Maltempo impietoso. In ginocchio la costa a Sud di Otranto

Andrano. Bufera di vento mista a grandine. I sindaci chiedono lo stato di calamità

ANDRANO – Anni per costruire, pochi minuti per radere al suolo. Senza pietà e senza chiedere il permesso. In piena notte con una forza impressionante, con un impeto distruttivo che non si registrava da tanto tempo, lungo la fascia orientale della costa a sud di Otranto. La forza della natura ha colpito tutto quanto capitasse sotto il proprio tiro, seguendo l'asse che parte da Andrano marina e viaggia verso l'entroterra, verso il territorio di Poggiardo, non prima di aver trafitto ben bene il centro abitato e la marina di Marittima, poi Diso e Ortelle. Bufera di vento mista a grandine scatenatasi intorno alle ore 24 tra venerdì e sabato: un mix davvero esplosivo durato non più di un’ora secondo i testimoni, pochi minuti dunque, che sono apparsi lunghissimi agli abitanti della zona colpiti. Scene mai viste prima, da post-bombardamento. E intanto per tutta la giornata di ieri, mentre tutti erano intenti a contare i danni, i cavalloni del mare di Andrano non hanno fatto altro che ricordare la potenza impressionante della natura. Case, pareti, muri di recinzione, alberi, automobili, antenne, cartelloni pubblicitari, il vortice d'aria spaventoso non ha risparmiato niente. E qualche milione di euro è andato in fumo. I più sono convinti che l'evento atmosferico sia cominciato da località Grotta Verde, verso il confine tra Andrano Marina e Tricase. E' da qui che partiamo. Dal fattaccio che ha colto di sorpresa l'abitazione di Assunta e Grazia Panico posta in cima al costone; in questo punto, la potenza del vento ha smantellato la tettoia, il parapetto, la canna fumaria e divelto vari alberi. A decine si sono rovesciati nell’intero circondario, in particolare pini alti anche 20 metri e ulivi secolari. Al vicino chiosco della Grotta andranese la scena più raccapricciante: la copertura del bar è stata sbalzata via e dopo un volo di quasi 50 metri ha finito la propria corsa sulla strada provinciale abbattendo un albero. Danni anche alle strutture ricettive “Calaluna”, Caffè delle Agavi e Alysso. Distrutto l’ufficio informazioni turistiche della Regione Puglia, installato sul vicino lungomare. Dalle sette del mattino c’è stato un gran da fare. Il consigliere comunale Tony Retucci, con delega alla Marina, racconta di essere giunto sul posto insieme al sindaco Carmine Pantaleo, agli amministratori e impiegati comunali, ai volontari della protezione civile e ai netturbini della “Lombardi”, per dare una mano e liberare le strade della località da alberi interi, rami, pali e insegne pubblicitarie rovinosamente venute giù. A Marittima i danni più copiosi. La bufera ha distrutto diversi giardini comunali, quelli di piazza don Bosco e piazza della Vittoria in particolare. E soprattutto case: è andato giù il cornicione di un'abitazione risalente alla fine del secolo 1800 appartenente alla famiglia Quaranta e quello di alcune case in vie Bellini e Parini. Gran lavoro per il comandante della polizia municipale Luigi Nuzzo, che riferisce di decine e decine di comignoli spazzati in tutto il paese e a Diso, di diverse pareti abbattute tra cui una lunga circa 50 metri in pieno centro. Per non parlare del disastro di centinaia di migliaia di euro registrato presso gli impianti sportivi: stadio distrutto e copertura tensostatica azzerata. Colpito pure il lungomare di Marittima. A Diso, pareti abbattute, ulivi divelti, due automobili parcheggiate a ridosso della villa Padula travolte da pini caduti, adiacente all’incrocio semaforico in direzione Marittima. Crollato un fabbricato rurale di 45 metri quadrati nel latifondo “Vigna Grande”, proprietà Cerfeda, e vari arbusti secolari adiacenti la strada Diso-Ortelle. Sradicati pure circa un centinaio di alberi all’interno del Bosco della “Casina Bottazzi”. Danni, ma solo marginali, a Poggiardo (nel mirino una stazione di servizio), ad Ortelle in zona parco San Vito e a Castro dove una barca di un signore di Poggiardo è affondata. // I sindaci chiedono lo stato di calamità E ora? Che cosa accadrà? Sono in tanti già a chiederselo. Innanzitutto i sindaci dei territori martoriati dalla violenta tromba d'aria, in particolare Marittima, Diso e Andrano, che hanno subito avviato, attraverso i propri uffici, le procedure per chiedere alla Regione Puglia il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Qualche milione di euro di danni, questo il conteggio sommario per ora, calcolato dai primi cittadini Antonella Carrozzo (Diso) e Carmine Pantaleo (Andrano). “E' impressionante quanto accaduto a Marittima – afferma il vicesindaco del Comune di Diso, Ernesto Dino Nuzzo -, ci attiveremo subito per venire incontro a tanti concittadini colpiti da questa calamità. E' la seconda volta in pochi mesi che ci capitano certe disavventure: a giugno scorso il maltempo colpì diverse case e un fulmine si abbatté contro il campanile del convento del Santuario di Santa Maria di Costantinopoli, struttura del 1600. Spiace ora vedere colpito pure il camminamento pubblico della marina marittimese realizzato anni fa dal Comune”. “Mai vista una scena così violenta in vita mia, ora occorre subito ricostruire”, è il commento del consigliere di Andrano Graziano Paolo Accogli. A dare man forte ai cittadini delle zone colpite sono giunti anche dai paesi vicini; da Vignacastrisi Nunzio Casciaro riferisce di aver visto interi uliveti azzerati lungo le campagne tra collegano Diso ad Ortelle, oltre a querceti e pregiatissimi alberi di noce divelti. A tal proposito c'è chi si appella alle istituzioni affinché intervengano per ripristinare lo stato dei luoghi, urbano e paesaggistico: “Le associazioni e gli enti non devono lasciarci soli – è l’invito di Antonio Quaranta, dottore agronomo di Marittima – vorrei adesso che tutte le forze che si battono per la tutela del paesaggio, stessero vicine ai cittadini colpiti da questo evento. Occorre ora studiare degli interventi mirati, dichiarare e, soprattutto, farsi riconoscere lo stato di calamità naturale: decine di ulivi secolari sono stati cancellati, chi ce li restituirà”?

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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