In vino… l’identità di un territorio

Lecce. Il vino è molto di più di un semplice bicchiere da bere. L’enologo Cotarella, consulente presso la Cantina Leone De Castris, spiega perché

LECCE – L’enologo Riccardo Cotarella, wine-maker di fama internazionale e consulente presso la Cantina Leone de Castris ci “racconta” il vino, il suo rapporto con i territori, ed in quali casi può dirsi “umano”. Intanto, è impegnato in un progetto di celebrazione dell’Aleatico, uva vivace e fruttata originaria del Caucaso, sbarcata prima in Puglia e poi nel resto d’Italia. Lei ha iniziato il suo impegno professionale in regioni come Umbria, Lazio, Marche, Puglia, Campania e Sicilia… territori in cui trent’anni fa quasi nessuno credeva. Quali riflessioni dopo più di 44 anni di attività? “Ho iniziato perché non credevo al concetto della vocazione dei territori, convinto che tale concetto – a volte inteso persino in maniera deterministica – si basi su una conoscenza limitata dall’esperienza. Con questo non voglio dire che disprezzi o comunque non riconosca la giusta importanza all’esperienza e alla tradizione, anche secolari, della viticultura (per Riccardo Cotarella più di viticoltura, è bene parlare di viticultura, per sottolineare la dimensione umana e non solo biologica del rapporto uomo-vite, ndr); sono invece convinto che esperienza e tradizione possano essere dei punti di riferimento, ma non devono mai diventare dei paletti che limitano o bloccano il rapporto tra l’uomo e la natura. Per questo sin da subito ho voluto ‘testare’ la convinzione di quanti credevano che territori come Umbria, Lazio, Marche, Puglia, Campagia e Sicilia avessero una defiance strutturale, che impediva a questi territori di poter produrre dei veri e propri grandi vini. Se oggi il Centro-Sud, pur mantenendo gli stessi vitigni, è una fucina di grandi vini in assoluto – che non solo raccontano le peculiarità di un territorio ma che emozionano tanto come pochi altri – allora è cambiato l’approccio al fare il vino, la consapevolezza di poterli e saperli fare. E questa è una grande soddisfazione per chi, come me, ha mosso i suoi primi passi tra l’orgoglio di provenire da questi territori e amarli, e la curiosità e voglia di innovare”. Porta avanti progetti con San Patrignano, ma anche in Israele, in Palestina, in India e in Georgia. Cosa la spinge in queste esperienze il cui valore trascende la qualità enoica? “Ciò che mi spinge in questi progetti è la componente umana. Mi lega un grande affetto e una profonda amicizia con questi pionieri umani e territoriali che portano avanti e credono sinceramente nei loro progetti”. Esiste una dimensione ‘umana’ del vino? Quale? “Intravedo una stretta relazione tra la dimensione dell’uomo e quella del vino. Non solo perché l’uomo coltiva l’uva e fa il vino. Ma soprattutto perché il vino è una parte importante della storia dell’uomo. Basti pensare, ad esempio, a come sia presente il vino nell’Odissea, nell’Iliade. Quindi il vino non è solo un prodotto alimentare, ma anche un momento di gioia, di festa. Il vino ha la virtù di rinsaldare i rapporti umani, di far parlare i popoli, le culture. Attorno al vino si discute e le conversazioni sono fatte da uomini”. Da diversi anni è il consulente enologo per la Cantina Leone de Castris. Com’è nata questa collaborazione? Cosa l’ha motivato? Una sfida in particolare? “La collaborazione assieme a questa storica Cantina ha significato per me propormi la sfida di migliorare qualcosa all’interno di una realtà che da sempre è un punto di riferimento nel mondo del vino. In la sfida è di mantenere i livelli di qualità e di affidabilità della Cantina, pur rivisitando alcuni suoi prodotti storici. E voglio sottolineare come in questa sfida Piernicola Leone de Castris è stato un mio valido e lungimirante alleato, che ha saputo da subito individuare le possibilità di crescita e trasformazione che ci si prospettavano davanti”. Coordina il progetto dell’Aleatico Spumantizzato nelle tre regioni d’Italia per celebrare i 150 anni dall’Unità. Com’è nata l’idea? Qual è il suo significato oggi? “L’idea è stata quella di festeggiare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia valorizzando l’Aleatico che è uno dei vitigni più italici, perché nel corso del tempo si è diffuso e acclimatato in diverse regioni. Generalmente l’Aleatico è conosciuto nella sua versione passita, che però ne brucia o appiattisce gli aromi primari. Per questo il progetto, tramite la spumantizzazione, vuole celebrare oltre l’Unità d’Italia anche l’Aleatico come uva vivace e fruttata ma in bocca molto accattivante per esaltarne in maniera esponenziale le note caratteristiche. In particolare sono state selezionate tre Cantine da me seguite e provenienti da territori specifici: la Puglia (la Cantina Leone de Castris con la versione de ‘I Mille’), la Campania (la Cantina La Guardiense con ‘Teano’) e il Lazio (la Cantina Falesco con ‘Anita’). Infatti l’Aleatico, come la vite in generale, è originario del Caucaso, sbarcando prima in Puglia e poi attraversando la Campania e il Lazio. In ogni territorio l’Aleatico si è acclimatato, generando quindi sapori e profumi unici. Quello che abbiamo realizzato quindi è un percorso alla scoperta delle sfumature dell’Aleatico, impreziosite e valorizzate dalla spumantizzazione, e allo stesso tempo un percorso lungo il territorio italico, unificato e allo stesso tempo unico”. Il cambiamento climatico è ormai sotto gli occhi di tutti. Pensa possa trasformarsi in un’opportunità per il futuro della Puglia? “Se in Puglia si presterà la necessaria attenzione all’osservazione e allo studio dei cambiamenti, alle trasformazioni pedoclimatiche e di contesto, allora si svilupperanno e si affineranno innovazioni e tecniche viticole. In questa prospettiva la Puglia potrà giocare un ruolo privilegiato”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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