‘Morì di leucemia per diagnosi errata’. Quattro medici a processo

Lecce. Bruna Perrone venne sottoposta a chemioterapia per tre anni, ma non era affetta da tumore, bensì da un angioma. La cure sbagliate potrebbero averla uccisa

LECCE – La signora Bruna Perrone, di Guagnano, morì a 58 anni, nel 2008, per leucemia. Ed a causare la leucemia potrebbe essere stata la terapia sbagliata alla quale fu sottoposta dai medici dell’ospedale di Nardò che le diagnosticarono un tumore al fegato, quando invece si trattava solo di un angioma gigante. Si tratta di una terribile quanto intricata storia di malasanità per cui saranno sottoposti a giudizio quattro medici del nosocomio neretino. L’udienza preliminare si è svolta stamattina davanti al gup Antonia Martalò. Dario Muci, oncologo, e Manrico Delli Noci, radiologo, sono stati rinviati a giudizio al 13 giugno dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Nardò. Claudio Nuzzo e Roberta Montefrancesco, radiologi, hanno scelto l’abbreviato, che si aprirà il 17 maggio. Per tutti l’accusa è di aver provocato la morte di Bruna Perrone per negligenza, imprudenza e imperizia. La storia della signora Perrone inizia nel 2004, quando, su consiglio del suo medico, decise di sottoporsi, il 14 luglio, ad un’ecografia presso uno studio radiologico, per via di alcuni fastidi, all’altezza dell’addome, nel compiere alcuni movimenti. L’esame rivelò la presenza di una massa di 18 centimetri. Si ritenne necessario dunque un ulteriore approfondimento, tramite Tac con mezzo di contrasto. Nel frattempo dall’ospedale di Campi le analisi del sangue risultarono sotto controllo. Il 20 luglio, la signora si sottopose alla Tac che diede diagnosi drammatica: un tumore al fegato con metastasi. Il 29 luglio la diagnosi venne ribadita presso l’ospedale di Nardò, dove però nessuno le avrebbe consigliato di sottoporsi ad ulteriori accertamenti prima di somministrarle la cura chemioterapica, che durò per tre anni, fino al maggio 2007. Intanto, periodicamente, la donna si sottoponeva ad esami radiologici che confermavano il tumore ed anzi sottolineavano come la chemioterapia non stesse dando i suoi frutti. Solo nell’aprile 2007 un medico, eseguendo una nuova Tac, si accorse dell’errore ed affermò che la paziente non era affetta da cancro al fegato ma da un “angioma gigante del lobo epatico di destra e di piccoli angiomi nel lobo epatico di sinistra”. La conferma alla nuova diagnosi venne da due nuovi esami radiologici, nel settembre 2007, il primo presso l’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, il secondo presso il “Sambiasi” di Nardò. La donna si era dunque sottoposta per tre anni ad una terapia sbagliata. Nel frattempo, proprio a causa della terapia, era insorta una “citopenia del sangue periferico“. Per un consulto, la signora si rivolse alla clinica ematologica del policlinico “San Matteo” di Pavia, dove la diagnosi fu di “Sindrome mielodisplastica tipo anemia refrattaria con eccesso di Blasti”, ovvero di leucemia mieloide acuta e disturbi del sistema cardiocircolatorio. Si decise di operare e di effettuare un trapianto del midollo ma purtroppo l’intervento non riuscì a cambiare il destino della signora Perrone.

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