Chi c’è dietro la Geotec e la Cogea

Squadre di calcio e Natale 2011 sponsorizzati da Geotec. I confini tra bene e male si fanno sfumati

E’ questa la seconda volta che la Geotec riceve l’interdittiva antimafia. La prima volta è accaduto nel 2008, perché l’amministratore di fatto della Geotec, il genero di Giuseppe Scarlino, alias Pippi Calamita, boss della Sacra corona unita condannato in via definitiva all’ergastolo per mafia, e sua moglie Luce Tiziana, figlia di Pippi Calamita, di fatto gestivano la Geotec, nonostante avessero ceduto formalmente tutte le quote societarie e lasciato ogni incarico aziendale. La Dia, attraverso verifiche incrociate eseguite dalle Fiamme gialle di Lecce sui patrimoni delle persone che figuravano formalmente essere i nuovi amministratori di Geotec, aveva dimostrato come questi fossero in realtà atenenti o disoccupati cui la famiglia Scarlino-Rosafio aveva intestato la società, gestita poi dai reali proprietari. Ma non è solo questo il motivo per cui la Geotec aveva ricevuto la prima interdittiva antimafia: il motivo, ancor più pesante, risiedeva nel fatto che Gianluigi Rosafio, genero di Pippi Calamita, a sua volta era stato condannato in Appello per “condotta mafiosa”, come aggravante del reato di smaltimento illecito di rifiuti tossici e pericolosi. Non è una cosa da poco: si tratta del processo per lo smaltimento di rifiuti liquidi anche provenienti da impianti produttivi pericolosi, che furono smaltiti presso gli impianti di depurazione di Corsano, Presicce, Melendugno, Galatina, Taurisano e soprattutto presso la discarica R.s.u. Monteco di Ugento, non autorizzata a ricevere rifiuti liquidi. In alcuni casi gli scarichi di liquami e reflui sarebbero avvenuti in aperta campagna e su strade di pubblico transito, o addirittura in pozzetti confluenti con la falda acquifera. La sentenza in secondo grado racconta di un vero e proprio 'sistema' di controllo e asservimento attraverso le modalità mafiose di tutti gli operatori economici concorrenti che lavoravano nella zona nel settore dei rifiuti. Per anni la Geotec ha svolto il servizio di raccolta dei rifiuti nei paesi del basso Salento. Il certificato antimafia è stato prima negato poi rilasciato, quando l’aggravante della ‘condotta mafiosa’ non è stata riconosciuta in primo grado, nonostante le ampie prove addotte dalla pm Elsa Valeria Mignone. Nel frattempo le quote societarie sono state vendute e Rosafio e Scarlino hanno lasciato ogni incarico ufficiale. Poi è arrivata la sentenza d’appello che ha riconosciuto la ‘mafiosità’ alla condotta di Rosafio. Ora l’interdittiva che arriva da Roma, di cui non conosciamo i dettagli ma che non può prescindere da quella condanna in secondo grado al genero di Pippi Calamita. Per anni Geotec ha fatto da sponsor alle squadre di calcio dei bambini dei paesi del basso Salento e nel Natale 2011 ha fatto ingresso anche nel salotto buono della città: di fronte al municipio di Casarano ha campeggiato per settimane un imponente albero di natale con la scritta Geotec. A testimonianza della creazione di un ‘consenso sociale’ che, secondo il procuratore Cataldo Motta, è ancor più pericolo della ‘mafiosità’. Perché si fa in modo che le giovani generazioni non distinguano più la differenza tra il bene e il male. Tutto è diluito, tutto sfumato. Ho chiesto ad un bambino di nove anni che indossava la maglia di calcio con il marchio “Geotec”: ma tu lo sai chi sono questi? Mi ha risposto: “E’ una ditta che ama l’ambiente”. Mi ha dato un pugno nello stomaco. Facciamo in modo che nessuno tenti mai più di manipolare i nostri figli. E se possibile facciamo una colletta, bruciamo quelle magliette e compriamone di nuove. Con i colori dell'arcobaleno.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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