Carlo Michele Schirinzi, l’arte nasce ‘per cancellazione’

LA RECENSIONE. Acquarica del Capo. 38 anni e, alle spalle, già tanti premi e menzioni in Italia e all’estero. La sua produzione è un amalgama di fotografia, pittura, poesia e musica

Di Antonio Lupo ACQUARICA DEL CAPO – Si è imposto all’attenzione fin dalle prime videoperformances: menzioni speciali, retrospettive, primi premi a festival nazionali ed internazionali, recente nomina a giurato al Torino Film Festival. Autore di un linguaggio artistico che rivela un immaginario dai caratteri “barocchi”, si esprime con un ritmo narrativo asciutto ed essenziale. I suoi lavori sono un amalgama di fotografia, pittura, poesia e musica.

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Carlo Michele Schirinzi, artista e regista di origine salentina (Acquarica del Capo, 1974), dopo aver frequentato il Liceo Artistico di Lecce ed aver studiato per due anni alla Facoltà di Architettura di Genova, si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Bari, dove si diploma in Scenografia con una tesi sul cinema di Carmelo Bene.

addestramento apocalisse

Portato fin dai suoi primi lavori ad una sperimentazione che mescola diversi linguaggi artistici e mezzi espressivi (fotografia, pittura e scultura, performances e soprattutto musica), predilige il lavoro su immagini senza dialoghi, operazione critica nei confronti del testo che, nel cinema in modo particolare, è diventato il protagonista assoluto a scapito dell’occhio e dell’orecchio.

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Tramite asportazioni manuali praticate direttamente sulla pellicola negativa 35mm, in modo del tutto originale e “scultoreo”, nascono le “iconoclastie su (al) negativo” (come l’autore ama definirle), ossia fotografie ottenute per sottrazione, o meglio per cancellazione. “Nei miei lavori parto da scatti fatti su negativi, dopo lo sviluppo sgratto il superfluo, cioè l’ambientazione, lasciando galleggiare nel vuoto le sole figure umane”.

astrolite

Il suo interesse per la storia dell’arte (punto di partenza) rimane sfondo costante dei suoi video. Non si tratta di citazioni ma di rivisitazioni che permettono alla storia dell’arte e della musica di rivivere, in un continuo cortocircuito tra presente e passato, tra estetica e sociale, tra ritmo e dramma.

dal toboso

Nei suoi confronti (dialoghi) con i grandi autori occupa un posto particolare non solo l’opera di Carmelo Bene, ma anche quella di Beckett, di Jarry, di Cervantes.

detail

I suoi film e video s’impongono all’attenzione critica nazionale (Enrico Ghezzi è tra i primi ad apprezzare le sue doti filmografiche) ed internazionale: già in occasione della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro del 2005 gli viene dedicata una retrospettiva.

eco da luogo colpito

Dopo l’esperienza per la collana di documentari “Intramoenia Extrart” (progetto d’arte contemporanea nei castelli di Puglia curato da Oliva e Caroppo, 2005-2009), riceve il primo premio al 27° Torino Film Festival con Notturno stenopeico. Prestigiosa affermazione conseguita anche al 10° Festival del Cinema Europeo, al quale partecipa con Sonderbehaundlung. Nel 2010 una nuova menzione speciale al 28° Torino Film Festival con il documentario sperimentale Mammaliturchi!.

frammenti da un confine

Al Festival di Venezia di quest’anno ha proposto Eco da luogo colpito, manifestando ancora una volta il suo interesse per i luoghi dismessi (l’A.C.A.I.T., l’ex manifattura tabacchi di Tricase) e per la memoria che tende a cancellarsi.

il nido

Regista dalla tecnica autarchica, sceneggiatore-scenografo-costumista-produttore-fotografo, contro la globalizzazione iconografica omologante e la critica asservita alle mode e agli interessi di mercato, esprime il suo profondo legame con una terra priva d’identità perché sottoposta a continui passaggi di civiltà.

il ri(n)tocco

“Nel Salento – afferma – la storia ha transitato senza mai gettar radici. Paradossalmente è la non identità a caratterizzare questo luogo. Si pensi, ad esempio, al Barocco leccese: una cancellazione continua dell’identità, grazie all’opera degli scalpellini che si perdevano nel dettaglio, e questo capita anche all’osservatore attento che dopo un primo abbaglio del totale (le facciate delle chiese e dei palazzi), naufraga nella pornografia dei dettagli decorativi, che siano frutti o corpi di putti. Contrariamente agli stereotipi, la forza di questa terra è proprio nell’assenza d’identità”.

la fam(e)iglia

L’idea del naufragio e dell’esodo è un tema esistenziale e storico che ricorre nei suoi suggestivi video legati alle migrazioni, ancora oggi incrocio e passaggio di “eterne e speranzose transumanze spesso prive di meta”, un dramma sociale che si ambienta e concretizza in un mare che unisce e nello stesso tempo divide.

notturno stenopeico

In Suite joniadriatica ( 2008) (s)focalizza sugli sbarchi clandestini nelle acque di Puglia: “Tintoretto e Rothko a braccetto in lido Brakhage”, annota l’autore; in Notturno Stenopeico con filtri vitrei artigianali ottiene effetti di “rianimazione/liquefazione” delle fotografie di barche in mare, mentre con l’utilizzo del foro stenopeico dal diametro millimetrico accentua la deformazione dei volti (“a riecheggiare la Quinta del sordo di Goya”). Qui, partendo dalla raffigurazione della quattrocentesca scena del Diluvio Universale affrescata nella basilica di Santa Caterina ( Galatina ), in una fusione materica che si sofferma sul dettaglio, si passa alla geografia dei recenti inquietanti approdi: le Arche degli scafisti.

palpebra su pietra

Attraverso un linguaggio “in mutazione continua”, lo spettatore sprofonda così nel coinvolgimento diretto di una sorprendente percezione sensoriale, epidermica. Lasciando parlare l’elemento-acqua, l’artista porta infatti ad una immedesimazione totale, riuscendo ad esplorare tutte le sfumature della percezione visiva, uditiva e tattile. Sia che il mare riecheggi sul ritmo senza tempo delle onde della risacca, sia che effonda la sua musica liquida da una superficie che riflette tonalità cromatiche epidermiche.

suite joniadriatica

Un itinerario tutto da scoprire sarà perciò il suo prossimo lavoro intitolato I resti di Bisanzio, primo lungometraggio di un eclettico ed irriverente artista dell’inafferrabile che non ama catalogazioni definitive.

trappe

Ancora una volta in modo autarchico, “a metà tra strada tra cinema, videoarte e musica” a confermare la scelta critica di un linguaggio lontano dal vedere comune. “Per ottener l’effetto del vuoto di una stanza – ci dice – posso liberarla da tutto, ma anche riempirla del tutto”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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