Diritto alla salute negato: Regione condannata

La Regione Puglia ha violato l’articolo 32 della Costituzione italiana, negando il diritto alla salute e quello ad essere curato gratuitamente di cinque pazienti ammalati di tumore che non hanno potuto fare l’esame Pet-tac in convenzione. Può essere sintetizzata così la motivazione contenuta nel dispositivo di sentenza depositato il 26 marzo scorso e firmata dal Giudice di Pace del Tribunale civile di Lecce, l’avvocato Luigi Piri, con cui si condannata la Regione in persona del suo legale rappresentante Nichi Vendola, a rimborsare il costo della prestazione, oltre che le spese di giudizio. Non chiedevano di più quei cinque ammalati di tumore, che essere rimborsati ciascuno di 801,61 euro, il costo della prestazione Pet-tac eseguita privatamente presso il Centro di medicina nucleare Calabrese di Cavallino, che comunque, aveva erogato le prestazioni a prezzi di costo, dal momento che fuori regione la fattura per le pet-tc supera i 1.200 euro. I fatti risalgono al gennaio-febbraio 2011, quando al Centro di Medicina nucleare Calabrese, privato convenzionato a cui ancora però non era stato assegnato il budget, si rivolgono centinaia di pazienti che, difesi dall’avvocato del Codacons Massimo Todisco, chiedono il risarcimento del danno. La Pet pubblica più vicina è al Perrino di Brindisi, ed è questo che eccepisce la Regione, difesa dall’avvocata Lucrezia Girone, ma per il giudice di Pace questo non è rilevante per due motivi: primo, i pazienti non sono stati informati dalla Asl, come invece impone la legge, di quest’alternativa; secondo, per persone che si trovano in uno stato di “grave turbamento psicologico” effettuare la prestazione con urgenza è di fondamentale importanza mentre la Asl non ha dimostrato che i tempi di esecuzione di una pet presso il Perrino fossero ragionevoli. Due passaggi che sono destinati a fare giurisprudenza, in una Regione dove per le lunghe liste d’attesa si rimandano gli esami di anno in anno, perché il giudice va oltre il semplice pronunciamento giurisprudenziale, ma chiama ad ulteriori responsabilità l’Ente regione, che dovrebbe garantire il diritto alla salute: cioè quella di informare i pazienti e di preoccuparsi anche del loro stato psicologico. Infine, specifica il Giudice, la Consulta si è più volte pronunciata sul fatto che “il bene alla salute, protetto dall’articolo 32 della Costituzione in maniera incondizionata e completa (…)può consentire in linea generale la fruizione di servizi il cui costo, se pur anticipato, non può non ricadere sull’ente, cui per legge e demandato l’obbligo di assicurare l’assistenza sanitaria”. Davanti al giudice Piri è stato chiamato a testimoniare Valdo Mellone, direttore generale della Asl di Lecce, per illustrare l’offerta delle pet, sia pubbliche sia private, in provincia di Lecce. Anche Nichi Vendola, presidente della giunta regionale, nei mesi scorsi è stato chiamato a testimoniare ma, in un primo momento si è avvalso del ‘legittimo impedimento’, per poi presentare delle brevi memorie che andavano nella direzione della tesi sostenuta dal Codacons. Vendola cioè ha confermato che nei primi sei mesi del 2011 non vi era alcuna pet pubblica in provincia e che l’unica pet privata accreditata non era in condizione di erogare il servizio in convenzione perché ancora non era stato assegnato il budget. Il contenzioso infatti nasce proprio dal fatto che la firma della convezione tra Centro di medicina nucleare Calabrese e la Regione è stata apposta solo a giugno 2010 e il budget fissato nell’ottobre 2010 e solo fino a dicembre. Così a gennaio, le persone che avevano prenotato per eseguire l’esame in convenzione, esame che, è bene ricordarlo, è tra quelli “salvavita”, si sono trovate di fronte alla mancanza di fondi regionali. La Regione, anche a seguito della class action portata avanti da 35 pazienti, da allora ha cominciato a stanziare il budget di tre mesi in tre mesi. Ma i soldi, per la grande richiesta di pet-tac che c’è nel Salento, a causa di un aumento esponenziale delle patologie oncologiche, finisce dopo 20 giorni. Così, i pazienti, per i mesi successivi sono punto e a capo: pagare, o morire, o sottoporsi ai viaggi della speranza. In realtà un regolamento regionale (14 del 2009) stabilisce che per la provincia di Lecce ci possano essere due pet. Ci sarebbe dunque spazio e, purtroppo, anche pazienti, per una seconda Pet. Quella pubblica, che la Asl ha dichiarato di voler acquistare, avviando a breve le procedure di gara. Per comprarla, ha affermato Valdo Mellone – direttore generale della Asl, ci sono anche i fondi, statali, che provendono dalla legge sull’edilizia ospedaliera, la n.67 del 1988. Servono tre milioni per comprare la seconda, ma la gara non parte. Nel frattempo i beneficiari di questo primo pronunciamento da cinque sono passati ad 11 perché uno dei cinque malati oncologici è deceduto e sono subentrati tra gli aventi diritto, gli eredi. In tutto dei 35 malati che hanno chiamato in giudizio il presidente Nichi Vendola ne sono morti 3. E’ logico pensare che gli altri pronunciamenti seguiranno questo dispositivo, ma è amaro riscatto per i parenti di chi ha perso la vita aspettando giustizia.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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