L’Addolorata torna ad ammaliare i pellegrini

IL REPORTAGE. Galatina. Il restauro dell’altare maggiore e delle sei tele contenute nella chiesa restituisce lo splendore ad un gioiello del barocco

Di Tommaso Manzillo* GALATINA – Un vero e proprio splendore. La chiesa dell’Addolorata di Galatina (1710) riconqui-sta la sua antica bellezza e straordinarietà stupendo il visitatore al suo ingresso nella casa di Dio. L’intervento conservativo dell’altare maggiore (1716) e il restauro delle sei tele ovali raffiguranti la Via Matris, voluti grazie alla tenacia dell’amministrazione del Pio Sodalizio, guidata da Biagio Buccella, fanno della piccola, ma grande chiesa dell’Addolorata, come amava chiamarla monsignor Antonio Antonaci, rettore per oltre quarant’anni, un vero e proprio gioiello dell’arte barocca, inca-stonato nel cuore del centro storico, meta obbligata dei pellegrini durante la loro visita alla città, ma anche dei fedeli devoti alla Vergine Maria.

Crocifisso e il longino

Crocifisso e il longino La sera del 17 dicembre 2011 è stato presentato alla città di Galatina il risultato del di lavoro, di progettazione, di raccolta fondi. Erano presenti gli autori dell’intervento, l’architetta Luigina Anto-nazzo, direttore dei Lavori, Emilia Marcella Stefanelli, restauratrice della ditta DEA XXI di Lecce, Alessandra Muci, Restauratrice delle tele, i geometri Luigi e Claudio Marullo della stessa ditta. Il lavoro portato avanti in questi ultimi mesi è la realizzazione di un progetto nato sul finire del se-colo scorso con il recupero delle statue laterali poste sull’altare maggiore (S. Caterina da Siena e S. Chiara, protettrici della confraternita), e tenuto in piedi grazie alle numerose piccole offerte dei fe-deli.

altare maggiore prima del restauro

Altare maggiore prima del restauro Tutti i colori dell’altare maggiore della chiesa dell’Addolorata vennero nascosti, probabilmente agli inizi del secolo scorso, mediante una copertura di calce per evitare il diffondersi di croniche malattie infettive che imperversavano in quegli anni, soprattutto a causa delle due guerre mondiali che sconvolsero la storia della prima metà del Novecento. Ha preceduto questo lavoro di restauro un in-tervento per combattere l’umidità di risalita, considerando che nella parte sottostante la chiesa, dove sono seppellite le spoglie dei confratelli defunti del Pio Sodalizio, come per buona parte della zona del centro storico della città, è presente una certa quantità di acqua, che danneggia le strutture so-vrastanti. Difatti, sarà forse per la presenza di tale fenomeno, i colori della parte inferiore dello stes-so altare sono andati irrimediabilmente perduti, danneggiandolo gravemente.

momenti del restauro

Un momento del restauro Sul piano tecnico, è stata necessaria un’opera di eliminazione degli strati di ridipintura precedenti, seguita da una fase di consolidamento degli strati pittorici, con la stuccatura di alcune superfici la-cunose e alcune parti sono state dipinte con vernice dorata (porporina) e con fondo di vernice sinte-tica di colore grigio.

restruao di un putto

Restauro di un putto Lo stesso altare maggiore venne restaurato nel 1854, grazie all’interessamento di Aloysio Baldari, così come riportato in una incisione riportata alla luce. Il prossimo intervento riguarderà la realizza-zione di un idoneo impianto di illuminazione dell’altare, che metta ben in risalto la ricchezza dei suoi particolari (pensiamo, per esempio, ai sei puttini angelici che circondano la teca dove è custodita la Vergine Addolorata, portando in mano i segni della Passione del Cristo).

San Pietro oggi

San Pietro oggi Possiamo così riscoprire, dalla sera del 17 dicembre, la straordinaria espressione del volto di San Pietro, situato per chi guarda sulla sinistra dell’altare, portando sulla mano le chiavi della città di Galatina (adversus hanc petram portae inferi non praevalebunt, arricchiva una volta lo stemma della città), di cui è compatrone insieme a San Paolo, situato sulla destra; la profonda devozione mariana dei serviti protettori della confraternita, tra i quali troviamo le statue di S. Filippo Benizi e S. Giuliana Falconieri (nipote di uno dei Sette santi fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria, sant’Alessio), oltre al francescano S. Pasquale Baylon; riveste un significato particolare la devozione a S. Antonio da Padova, volendo, i nostri padri, collocarvi la statua al fianco a quella di S. Pietro.

san pietro durante il restauro

San Pietro durante il restauro La devozione alla Vergine Addolorata, come riporta la bolla di affiliazione dell’Arciconfraternita all’Ordine dei Servi di Maria (1711), risale alla notte del venerdì santo del 1240, quando in una grotta del monte Senario comparve, a quelli che diventarono i fondatori dell’Ordine stesso, la Ver-gine Desolata, vestita di nero e col volto provato dalla morte del Suo Figlio Unigenito, Gesù. Si può, ora, ammirare l’altare, alto fin sopra al controsoffitto, per scorgere la via per la salvezza dell’uomo che, usando le parole dell’ing. Vincenti nella sera della presentazione, conduce, in un movimento ascendente, verso l’Eterno Padre, che lo accoglie a braccia aperte.

San Paolo oggi

San Paolo oggi Meritano particolare attenzione le sei tele ovali raffiguranti la Via Matris, e situate lungo le pareti della navata centrale, restaurate nel febbraio del 1957 su commessa della contessa Maria Caracciolo-Mongiò. Trattasi di dipinti di olio su tela cm. 178 x cm. 147 risalenti alla seconda metà del XVIII secolo. In particolare la tela della “Presentazione di Gesù al Tempio” presenta un’iscrizione dell’autore, Gaetano Tartaglia, che l’ha donata e dipinta nel 1860, mentre “La sepoltura”, “La fuga in Egitto” e “La deposizione” potrebbero essere, come è emerso la sera del 17 dicembre, opera di Maria Rachele Lillo, sempre risalenti alla seconda metà del XVIII secolo.

san paolo durante il retauro

San Paolo durante il restauro L’intervento di Alessandra Muci è costituito da un’opera di pulitura delle sei tele ovali e di rifaci-mento del relativo telaio su disegno del precedente, per riportare all’antico splendore tutto un patri-monio artistico che gli agenti atmosferici, l’umidità e l’incuria dell’uomo stavano deteriorando, fin quasi alla perdita totale di questa straordinaria ricchezza, che pochi concittadini, purtroppo, cono-scono. Assumono oggi una veste diversa, ricoprendosi di luce nuova mostrando i colori vivi dell’opera stessa. Fanno certamente parte di quella che fu chiamata la Bibbia dei poveri, i quali, non sapendo leggere, con l’ausilio dell’arte pittorica potevano conoscere e scoprire la vita di Gesù e della Vergine Madre.

Eterno Padre dopo il restauro

Eterno Padre dopo il restauro Nonostante manchi ancora la ripulitura delle pareti interne, quest’anno sarà possibile contemplare i Dolori di Maria nella Passione e Morte del Suo Figlio Unigenito, nella chiesa dell’Addolorata, da-vanti a quell’altare meraviglioso, così come la pensarono e la edificarono i nostri padri tre secoli or sono. La chiesa dell’Addolorata di Galatina e tutti i suoi tesori custoditi gelosamente fanno parte del pa-trimonio religioso, storico, artistico e culturale della città, che l’attuale amministrazione sta cercando di valorizzare, attingendo dalle casse dell’Arciconfraternita, e soprattutto facendo affidamento alla generosità dei fedeli, tra i quali vanno menzionate le sorelle Esposito, oltre alla ditta Marullo, al Banco di Napoli spa e al Comune di Galatina in collaborazione con la ditta Colacem spa. *Arciconfraternita dell’Ordine dei servi di Maria

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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