‘Cresci Italia’. Bellanova: ‘Competitivi a livello europeo’

Roma. La deputata salentina del Pd ribadisce il massimo appoggio all’operato del Governo Monti

ROMA – Dopo il Decreto “Salva Italia”, quello “Cresci Italia”. Sicuramente il più atteso. Quello che dovrebbe dare una svolta all’economia del nostro Paese. Quello che, secondo il premier Monti, forse un po’ troppo ottimisticamente, dovrebbe portare ad una crescita del Pil dell’11%. Tra le misure più importanti previste nel pacchetto vi sono l’abolizione delle tariffe minime e massime per tutte le professioni regolamentate dagli ordini e il cui esercizio rimane subordinato al superamento di un esame di Stato (avvocati, notai, commercialisti), la riduzione delle commissioni interbancarie per gli esercenti che ricevono pagamenti con carta di credito, l’obbligo per le banche di proporre almeno due preventivi per l’assicurazione necessaria all’erogazione di un mutuo, la possibilità per i giovani che vogliono intraprendere di aprire una società a responsabilità limitata semplificata, per la quale basterà un capitale sociale di un euro. A queste misure si aggiungono lo scorporo di Snam Rete Gas, la società che controlla la rete di trasporto nazionale del metano, dall’Eni (anche se occorre vedere come verrà disciplinato il tutto nel Decreto della Presidenza del Consiglio che dovrà essere emanato entro sei mesi), l’apertura di nuove farmacie, una ogni 3mila abitanti. Inoltre la concessione delle licenze per i tassisti non saranno più una prerogativa dei Comuni, bensì dell’Authority dei Trasporti, che provvederà a compensare tangibilmente coloro che hanno già una licenza. “Un decreto – secondo l’onorevole del Partito Democratico Teresa Bellanova – che se andasse in porto metterebbe il nostro paese nella condizione di essere maggiormente competitivo a livello europeo”. A lei abbiamo chiesto di commentare il cosiddetto decreto liberalizzazioni. Come giudica nel complesso il Decreto Liberalizzazioni emanato dal Governo? Il presidente del Consiglio Monti prevede che le misure in esso contenute possano produrre una crescita “cinese” del Pil, pari addirittura all’11%. Lei che cosa ne pensa? “Io credo che questo sia un impegno che il Governo sta mettendo in campo. Un impegno che se andasse in porto metterebbe sicuramente il nostro Paese nella condizione di essere più competitivo, soprattutto a livello europeo. Non c’è dubbio che questo Paese è stato e continua ad essere in alcuni pezzi di società chiuso e organizzato sul modello casta. Credo che dovremo discuterne in Parlamento nel merito e affrontare in modo approfondito e non ideologico i singoli argomenti, con la mente libera anche dal perpetrare conservatorismi. C’è bisogno di aprire nel mondo delle professioni, dell’economia e dei servizi. C’è bisogno in Italia di dare più opportunità ai giovani”. In riferimento ai giovani questo decreto sembra prendere decisioni importanti per quanto riguarda le professioni e la possibilità di intraprendere. Mi riferisco ad esempio, riguardo alle prime, all’abolizione delle tariffe minime e massime e, in merito alle seconde, alla previsione della società a responsabilità limitata semplificata. Si poteva fare di più? E in tal senso quale sarà in Parlamento, fiducia permettendo, l’impegno del Partito Democratico per migliorare il provvedimento? “Se cominciassimo a fare questi primi provvedimenti potremo osare di più in futuro e fare sempre di più. Su questo già con il Governo Prodi, con Bersani allo Sviluppo Economico, si cominciò a mettere in campo l’idea delle liberalizzazioni. Già allora si crearono degli attriti fra i giovani che le sostenevano e coloro che ritenevano di essere maggiormente garantiti in un mercato più protetto. Credo che adesso bisogna avere un po’ di coraggio in più. Sul decreto liberalizzazioni lavoreremo fattivamente e nel merito in Parlamento, articolo per articolo, confrontandoci con tutte le parti, assumendoci la responsabilità politica di quegli emendamenti che riteniamo possano migliorare il provvedimento”. Per quanto riguarda le banche e le assicurazioni il decreto non è molto “coraggioso”. È prevista la fissazione da parte della Banca D’Italia delle commissioni applicabili sui prelievi bancomat effettuati presso sportelli differenti da quelli della banca titolare della carta, nonché l’obbligo per le banche di proporre almeno due preventivi di polizze sulla vita nel caso si decidesse di condizionare la concessione di un mutuo alla sottoscrizione di una polizza. Che cosa pensa di queste misure? Sono sufficienti ad arginare il potere incontrastato che le banche hanno da ormai alcuni anni? “Penso che molto spesso si riveli veritiero quel detto che il meglio è nemico del bene. Io credo che iniziare a fare interventi che permettano ad un cittadino o un ragazzo di prelevare con la propria carta da uno sportello differente rispetto a quello della banca titolare della sua carta, evitando il pagamento di 2 euro di commissione, sia già un risultato. Sarei folle a pensare che con questo strumento si punti ad arginare il potere delle banche. Dico però che queste sono delle scelte che vanno incontro ai cittadini. E in questo Paese noi dobbiamo sempre più abituarci a misurare la validità delle scelte che si compiono in base alla ricaduta delle stesse sui cittadini. Non si cambia il mondo con un provvedimento ma sicuramente mio figlio quando andrà a fare un prelievo e non pagherà i 2 euro sarà più contento. Così coma la persona anziana, il professionista, chiunque si muova utilizzando il bancomat avrà un ritorno positivo. Il governo precedente non ha nemmeno avuto la capacità di fare queste cose quindi queste misure rappresentano un piccolo ed importante passo in avanti”. Una domanda sul futuro. Si ha la percezione che i cittadini vedano il Governo Monti come un Governo sostenuto sostanzialmente dal Pd e non come un esecutivo di emergenza nazionale, appoggiato anche dal Terzo Polo e dal Pdl. Soprattutto il Popolo della Libertà e l’ex premier Berlusconi, con la costante “minaccia” di staccare la spina, danno l’impressione che questo governo tecnico sia per loro un’entità da sopportare mentre il Pd non manca, quasi quotidianamente, di dichiarare il suo sostegno al Governo, senza se e senza ma. Non pensa che potreste pagare dal punto di vista elettorale questa strategia politica? “La serietà in politica dovrebbe essere un fatto distintivo. Capisco che non necessariamente la serietà paghi. Noi come Partito Democratico abbiamo messo davanti ai nostri interessi personali e di partito il bene dell’Italia. E il nostro segretario Bersani lo ha ribadito più volte. Lavoriamo per dare una prospettiva a questo Paese che era sull’orlo della bancarotta. Quelli che lo hanno governato fino a pochi mesi fa dicevano che andava tutto bene. Ora basta leggere gli interventi di alcuni esponenti del Pdl, anche del nostro territorio, e sembra che negli ultimi anni siano sempre stati all’opposizione. Invece fino a poche settimane fa sono stati al Governo. Io scommetto sulla capacità dei cittadini di distinguere e di tenere conto della serietà dei comportamenti individuali e anche di quelli politici collettivi. Se noi dovessimo farci prendere dalla paura di pagare un prezzo per aver deciso di essere responsabili di fronte al paese non saremmo utili all’Italia bensì fortemente dannosi. Come dannosi si sono purtroppo rivelati coloro che sono stati al Governo fino a poche settimane fa. Oggi Bossi dice che Berlusconi è una mezza cartuccia mentre fino a poco tempo fa veniva etichettato come il salvatore della patria. Il Partito Democratico combatte quel tipo di politica e lavoreremo affinché queste convinzioni non siano in futuro pagate dal punto di vista elettorale. Noi mettiamo al centro l’Italia perché quei ragazzi di cui parlavamo prima, se devono avere una prospettiva, l’avranno non perché ci sono forze politiche che fanno propaganda ma perché ci sono forze politiche che assumono fino in fondo la responsabilità della rappresentanza e dell’autorevolezza della politica”. Nella conferenza stampa congiunta tenutasi alla Camera Vendola e Di Pietro hanno ribadito la volontà di essere insieme l’asse portante della futuro centrosinistra. Il Pd in questo momento sembra molto più vicino al Terzo Polo. La mia impressione è che il Terzo Polo, dopo avervi sedotto e contribuito all’indebolimento dei rapporti con Idv e Sel, possa abbandonarvi senza pensarci due volte. Quale è il suo pensiero in proposito? “Noi siamo una forza politica che non è all’inseguimento di nessuno, né del Terzo Polo, né di Sel, né dell’Italia dei Valori. Abbiamo la convinzione di essere una forza politica che ha a cuore il bene del Paese, che ha idee da mettere in campo e a disposizione di una alleanza più larga. Questo è ciò su cui lavoriamo e io credo che il segnale lanciato da Vendola e Di Pietro sia stato importante. Hanno infatti entrambi riconosciuto che il Partito Democratico, anche nella diversità di collocazione rispetto al Governo Monti, sta svolgendo una funzione importante per il paese. E allora una forza così determinate come il Partito Democratico non può mettersi all’inseguimento, ripeto, né del Terzo Polo, né dell’area che vorrebbe collocarsi alla sinistra del Partito Democratico. Personalmente penso che la Sinistra sia nel Partito Democratico. Se così non fosse io non ne farei parte”.

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