L’8 marzo in onore di Morelli

I meriti del politico di Carovigno nel percorso di emancipazione della figura femminile

Di Giacomo Grippa Per la ricorrenza dell'8 marzo sarebbe opportuno ricordare il suo contributo di Salvatore Morelli per un “risorgimento” delle donne. Nato a Carovigno, avvocato, consigliere comunale a Napoli, alla Camera il 1867. L'8 marzo 1880 ripresentò il disegno di legge di piccolo divorzio. Ai clericali che lo irridevano e attaccavano precisava che vi erano previsti solo quattro casi per lo scioglimento del matrimonio, molto meno dei 18 ammessi dalla Chiesa. Pregevoli gli altri suoi disegni di legge: il voto alle donne (per primo in Europa), la cremazione di cui ancora oggi il Vaticano ne ammette con contraddittori limiti la scelta, la parità fra i sessi, sostenendo l'importanza della uguaglianza come della differenza, come elaborato in seguito dalle filosofe femminili. “In natura – sottolineava – non esiste uguaglianza”! Proposte per la parità di figli naturali con i legittimi, per il bicognome ai figli, il bicognome fra i coniugi, progetto (con altri, simili, degli onorevoli Marinucci, Manieri. Boato) fermo nei cassetti di Montecitorio. Merito suo: l'accesso delle ragazze ai Ginnasi, la legge – da intestargli – per riconoscere alle donne la facoltà di testimoniare nelle cause; la difesa delle prime donne post-telegrafoniche, licenziabili se in gravidanza; l'affermazione della scuola pubblica, gratuita e laica, l'attenzione per la bonifica sociale di prostituzione, brigantaggio, e sifilicomi. Avversò strenuamente la legge sulle guarentigie, intravvedendo il ripristino del potere temporale. Terribile previsione confermata.

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