‘Legami di sangue’. La vera storia degli Starace

Il libro di Annalisa Bari ordina le memorie di Tonino Guarino, nipote di Achille Starace. Che vuol far recuperare l’orgoglio di appartenere alla tradizione salentina

Legàmi di sangue” di Annalisa Bari raccoglie e ordina le memorie di Tonino Guarino, figlio di Maria Starace, la più adorata tra le sorelle del gerarca fascista leccese. Ancora oggi quando si parla della famiglia Starace e più in generale del fascismo, forti della prospettiva storica che ha fluidificate le passioni di parte, ci facciamo governare dalla curiosità. Sono, infatti, tanti i lati oscuri e gli interrogativi irrisolti di quel periodo e di quei personaggi. E’ con questo spirito, a metà strada tra la curiosità storiografica e la consuetudine con la scrittura letteraria, che mi sono accostata al libro di Annalisa Bari. Il volume, edito da Giuseppe Laterza, è stato scritto con il prezioso apporto di Tonino Guarino, un avvocato di Campi Salentina che ha una grande vena artistica di disegnatore e caricaturista (suoi i disegni a carboncino del gerarca che compaiono nel volume, insieme a numerose foto inedite e autografate). Guarino è il protagonista e il testimone diretto di fatti e aneddoti, uno dei pochi contemporanei della famiglia Starace ancor oggi viventi. Il libro dovrebbe essere letto dalla fine perché è proprio negli ultimi capitoli che l’interesse cresce attraverso la ricca documentazione che ci fornisce l’avvocato sui giornali del dopoguerra e dipana la matassa su Achille Starace, personaggio contradditorio nella storia del fascismo italiano, da Mussolini stesso prima esaltato sugli altari come segretario del Partito nazionale fascista dal 1931 al 1939 e poi gettato nella polvere. Improvvisamente quel nome diventa imbarazzante se non addirittura odioso, e reso ridicolo perfino dagli stessi fascisti. Starace caduto in disgrazia divenne bersaglio preferito dello scherno e del risentimento, anche da parte del regime stesso, e una vera e propria follia collettiva si accanì su di lui e su tutto quello che egli aveva fatto. Le grandi intuizioni propagandistiche che tanto erano piaciute a Mussolini e agli altri gerarchi, improvvisamente divennero macchiette: l’introduzione del voi, l’abolizione della stretta di mano, il passo romano, le parate, l’ossessione per l’educazione fisica, tutto questo fu di colpo non solo rimosso, ma divenne un unicum ideologico, dal quale prendere definitivamente le distanze. La sintesi di questo passaggio potrebbe essere la frase che si leggeva sui muri d’Italia: “Starace chi legge”. I parenti più stretti del gerarca subirono le conseguenze di questa svolta, pur non avendo mai avuto alcun vantaggio dal grande potere che il congiunto esercitava, alla destra di Mussolini. Il figlio Luigi, benché avesse preso le distanze dal padre in tempi non sospetti, fu allontanato dalla famiglia, fu obbligato a separarsi dalla moglie ed ai suoi figli fu cambiato il cognome. Anche il padre di Tonino Guarino, podestà di Campi, scontò con la galera l’essere cognato di Starace. La principale molla che ha spinto l’avvocato Tonino Guarino – oggi un “giovanotto” di ottantotto anni – a fare ordine tra i tanti documenti e ricordi che ha accumulato nella sua bella casa-museo di via Luca Rosati in Campi Salentina, è stato il desiderio di far recuperare la dignità e l’orgoglio di appartenere ad una grande tradizione pugliese e salentina. Innumerevoli, infatti, i libri ed i saggi che nei decenni successivi al fascismo hanno contribuito a dare ad Achille Starace i contorni della macchietta di regime, senza dignità propria, senza alcuna capacità di giudizio. Per tutti, nel libro di Annalisa Bari, si fa l’esempio della biografia del gerarca leccese scritta da Antonio Spinosa, il quale, dopo aver preso a piene mani dai ricordi personali di Fanny, la figlia di Achille, che per la prima volta si era aperta ad un giornalista, ne trasforma le memoria manipolandola in maniera preconcetta, dando ancora maggior dolore alla famiglia. Questo volume si pone l’intento di raccontare la storia di una famiglia operosa dei primi del ‘900 che partendo da Vico Equense si era trasferita a Gallipoli e che con il lavoro di diverse generazioni era diventata benestante. Insomma, gli Starace erano ricchi e quindi il loro benessere, improvvisamente scoperto alla caduta del regime, non era dovuto ad arricchimenti “da regime”. Starace, infatti, anche per ammissione dei peggiori detrattori non ha mai approfittato del suo status, non ha mai fatto favori a nessuno, neanche ai suoi figli, ed ha vissuto il momento più tragico della sua vita con dignità e coerenza, trovando la morte a piazzale Loreto a Milano, affianco del suo capo. Con la vita privata e gli affetti dello zio, leggendo il libro, vediamo scorrere quella di Tonino Guarino, che racconta gli episodi di famiglia, le “sensazioni piacevoli e le ferite ancora doloranti”, grazie alla sapienza letteraria di Annalisa Bari, coprotagonista discreta quanto indispensabile di questa bella opera. Annalisa Bari con Tonino Guarino “Legami di sangue” Edizioni Giuseppe Laterza

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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