Crescono i suicidi per lavoro. Bellanova interroga la ministra

Roma. La deputata salentina (Pd) chiede l’istituzione di un Osservatorio regionale ad hoc e misure concrete per arginare il fenomeno

ROMA – Crescono i suicidi legati alle difficoltà economiche. Crescono, soprattutto al Sud, che continua ad accumulare distanza dal Nord. Lo dice l’ultimo rapporto EU.R.E.SIl suicidio in Italia ai tempi della crisi” che stima che nel 2009, in Italia si sono tolte la vita 2.986 persone, il 5,6% in più dell'anno precedente. D è proprio a quel rapporto che la deputata salentina del Pd Teresa Bellanova, componente la Commissione parlamentare Lavoro, fa riferimento nella sua interrogazione alla ministra del Lavoro Elsa Fornero, nella quale chiede l’istituzione di un Osservatorio ad hoc regionale, che monitori il preoccupante fenomeno in ogni singola Regione. Bellanova inoltre interroga la ministra su quali iniziative intenda adottare per affrontare l’aumento dei suicidi “a matrice economico-occupazionale e per incentivare la ripresa del mercato del lavoro in Italia”. Ecco il testo dell’interrogazione. INTERROGAZIONE a risposta in commissione BELLANOVA – Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Per sapere, premesso che: – l’Italia si trova a vivere i pesantissimi effetti di una crisi economica globale che si attesta come intensa, che ha prodotto evidenti squilibri macroeconomici e sociali, con un riverbero occupazionale pesantissimo. Da più fonti arriva l’allarme secondo il quale le famiglie italiane si stanno progressivamente indebolendo economicamente, stentano a risparmiare e spesso non riescono a far fronte mensilmente ai bisogni di prima necessità. All’aumento dei sacrifici imposti alle famiglie si accompagna, da quanto attestano gli istituti di statistica preposti un aumento del costo della vita e dei beni di prima necessità, l’Istat registra che nel mese di febbraio 2012, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% rispetto al mese precedente e del 3,3% nei confronti di febbraio 2011 (era +3,2% a gennaio); – ad essere investiti da difficoltà economiche risultano essere non più solo le famiglie dei ceti cosiddetti a rischio, quelli da sempre considerati meno abbienti, ma oggi si registra un ampio coinvolgimento della platea di cittadini del cosiddetto ceto medio; – in questo peculiare momento storico segnato da sacrifici e difficoltà, particolare importanza riveste l’art. 1 della nostra Costituzione, nel quale è sancita tutta l’importanza che il valore del lavoro ricopre nella sfera privata e pubblica di un cittadino; – sono tanti i comparti produttivi in difficoltà, a partire da quello industriale che per il solo mese di gennaio 2012 ha segnato un calo del 2,5% rispetto a dicembre 2011 e su base annua, del 5%. Un dato, questo, che segna il ribasso annuo più importante dopo quello del dicembre 2009. La situazione delle piccole e medie imprese è molto critica, il calo delle commesse, la maggiore pressione fiscale e la difficoltà di accesso al credito hanno costretto molti imprenditori, seppur virtuosi, a compiere drastici ridimensionamenti organici e talvolta ciò non è stato sufficiente a rilanciare la produzione aziendale. Il paradosso è che in molti settori produttivi, quale ad esempio quello delle costruzioni, le imprese vantano un credito nei confronti della pubblica amministrazione che però non riescono a riscuotere; – l'Istat rende noto che a gennaio 2012 il numero dei disoccupati, pari a 2 milioni e 312 mila, aumenta del 2,8% rispetto a dicembre (64 mila unità). Dai dati si evince che il tasso di disoccupazione si attesta al 9,2%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di un punto rispetto all'anno precedente. Questo risulta essere il tasso più alto da gennaio 2004. Il tasso di disoccupazione giovanile, ovvero l'incidenza dei 15-24enni disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, è pari al 31,1%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a dicembre 2011. Il tasso di occupazione femminile stimato per il 2011 è pari al solo 46,7%, difatti l’Italia si colloca nella classifica europea penultima, la succede solo Malta e la disparità tra Sud e Nord del nostro Paese continua ad amplificarsi con il 30,5% contro il 56,1% del settentrione; – gli organi di stampa, purtroppo, quasi quotidianamente riportano storie di vita dolorose di cittadini italiani legate alla crisi economica ed occupazionale, alcune delle quali si sono concluse drammaticamente e che investono una platea variegata. Sui media si legge sempre più spesso di una netta correlazione tra il fattore economico e la perdita o la mancanza di un posto di lavoro, di condizioni economiche difficilissime, di storie fatte non solo e non più di solitudine o malattie che rinviano alla sola sfera del disagio psichico e psicologico; – l’ultimo rapporto EU.R.E.S “Il suicidio in Italia ai tempi della crisi” stima che nel 2009, in Italia si sono tolte la vita 2.986 persone, il 5,6 per cento in più dell'anno precedente. Dall’indagine si evince che cresce anche l'interdipendenza del fenomeno con la crisi. I suicidi compiuti da disoccupati, nello stesso anno, sono stati 357, il 37,3 % in più rispetto ai 260 del 2008, mentre i suicidi per ragioni economiche hanno raggiunto sempre due anni fa il valore più alto dell'ultimo decennio: 198 casi, il 32% in più rispetto al 2008 e il 67,8% rispetto al 2007. Di crescente rilievo, secondo i ricercatori sarebbe la “matrice” economica: 272 dei disoccupati suicidi nel 2009, cioè tre su 4, erano soggetti espulsi dal mercato del lavoro. E in ogni caso, si legge, il lavoro “anche in termini relativi costituisce un vero e proprio discrimine nella lettura del fenomeno”: nel 2009 si sono registrati ben 18,4 suicidi ogni 100mila disoccupati contro 4,1 tra gli occupati. I suicidi per motivi economici arrivano a rappresentare nel 2009 il 10,3% del fenomeno “spiegato” a fronte di appena il 2,9% rilevato per il 2000: il suicidio per ragioni economiche rappresenta un fenomeno quasi esclusivamente maschile, 95% dei casi nel 2009 “a conferma di come questo si leghi alla acquisizione/perdita di identità e di ruolo sociale definita dal binomio lavoro/autonomia economica”; – sempre secondo l’indagine sopra citata il rischio suicidio continua ad essere più alto a Nord, ma è al Sud che si registra una crescita record. Il Meridione sembrerebbe registrare nel solo 2009 la crescita più consistente del fenomeno, con un incremento pari a +11% (sono stati 743 i suicidi nel 2008), a fronte di un +4,5% nel Centro e di un +3,4% nel Nord; se il Ministro non ritenga utile, in questa fase di crisi, intervenire affinché si istituisca un osservatorio ad acta che monitori la situazione sopra esposta per le diverse regioni d’Italia; quali iniziative il Ministro intende assumere per affrontare questo sorprendente aumento dei tassi di suicidio a matrice economico-occupazionale e per incentivare la ripresa del mercato del lavoro in Italia, con particolare attenzione a quelle aree, come il Mezzogiorno, ed a quelle categorie sociali, come lavoratori dipendenti e piccoli imprenditori, purtroppo fortemente interessate dal fenomeno e già ampiamente penalizzate dalla crisi. Bellanova,

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