La rinascita di Lecce. Le proposte di Confindustria ed Ance ai candidati

Lecce. Gli industriali hanno chiesto ai sei aspiranti sindaco della città di rendere Lecce un motore di sviluppo. Ecco, nel dettaglio, le loro idee

LECCE – Al centro del discorso c’è stato un unico punto: rendere Lecce una città capace di crescere, da tutti i punti di vista. Economica, culturale, sociale. Un unico punto, un obiettivo ambizioso. Così, ieri,i sei candidati alla carica di sindaco del capoluogo salentino, Paolo Perrone, Loredana Capone, Luigi Melica, Antonio Capone, Maurizio Buccarella, Andrea Valerini, in occasione del confronto convocato presso la sede di via dei Fornari da Confindustria ed Ance, si sono trovati a rispondere alle domande degli imprenditori. I quali hanno tuttavia assunto un ruolo di grande partecipazione nel delicato cammino immaginato, avanzando le loro proposte. Ed ecco allora che Confindustria ha chiesto ai sei aspiranti primo cittadino (che presto sono rimasti in cinque in quanto Andrea Valerini, il candidato di Alternativa comunista, ha abbandonato l’aula) di puntare su cinque temi considerati prioritari, concentrando in queste cinque direzioni gli interventi: la città come motore di crescita; la cultura come leva dello sviluppo; la dimensione logistica di Lecce e del Salento; le aree di sviluppo industriale; le questioni fiscali. “Più che nel passato – ha detto il presidente degli industriali Piernicola Leone De Castris – risulta oggi evidente il ruolo determinante che l’amministrazione pubblica riveste nelle strategie di sviluppo del territorio, sia per quanto concerne le attività ed i servizi di diretta competenza, sia in particolare per quanto concerne le politiche in favore dell’economia e dell’occupazione. Una domanda crescente sempre più indirizzata all’amministrazione pubblica riguarda, infatti, la capacità di fare sistema, assicurando processi di governance orizzontale e verticale in grado di favorire il più ampio coinvolgimento e partecipazione delle forze economiche e sociali alle grandi scelte che ispirano e condizionano le prospettive a breve e medio termine. In questo scenario non è più sufficiente riuscire a garantire crescenti standard di servizi ai cittadini ed alle imprese, ma occorre sempre più impegnarsi in politiche attive a sostegno dello sviluppo e dell’occupazione in una logica di crescente e costante concertazione e condivisione delle scelte e delle responsabilità”. Ance ha invece proposto una pianificazione territoriale che tenga conto di più componenti contemporaneamente e che dunque guardi, in una visione di insieme, al ciclo energetico ed alla mobilità delle persone, alla gestione dei rifiuti, all’istruzione ed alla sanità, fino alla fruizione del patrimonio culturale ed al turismo. In una parola, l’obiettivo è rendere Lecce una “Smart City”. Una sfida che significa non solo porre al centro la rinascita dell’attività edilizia ma dare risposte ad esigenze sociali ed economiche vecchie e nuove. “La rigenerazione urbana rappresenta un nodo essenziale per il domani – ha detto il presidente Nicola Delle Donne -, nella consapevolezza che una politica di rinnovamento del patrimonio edilizio è importante sotto molteplici motivi”. // Le proposte di Confindustria Confindustria Lecce ha avviato un percorso di reciproca conoscenza con le principali Istituzioni del Salento, per cercare di analizzare le condizioni in cui opera l’impresa sul Territorio e spiegare quanto sia importante valorizzare l’azione imprenditoriale per lo sviluppo non solo economico, ma anche sociale e culturale della nostra comunità. L’obiettivo è quello di sottolineare l’importanza delle imprese come motore di crescita, perché hanno un valore sociale enorme che si estrinseca nella responsabilità verso dipendenti, collaboratori e territorio e nella dimensione etica che le caratterizza nei confronti della comunità. Confindustria Lecce individua i seguenti temi come prioritari sulle quali occorre concentrare gli interventi: a) la città come motore di crescita, b) la cultura come leva dello sviluppo, c) La dimensione logistica di Lecce e del Salento, d) Aree di sviluppo industriale, e) Questioni fiscali. A. La città come motore di crescita L’esperienza condotta fino ad oggi sottolinea ulteriormente il ruolo della città di Lecce come volano per lo sviluppo del territorio sia dal punto di vista dei servizi a maggiore valore aggiunto in favore dei cittadini e delle imprese, sia per quanto concerne l’attenzione alle connessioni del sistema-città con il resto del territorio. La città di Lecce deve essere considerata sia dal punto di vista dello sviluppo urbanistico e produttivo interno, sia in particolare per quanto concerne la sua interconnessione con la rete culturale, economica, commerciale e storica presente sul territorio che consente di collegare la città con i suoi dintorni. La nozione di “impronta cittadina” riflette l'idea che la città da sola non sia più sostenibile senza l’ulteriore qualificazione dei dintorni, dei collegamenti commerciali e delle connessioni per la viabilità economica e sociale. Occorre intervenire per: 1. Rafforzare lo sviluppo urbano partendo dagli interventi di rivitalizzazione economica del centro storico attraverso la realizzazione di piccoli laboratori e botteghe giovanili volti al recupero delle tradizioni e peculiarità artistiche locali e di micro-imprenditoria dei servizi in grado di integrare l’attuale offerta del centro storico (invertendo la direzione che vede il centro storico sempre più riservato unicamente a pub e ristoranti). 2. Affrontare il tema dei servizi urbani ed in particolare intervenire per rafforzare il ruolo dei soggetti privati nella gestione e nella qualificazione dell’offerta. 3. Sviluppare il piano urbano della mobilità, affrontando il tema della riduzione dell’inquinamento, anche attraverso: la creazione di parcheggi (di superficie e sotterranei); implementazione di un sistema di trasporto pubblico adeguato e funzionale alle caratteristiche della città (ad esempio impiegando bus elettrici di piccola dimensione). 4. Risolvere in maniera strutturale il problema del collegamento con l’aeroporto di brindisi e creare strutture di razionalizzazione della movimentazione di cose e persone in ingresso dalla provincia. 5. Individuare meccanismi e procedure che consentano il pieno ed attivo coinvolgimento del partenariato economico e sociale nelle politiche di qualificazione dei centri urbani, nonché l’attivazione del capitale privato nei singoli progetti di recupero e rilancio economico ed occupazionale delle aree urbane. 6. Dare concretezza ed attuazione allo sviluppo delle Zone a burocrazia zero. B. Cultura, turismo e agroindustria leve fondamentali dello sviluppo economico e sociale La Cultura costituisce oggi un grande investimento ed una grande opportunità di comunicazione per contribuire ad accrescere oltre confine la conoscenza del territorio e delle più ampie potenzialità economiche e culturali presenti. Occorre a tale riguardo rafforzare l’economia basata sulla piena e consapevole valorizzazione delle risorse storico-culturali, in grado di potenziare efficacemente la vocazione di Lecce in direzione dello sviluppo di un’economia della cultura e del turismo culturale, ma anche in direzione dello sviluppo delle specifiche proiezioni riferite alla portualità turistica, all’attività congressuale, agli impianti sportivi e di intrattenimento di alta qualità in grado di accrescere ulteriormente la capacità di attrazione del territorio. Il patrimonio artistico e culturale leccese, alla luce delle dinamiche economiche e sociali in atto, rappresenta, infatti, un luogo privilegiato di incontro ed una straordinaria occasione di sviluppo per il territorio intero, anche in considerazione dell’interesse crescente del sistema delle imprese presenti sul territorio di investire direttamente in tale settore. Investire in cultura rappresenta per l’impresa un modo di rafforzare i legami con il proprio contesto di riferimento, in un impegno stabile civile, oltre che economico, che ripercorre i più avanzati concetti di responsabilità sociale aziendale. Considerando che le imprese non sono solo soggetti economici, ma anche e, soprattutto, attori sociali e culturali, capaci di creare valore nelle comunità di cui si sentono “cittadine”, occorre rafforzare gli investimenti pubblici e privati con l’obiettivo di potenziare la capacità di attrarre quote crescenti di domanda nazionale ed internazionale di arte e cultura. Da qui la convinzione di puntare in modo sistematico su investimenti finalizzati a: 1. Moltiplicare e diversificare l’offerta locale e contribuire a creare opportunità di coinvolgimento e di crescita sociale e culturale con particolare riferimento alle fasce giovanili della popolazione. 2. Portare in città manifestazioni ed eventi di rilievo nazionale che diano lustro e facciano entrare stabilmente Lecce nel circuito del turismo che conta. 3. Privilegiare il finanziamento di progetti volti a realizzare una gestione integrata ed a rete del patrimonio storico-culturale al fine di valorizzare l’offerta territoriale ed accrescere gli attuali livelli di fruizione pubblica. 4. Qualificare il settore della cultura attraverso l’integrazione tra i soggetti imprenditoriali, istituzionali e dei saperi per la crescita del Salento. 5. Sostenere l’immagine del territorio in ambito nazionale ed internazionale qualificando la città di Lecce quale centro attrattore dell’intero Salento, dal punto di vista storico-culturale, completando gli interventi di tutela del patrimonio artistico e promuovendo forme di gestione innovativa a fini turistico-culturali. La candidatura della Città di Lecce a “Capitale della Cultura 2019” nonostante la difficoltà rappresentata da una forte e nutrita concorrenza a livello regionale, nazionale ed europeo, deve rappresentare occasione per addivenire ad una condivisione ampia e positiva di un progetto di sviluppo del territorio. 6. Avviare una programmazione tesa a qualificare la città di Lecce come vetrina nazionale ed internazionale delle produzioni tipiche agroindustriali del Salento. C. La dimensione logistica di Lecce e del Salento Lo sviluppo della città di Lecce ed il perseguimento di più elevati livelli di occupazione e di qualità della vita appare sempre più legato al rafforzamento delle reti di comunicazione finalizzate a ridurre le distanze che ancora oggi caratterizzano il territorio nei confronti delle direttrici nazionali ed internazionali. Lecce ed il Salento, grazie ai porti a vocazione industriale e commerciale di Brindisi e Taranto, ed agli aeroporti di brindisi e Grottaglie, deve inserirsi nel contesto logistico dell’Italia Meridionale . Un aspetto prioritario per le prospettive di crescita dell’economia leccese e salentina (non solo dell’industria, ma anche del turismo e dell’agricoltura) è dato, infatti, dalla creazione di un sistema integrato ed intermodale di trasporto merci/passeggeri al servizio delle imprese e dei cittadini. Al riguardo gli interventi prioritari riguardano: 1. Il potenziamento della grande direttrice di collegamento da Lecce con Taranto, con specifico riferimento alla rete stradale e ferroviaria del versante ionico ed alla necessità di ridurre fortemente i tempi di collegamento con l’area portuale e con l’area aeroportuale ed il polo aeronautico di Grottaglie; a tale riguardo un’attenzione particolare dovrà essere prestata alla direttrice di collegamento con Ferrandina anche alla luce del rafforzamento dell’Asse di collegamento con Salerno. 2. Sul fronte dei collegamenti con l’aeroporto di Brindisi, la realizzazione di una linea ferroviaria che colleghi direttamente l’aeroporto “Papola Casale” con la stazione ferroviaria di Lecce; l’intervento può essere realizzato grazie al recupero di un binario dismesso utilizzato in passato per trasporto commerciale ed alla costruzione ex-novo di un piccolo punto di arrivo nei presi dello scalo aeroportuale di Brindisi. 3. Attivare il progetto che prevede lo spostamento della stazione ferroviaria di Lecce al fine di consentire l’ampliamento ed il potenziamento dei servizi e dei collegamenti sia in direzione del traffico merci allocato nello scalo di Lecce-Surbo, sia, soprattutto, di quello dei passeggeri, potenziando la funzione di stazione di testa che il capoluogo assume nel più ampio contesto regionale. D. Aree di sviluppo industriale È sotto gli occhi di tutti la grave situazione in cui versano le zone industriali dei comuni salentini. Da attrattori di investimenti, a causa delle grandi carenze in termini di servizi e di vivibilità, si sono trasformate in aree nelle quali solo l’impegno delle imprese insediate ha reso possibile la crescita di attività produttive consistenti. La gestione di tali realtà, affidate oltre vent’anni fa al Consorzio Sisri, oggi Asi, si è rivelata fallimentare. Il Consorzio ha maturato una posizione debitoria nei confronti dei Comuni, dell’Acquedotto Pugliese e per il servizio di raccolta rifiuti, tale da minarne seriamente ogni capacità operativa. Confindustria Lecce si è sempre spesa per venire incontro alle esigenze delle imprese, cercando di trovare una soluzione che potesse da un lato ripristinare l’attività del Consorzio e dall’altro ridare alle aree industriali la dignità ed il decoro che meritano. In tale ottica, Confindustria Lecce ha presentato un progetto che prevede la creazione di un nuova società consortile o società per azioni a partecipazione privata, con lo scopo di fornire i servizi alle imprese che il Consorzio Asi non è mai stato in grado di erogare. Solo un ente partecipato direttamente dalle imprese interessate ai servizi potrà assicurare una gestione efficace ed efficiente della zona industriale e rendere nel tempo l’area attrattiva ad investimenti esterni. E. Questioni fiscali La Manovra Monti ha anticipato al 2012 l’introduzione dell’Imu, istituita e disciplinata dal D.Lgs. sul federalismo municipale (D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23). Questo provvedimento comporterà un aumento delle imposte a carico delle attività economiche, che autorevoli centri studi stimano superiore al miliardo di euro per le sole imprese industriali ed artigiane. Tale impatto è determinato dalla differenza tra la nuova aliquota Imu (al 7,6 per mille come previsto dal decreto sul federalismo fiscale) e la vecchia Ici (al 6,4 per mille sulla media nazionale applicata dai comuni nel 2009). A questo si aggiunga la rivalutazione del coefficiente moltiplicatore che verrà applicato alle rendite catastali che, per effetto del decreto “salva-Italia”, è passato da 50 a 60 per i fabbricati classificati in categoria D (opifici, alberghi, ecc.) e che dal 2013 sarà portato a 65. I Comuni possono agire sull’aliquota Imu variandola al massimo di 0,3 punti percentuali in aumento o in diminuzione. In considerazione della difficile situazione economica e finanziaria in cui versano le imprese della provincia di Lecce l’auspicio è che l’applicazione della nuova imposta non si traduca in un enorme aggravio per le imprese. E che, appena se ne presentino i presupposti, si provveda a mettere mano alla riduzione o addirittura eliminazione di tale ulteriore imposta. // Le proposte di Ance LAVORI PUBBLICI Il Comune deve dotarsi di un prezzario dei lavori pubblici che sia obbligato riferimento per tutti i progetti delle opere che andranno in gara ed, anche, di un prezzario degli oneri della sicurezza. Questi due importanti provvedimenti renderanno “sostenibile” l’appalto , data la stretta correlazione esistente tra l’importo stimato a base d’asta e la qualità delle prestazioni richieste, il rispetto delle misure di sicurezza nei cantieri, l’affermazione del lavoro regolare. E’ opportuno, anche limitare il ricorso alla procedura di gara con l’offerta economicamente più vantaggiosa solo a quelle opere che richiedono realmente prestazioni tecnologiche innovative ed un surplus di qualità progettuale. URBANISTICA ED EDILIZIA In considerazione della crisi economica che sta investendo tutti i settori dell’economia ed, in particolare quello edilizio, è necessario che vengano previste azioni utili a favorirne lo sviluppo e il rilancio sia da un punto di vista procedurale sia da un punto di vista operativo incentivando le operazioni maggiormente rispondenti ad una logica di rilancio dell’attività edilizia. In particolare è opportuno che il Comune si impegni: • ad individuare gli ambiti e gli edifici da riqualificare dando priorità agli interventi di riqualificazione ambientale e urbana previsti dagli artt. 7 bis, 7 ter, 7 quater, 7 quinquies della Legge regionale del 29 luglio 2008, n. 21 come introdotti dalla Legge regionale del 1 agosto 2011, n. 21 e a stabilire i parametri per l’applicazione della premialità volumetrica tenendo conto dei maggiori oneri conseguenti agli interventi di sostituzione edilizia; • a velocizzare l’iter di recepimento della L.R. 13/2008 e incrementare ed incentivare l’utilizzo del Protocollo ITACA, applicando, attraverso delibere proprie: a) sgravi fiscali; b) costi di costruzione; c) imposte comunali; d) individuazione di aree da riqualificare dove gli incentivi possono essere maggiori; • a efficientizzare lo Sportello Unico snellendo le procedure per il rilascio dei titoli abilitativi; • a snellire le procedure di occupazione di suolo pubblico, anche con tariffe agevolate, e gli adempimenti di apertura del cantiere; • a prevedere una proroga di due anni dei termini di efficacia dei titoli abilitativi edilizi rilasciati o formatisi a partire dal 1 gennaio 2010, sia per l'inizio lavori che per il termine di ultimazione degli stessi, che per gli interventi oggetto di convenzioni di lottizzazioni o accordi similari con sospensione nel medesimo periodo del pagamento degli oneri di urbanizzazione (sul punto si richiama il Comune di Parma che, proprio in funzione del rilancio dell’economia attraverso l’attività edilizia, ha approvato una Delibera n. 387/19 del 2/4/2009 contenente un pacchetto di misure “anticrisi”, volte ad incentivare l’avvio ed il completamento degli interventi urbanistico-edilizi, fra le quali vi è anche l’estensione, successiva alla scadenza del titolo abilitativo, della validità delle proroghe già concesse entro il 30.09.09 per consentire la fine dei lavori edilizi in essere); • a valutare l’opportunità di prevedere le condizioni affinchè si possa ottenere il certificato di agibilità parziale disponendo che lo stesso venga rilasciato sia per i casi di “complesso di edifici legittimati con unico titolo abilitativo” sia in caso di “edificio e/o intervento edilizio a schiera”; • ad attivare, alla luce della recente normativa in materia di DURC per i lavori privati, ogni forma di collaborazione con la Cassa Edile di Lecce; • a disporre che in sede di presentazione dei titoli abilitativi venga indicato il quantitativo di inerti da demolizione che si intende produrre e prevedere all’atto di ultimazione dei lavori copia della documentazione attestante l’avvenuto regolare smaltimento degli stessi; • a prevedere una procedura per la gestione delle terre e rocce da scavo derivanti dai cantieri pubblici e privati con particolare riguardo a quelli di piccola dimensione; • ad inserire nei capitolati delle opere pubbliche l’indicazione per utilizzare almeno il 30% di materiali derivanti da processi di recupero (art. 181, 196 comma 1 lett. p) del Dlgs 156/2006). FISCALITA’ (IMU) Il D.L. 201/2011 al comma 9-bis dell’art. 13 prevede che “I Comuni possono ridurre l’aliquota di base fino allo 0,38 per cento per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati, e comunque per un periodo non superiore a tre anni dall’ultimazione dei lavori”. L’attuale congiuntura economica negativa rende ancor più evidente che la tassazione del “magazzino” è una forma di imposizione iniqua che colpisce le imprese proprio nei momenti di difficoltà, in cui il mercato non drena rapidamente l’offerta, ed è l’unica forma di tassazione sull’invenduto tra i settori industriali. Pertanto, la riduzione dell’IMU sull’invenduto delle imprese edili consentirebbe di svincolare una parte di risorse delle imprese, destinate ora al pagamento dell’imposta. La misura, inoltre, non inciderebbe sulla finanza comunale, in caso di ripresa del mercato, quando i tempi di smobilizzo del “magazzino” sono ridotti al minimo e l’imposta, in caso di vendita, viene corrisposta dall’acquirente.

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