Cioccolato

Poesia, musica e una religiosa goloseria

Mangia cioccolatini, piccola, mangia cioccolatini. Guarda che nel mondo non c'è altra metafisica all'infuori dei cioccolatini. Lo diceva Fernando Pessoa, anzi il suo eteronimo Álvaro de Campos, in una poesia che parlava di tabacco. La fine di ogni trascendenza ci riporta al grado zero del piacere: la fase orale. Tom Waits non va a messa la domenica né manda a memoria tutti i libri della Bibbia, ma c'è un posto dove s'inginocchia volentieri, specie a Pasqua: il negozio di dolciumi di Zerelda Lee. È lì che trova il suo “Chocolate Jesus” e capisce che Gesù gli vuol bene lo stesso. Me ne frego dell'Abba Zaba e dell'Almond Joy, voglio il Gesù di cioccolato, mi fa star bene dentro. Chissà se ha letto Pessoa. Forse ha solo messo in musica una goloseria comune: mi bemolle minore e pochi altri accordi, chitarre, banjo, un basso asciutto e qualche strumento ululante (qui con voce megafonata). Quando il clima si fa inclemente, incartati il Salvatore nel cellophane e versatelo sul gelato per un bel parfait. Guarda piccola (gli fa eco il poeta che in America considerano un Walt Whitman portoghese) che tutte le religioni non insegnano altro che confetteria.

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