibilità di grandi stravolgimenti) e, non offre il fianco ad alcun ricorso di legittimità, in quanto già vigente e già passata al vaglio della Corte Costituzionale con sentenza n.4/2010. Ma ha in sé qualcosa di più, offre uno contesto totalmente diverso dalle quote, le liste composte al 50 e 50 di donne ed uomini, non sono quote, ma richiesta di uguale rappresentanza, non una quota ma la parità! Ma c'è di più: l'introduzione dell'inammissibilità della lista non coerente con la parità, dimostra che non chiediamo risarcimenti alla illegalità. A questo proposito vorrei ricordare che in Puglia esiste già una legge elettorale che prevede le quote nelle liste ed il non rispetto fa scattare una sanzione economica. E vorrei ricordare che la stessa legge non è rispettata né nella composizione delle liste, né nel conseguenziale risarcimento, dagli stessi partiti a cui appartengono i legislatori che hanno scritto ed approvato la legge. Da tutto questo noi prendiamo le distanze. Chiedere che una lista sia composta in maniera paritaria significa chiedere ai partiti ed ai movimenti di aprirsi ai contributi delle donne e, costruire con loro un percorso che porti nuovamente le donne a fidarsi dell'interlocutore e a non sentirsi esclusivamente usate quale casuale riempitivo. Senza questa dichiarazione di onestà è chiaro che le donne non si presteranno a fare le controfigure del a. Le donne hanno un grande desiderio ed una grande passione nel fare politica e d'altronde la fanno tutti i giorni nelle scuole, negli ospedali, nelle famiglie, nel welfare che sostiene la nostra Regione, ma hanno ben compreso che per cambiare davvero devono avere voce in tutti i luoghi dove si sceglie e si decide per tutte e tutti. E qui è necessario fare una riflessione: se saranno tante, potranno lavorare e portare il loro punto di vista, se poche e sparute, dovranno di fatto adeguarsi alla maggioranza maschile. Il dato quantitativo fa la differenza e, permette, quel percorso che potrà portare ad un reale cambiamento. La questione della doppia preferenza ha, inoltre, un valore fortemente simbolico in quanto fa intravedere che non vi è una banale guerra tra sessi ma una opportuna possibilità di esprimere un doppio sguardo. Un uomo ed una donna che fanno campagna elettorale insieme, offriranno una rivoluzione visiva e sostanziale. Si proporrà un nuovo patto tra i sessi complementari e non antagonisti. Il resto, la qualità, la moralità, la competenza, pur osservando che mi è incomprensibile che questi discorsi vengano tirati fuori solo quando si parla di donne, non sarà mai una legge a definirli, anche perché abbiamo tutti imparato quanto facile è aggirarla, ma sarà compito di quei partiti che dovrebbero riappropriarsi di quel ruolo di rappresentanza della società a cui pare abbiano spesso derogato. É un primo passo, ma un passo partecipato che sta coinvolgendo l'intera popolazione pugliese negli incontri, nelle assemblee, intorno ai tavolini per la raccolta delle firme. Siamo tornate a parlare e a discutere con le tante persone che firmando hanno fatto della nostra proposta di legge la loro proposta di legge. Lasciare inascoltata la loro richiesta sarà oggi più complicato. *portavoce comitato promotore Doppia preferenza

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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