Vertenze e difesa dell’articolo 18. La Cgil per un 'futuro migliore'

Lecce. Il dettagliato intervento di Arnesano, segretario Cgil Lecce sulla situazione lavorativa in Salento, settore per settore. Tutti i numeri della crisi

Di Salvatore Arnesano* LECCE – Da come si trattano i lavoratori e i cittadini, a partire dalle fasce più deboli, si misurerà il livello di civiltà del nostro Paese. Mi permetto di parafrasare un’espressione celebre per dire che non si può più prescindere, a mio avviso, da una riflessione radicale su quanto il grado di libertà delle persone sia determinato dalla capacità di tutelarne i diritti e la dignità sul lavoro. Non si può immaginare una società libera davvero, se è fatta di persone che vivono la loro esistenza sotto ricatto nei luoghi di lavoro. Non si possono immaginare prospettive di crescita per un Paese in cui non si aiutano le famiglie in difficoltà economiche, i lavoratori che perdono il lavoro, i giovani che non riescono a trovare un’occupazione. Non si può immaginare un futuro di sviluppo e di benessere, se i cittadini e i lavoratori vengono privati anche della speranza di un futuro più dignitoso per sé e per i propri figli. Ecco perché la battaglia della Cgil per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori diventa una lotta di tutti per un futuro migliore, non solo dal punto di vista economico, ma anche, e soprattutto, sociale. Una lotta da portare avanti nei luoghi di lavoro, nelle strade, nei territori. E siamo solo all’inizio. Nella provincia di Lecce stiamo programmando per le prossime settimane un calendario serrato di assemblee e iniziative sul tema. Se i lavoratori non saranno ascoltati, lo sciopero generale è alle porte. 335mila disoccupati in più in un anno, la disoccupazione giovanile che sfiora il 32%: davanti a questi dati, che l’Istat ha reso pubblici nelle scorse ore, qualcuno vuole ancora farci credere che per incentivare le assunzioni bisogna facilitare, ulteriormente, i licenziamenti? Nel Salento ci sono settori che si sono accartocciati su se stessi, ma non c’è una programmazione istituzionale provinciale che riesca a lanciare seriamente, e in maniera condivisa con le parti sociali, un’alternativa di sviluppo per questo nostro territorio. Siamo fermi, nonostante sappiamo bene che ci sono dei settori, come il turismo e l’agroalimentare, su cui il Salento potrebbe crescere e creare nuova occupazione. Nuova e buona occupazione che abbia come elemento fondante la legalità: condizione indispensabile per garantire tenuta democratica, convivenza civile e sviluppo economico. Legalità economica per la Cgil vuol dire correttezza nel rapporto di lavoro, contrasto all’economia sommersa, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ma anche trasparenza nelle procedure per l’affidamento di incarichi e di appalti nella pubblica amministrazione. Su questi cardini si fondano le lotte del nostro Sindacato. E non arretreremo, soprattutto alla luce del fatto che ancora una volta vengono chiesti sacrifici enormi a chi non ha la possibilità di evadere il fisco, a chi è già sottoposto a una pressione fiscale enorme, a chi rischia di non avere più mezzi per sostentarsi. La crisi sta colpendo i nuclei famigliari anche laddove sembrava impossibile. Quella abitativa, ad esempio, è un’emergenza sociale che non rientra nelle priorità del governo, né nelle agende politiche delle amministrazioni: eppure soltanto a Lecce mille persone sono ancora in attesa di sapere qualcosa sulle graduatorie delle case popolari. Mentre gli sfratti in provincia di Lecce, in un anno, sono aumentati del 5%. Il disagio sociale cresce, ma licenziamenti, cassa integrazione, disoccupazione aprono ferite sociali anche lì dove sembrava impossibile. Nella provincia di Lecce sono state utilizzate, a febbraio 2012, 348.894 ore di Cassa integrazione (Cig ordinaria: 63.784; straordinaria: 246.792; in deroga: 38.318). A febbraio 2011, le ore di Cassa integrazione erano 660.963 (Cigo 136.622; Cigs 8.369; Cigd 515.972). (fonte Inps) Nel 2012 aumenta in maniera evidente l’utilizzo della Cassa integrazione straordinaria e diminuisce sensibilmente la Cassa integrazione in deroga, a cui hanno fatto ricorso le aziende più piccole e i lavoratori che diversamente non avrebbero avuto diritto agli ammortizzatori sociali. Ma anche aziende che non sembrano avere più prospettive e che hanno esaurito tutti i livelli di ammortizzatori sociali per i loro lavoratori. Dati che incrociamo con il numero dei disoccupati nella provincia di Lecce che, al 29 febbraio 2012, risultano 213.644, di cui 163.295 hanno perso il lavoro, 50.349 sono inoccupati, non hanno cioè mai lavorato, oppure qualcuno di loro lavora in nero, rinunciando a qualsiasi tutela contrattuale e previdenziale in cambio di paghe spesso misere. Per coloro che, nei primi due mesi del 2012, hanno trovato un occupazione nel nostro territorio, il 60,86% dei rapporti di lavoro sono a tempo determinato, contro il 16,8% dei contratti a tempo indeterminato. Mentre soltanto il 7,01% ha firmato un contratto di apprendistato e il 6,9% ha un contratto co.co.co. (Fonte: Centri per l’impiego) Le cifre sul sistema produttivo ci indicano che, a fronte di 6.371 nuove aziende iscritte alla Camera di commercio della provincia di Lecce, 5.432 sono state le cessazioni di attività. Tac Ci sono settori che erano, negli scorsi decenni, caratterizzanti per il territorio, soprattutto nel sud Salento, ma su cui oggi non si vede nessuna prospettiva. È il caso del Tac: fatte salve poche aziende che si sono specializzate su produzioni di nicchia dell’alta moda e dell’artigianato, ma che hanno grosse difficoltà dal punto di vista fiscale (produzioni di nicchia che, nelle aree di Nardò e di Maglie, fanno lavorare 1.200 persone), il resto è in un tunnel senza uscita. Il fallimento delle grosse aziende del Tac è purtroppo sotto gli occhi di tutti, ed è un fallimento che coinvolge i livelli istituzionali più alti. Sul caso del gruppo Adelchi di Tricase, se da una parte abbiamo un imprenditore che non ha nessuna intenzione di mantenere la produzione e i livelli occupazionali in questo territorio, dall’altra c’è un Accordo di Programma ministeriale, risalente ormai al 2008, che non ha registrato nessun risultato: c’erano dei soldi che si potevano investire per il rilancio del settore, ma nessuna manifestazione di interesse da parte di imprese ha dato esiti concreti. Questa è attualmente la situazione del Gruppo Adelchi, formato da una serie di aziende satelliti: – Nuova Adelchi: 160 lavoratori in Cig ministeriale per messa in liquidazione fino al 31/12/2012; – CRC: 330 lavoratori sono in Cig in deroga (Cigd) regionale fino al 31/12/2012 – GSC Plast: 79 lavoratori in Cigd regionale fino al 31/12/2012 – Magna Grecia: 82 lavoratori in Cigd regionale fino al 31/12/2012 – KNK: 84 lavoratori in Cigd regionale fino al 31/12/2012 – Sergio’s: su 122 lavoratori, 60 sono in Cigd con copertura economica fino al 31/07/2012 Quasi 860 lavoratori (solo sul gruppo Adelchi), con un’età media che oscilla tra i 40 e i 45 anni, che, dopo gli ammortizzatori sociali, non hanno nessuna prospettiva, men che meno quella del pensionamento, vista l’ultima riforma e i danni che sta provocando su centinaia di migliaia di cosiddetti “esodati”. Lavoratori che rischiano di essere espulsi dal mondo del lavoro, con tutte le conseguenze sociali che non vorremmo neanche immaginare. È necessario tenere conto della situazione complessiva e preoccupante che interessa il nostro territorio: lo facciamo non certo perché ci piace stendere l’elenco sconfortante delle negatività del mondo produttivo salentino, ma affinché l’analisi della situazione presente sia uno strumento per individuare obiettivi condivisi e azioni concrete per superare la crisi. L’altra grande vertenza del Tac riguarda il Gruppo Filanto di Casarano: – Labor: 120 lavoratori in Cigd ministeriale fino al 30/06/2012 – Filanto Spa: su 130 dipendenti, 60 sono in Cigd regionale con copertura economica fino al 30/04/2012 (accordo sindacale fino al 31/12/12) – Tecnosuole: 340 lavoratori Cig ministeriale per due anni dal 1°gennaio 2011 – Zodiaco: 130 lavoratori Cig ministeriale per due anni dal 1°gennaio 2011 115 lavoratori di Tecnosuole e Zodiaco sono stati collocati nella nuova azienda del Gruppo, la Leo Shoes, inaugurata lo scorso anno. Altri 90 dovranno essere ricollocati nei prossimi mesi. I restanti avrebbero dovuto entrare in mobilità per 4 anni e arrivare al pensionamento, ma con la riforma delle pensioni è di nuovo tutto in discussione. Nell’abbigliamento anche la Romano Spa di Matino (marchio Meltin Pot) ha dichiarato di non essere più in grado di sostenere gli stessi livelli occupazionali per una forte contrazione del mercato: su 330 lavoratori, attualmente 180 sono in Cigd regionale fino al 30/08/2012. // Settore metalmeccanico L’Omfesa di Trepuzzi, che si occupa di riparazione e restyling delle carrozze dei treni, dal 2006, ha utilizzato tutti gli ammortizzatori sociali disponibili, compresa la mobilità volontaria. Allo stato attuale, l’azienda ha 30 milioni di euro di lavoro commissionato da Trenitalia. Nonostante ciò, Omfesa dichiara di avere problemi di liquidità. La proprietà, da sempre assente dallo stabilimento salentino, da qualche giorno ha ceduto tutte le azioni all’amministratore delegato. Un luogo di lavoro in cui puntualmente i diritti dei lavoratori non vengono rispettati. Veniamo a conoscenza di un vertice in Prefettura di esponenti del mondo della politica per un accordo con delle banche del territorio per concedere credito a questa azienda. Ci auguriamo che Omfesa, una volta ottenuto anche il credito di 900mila euro richiesti per l’acquisto di materie prime, vorrà ottemperare ai doveri costituzionali e a quanto sentenziato dal giudice del lavoro: sette lavoratori, infatti, hanno vinto la causa di reintegro sul posto di lavoro per licenziamento per ingiustificati motivi. Omfesa però non vuole né reintegrarli né retribuirli. Gli altri 100 lavoratori inoltre, di cui 30 in Cigd fino al 31/12/2012, hanno due mensilità arretrate e lamentano il mancato versamento della quota di contribuzione complementare Cometa, pur riscontrando le trattenute in busta paga. – Fiat – CNH (500 dipendenti a tempo indeterminato): fino al 29 febbraio Fiat Cnh aveva 80 giovani lavoratori in somministrazione. La metà di loro non hanno avuto il contratto rinnovato. Gli altri 40 hanno accettato, pur di lavorare, contratti della durata di tre mesi. Anche nel Salento, inoltre, la Fiom Cgil è impegnata a contrastare le politiche liberticide della Fiat. In merito al contratto di 1° livello firmato dagli altri sindacati di categoria, inoltre, segnaliamo la forte discriminazione subita dalle donne lavoratrici che saranno penalizzate sul premio di produzione nel momento in cui dovessero usufruire di congedi per maternità e allattamento. – Alcar: l’indotto Fiat non naviga in buone acque. L’Alcar, non avendo certezza della tenuta del mercato, è costretta a rinnovare ai lavoratori contratti che hanno durate ridicole, anche di una o due settimane. Nel Salento, inoltre, abbiamo contato almeno 30 piccole aziende metalmeccaniche, con meno di 15 dipendenti, che in questi anni hanno fatto ricorso alla Cassa integrazione in deroga. Centinaia di lavoratori del settore rischiano l’espulsione dal mondo del lavoro. // Settore dell’ediliziaGruppo Palumbo: Siamo venuti a conoscenza di una notizia positiva, delle scorse ore, che potrebbe sbloccare l’avvio dei lavori per la Regionale 8: ieri è stato sottoscritto con la Regione Puglia il contratto. È nota infatti la situazione di stallo in cui versa questa azienda, che ha in Cassa integrazione in deroga (copertura finanziaria fino al 30/04/12) 300 lavoratori, per via della mancata cantierizzazione di opere ormai finanziate. Anche per la Maglie-Otranto ci auguriamo che gli ostacoli siano superati nella maniera migliore per tutti, nel rispetto delle esigenze dei lavoratori e delle tutele ambientali e paesaggistiche delle aree interessate. – Esseciesse Tavoli srl di Melissano (fabbrica del legno), dopo aver perso una buona commessa accordata con Ikea Bari (anche quest’ultima accusa contrazione del mercato), l’azienda ha messo in cassa integrazione per 13 settimane i suoi 10 dipendenti. – Petito Prefabbricati di Salice Salentino: i 20 dipendenti sono, per mancanza di commesse, al secondo anno consecutivo con il contratto di solidarietà che scade il 30 aprile 2012. E anche se, per una strana combinazione tempistica, in questo periodo, stiamo sentendo parlare di numerosi avvii di progetti di edilizia pubblica e scolastica, siamo del parere che occorra tenere i piedi ben piantati per terra e vigilare affinché non si strumentalizzi la crisi per raccogliere consenso elettorale. // Settore servizi e commercio – Billa di San Cesario: per i 73 dipendenti si è aperta la procedura di mobilità. – Eldo di Cavallino: i 17 dipendenti sono in cassa integrazione straordinaria. – Cam Ventura di Surbo: per 23 lavoratori su 61 si apre la procedura di mobilità. – Autosat di Surbo: 54 dipendenti in mobilità per crisi aziendale. – Sascom (punti Snai della provincia di Lecce): 32 lavoratori in Cigd per crisi aziendale. – Acaya Golf Club: tutti i 52 lavoratori sono in Cigd per crisi aziendale. – RR Puglia azienda appaltante del servizio mense per la Asl negli ospedali di San Cesario, Poggiardo, Gagliano del Capo: 23 lavoratori su 41 sono in Cigd per riorganizzazione del sistema sanitario. – La Cascina: azienda appaltante del servizio mensa Asl Lecce nell’ospedale di Maglie: 7 lavoratori su 147 in Cigd per riorganizzazione del sistema sanitario. // Settore poste e comunicazioni – Call&Call di Casarano (call center): i 350 dipendenti a tempo indeterminato sono in Cigo a rotazione per contrazione di commesse. – The Space Cinema (ex Medusa) di Surbo: blocco delle assunzioni a tempo determinato (attualmente ci sono 20 dipendenti stabilizzati) con aumento delle flessibilità interne (orari e mansioni). – Cartisa di Nardò (azienda cartotecnica che realizza buste postali): i 25 dipendenti sono in Cigs per restrizione delle commesse a causa dell’implementazione tecnologica. – Martano editrice di Lecce (ditta grafico-editoriale) 13 lavoratori su 40 interessati dalla Cigo a rotazione per sei mesi, a causa di mancanza di liquidità. – Poste Italiane: si calcolano dai 10 ai 15mila esuberi in Italia a causa della riorganizzazione del recapito (contrazione del servizio a meno di 5 giorni settimanali e chiusura di uffici postali periferici) e al probabile scorporo da Poste Italiane del servizio Banco Posta. I lavoratori di Poste italiane sono anche quelli maggiormente coinvolti dal problema degli “esodati”. Per risolvere la drammatica situazione delle migliaia di persone senza più stipendio e senza pensione, e per chiedere una soluzione allo scandalo delle ricongiunzioni onerose, la CGIL, insieme a CISL e UIL si mobiliterà venerdì 13 aprile con una grande manifestazione di piazza a Roma. Per cambiare la legge sui licenziamenti contenente la modifica dell’articolo 18 la CGIL, a livello nazionale, ha avviato una raccolta firme chiedendo a tutti i lavoratori e le lavoratrici,a pensionate e pensionati, ai precari, ai disoccupati, agli studenti e a tutti i cittadini di sottoscrivere un appello “per il valore sociale del lavoro, per la buona occupazione, per la tutela dei diritti fondamentali a partire dallo statuto dei Lavoratori e delle norme contro i licenziamenti illegittimi”. Per chiunque volesse dare il suo sostegno potrà farlo recandosi nelle Camere del Lavoro della CGIL e firmando l'appello. È possibile anche firmare la petizione on line a questo link: http://www.cgil.it/PETIZIONE/Articolo18_042012/ La CGIL quindi è impegnata in una straordinaria iniziativa per i diritti dei precari e dei giovani, per rivendicare ammortizzatori universali e affinché un lavoratore licenziato senza giusta causa o motivo possa essere reintegrato. Per dare forza a queste iniziative la CGIL invita tutti e tutti a sostenere le prossime mobilitazioni. *Segretario generale Cgil Lecce

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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