Chiude il Centro per ipovedenti. La denuncia: 'La Asl non ci dà i nostri soldi'

Lecce. L'Istituto per Ciechi di Lecce rende pubblici disservizi, ritardi e il mancato trasferimento dei soldi che spettano loro per legge

LECCE – “Disponibilità teorica, ma chiusura sul piano pratico”. Si esprime così, Antonio Maggiore, presidente della sezione di Lecce dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, durante una conferenza stampa in cui denuncia l’atteggiamento “sordo e insensibile” dell’Azienda Sanitaria Locale di fronte alle problematiche avanzate dall’associazione no profit dei disabili visivi. Il presidente (affiancato dai consiglieri provinciali dell’Uic, Maria Martenucci, Antonio Donno e Davide Dongiovanni) stigmatizza il comportamento del Direttore generale dell’Azienda, Valdo Mellone, che, contattato il 30 ottobre 2011 e sollecitato più volte, avrebbe di fatto snobbato le esigenze esposte dall’associazione che, dopo mesi di attesa, ha scelto di denunciare pubblicamente il proprio stato di agitazione. Il malcontento nasce da molteplici fattori. Innanzitutto, dalla scelta dell’Asl di chiudere il “Centro di recupero e riabilitazione per l’ipovisione” attivo presso l’Istituto per Ciechi di Lecce “Anna Antonacci” e aprirne uno presso l’ospedale “Vito Fazzi”. “Quali sono gli interessi politici o di carriera che spingono verso tale direzione?” ha commentato Maggiore. “Dal 2006 a oggi, abbiamo visitato e assistito moltissimi ipovedenti e la vicinanza fisica delle nostre strutture consente, al disabile, un grande risparmio di tempo e di denaro per raggiungerle. Perché dislocare il servizio presso il nosocomio leccese?” continua a chiedere Maggiore rivolgendosi al suo interlocutore “colpevolmente distratto”. Segnalato anche il mancato trasferimento di fondi previsti dalla legge nazionale 284 del 1997 che, messi a disposizione dal Ministero della Salute, terminano la loro corsa nelle casse dell’Asl, piuttosto che in quelle dell’Istituto . “Fino a perdersi” aggiunge Maggiore. “E pensare che – sottolinea il presidente – il Centro di Lecce soddisfa tutti i requisiti richiesti dalle norme”. Ma tant’è, “noi continuiamo a lavorare con i nostri fondi” definiti “ inadeguati” almeno quanto i contributi versati dall’Asl per l’acquisto di ausili tecnologici indispensabili per l’autonomia dei disabili. Le cifre complessive fanno riferimento ai prezzari risalenti addirittura al 1992 e si riferiscono a strumentazione fuori produzione. E’ dunque necessario un adeguamento di fronte ai passi da gigante fatti dalla scienza. A tutto ciò, si sommano poi i ritardi nelle assunzioni di terapisti della riabilitazione e centralinisti non vedenti e il mancato finanziamento dei corsi di orientamento e mobilità previsti dalla legge, i cui costi devono essere sostenuti, ancora una volta, dall’Azienda e non dall’associazione. “L’Asl, però, non ci aiuta neanche per questioni di tipo organizzativo” afferma Maggiore. Si tratterebbe, spiega il presidente, di stabilire un orario preciso di visite mediche presso le strutture sanitarie leccesi, per evitare che il non vedente debba spendere molto denaro, avendo necessità di essere accompagnato. “L’Asl – dice Maggiore – venendoci incontro, non avrebbe alcun aumento di spesa, ma, anche in questo caso, è del tutto evidente una forte mancanza di sensibilità”. Nonostante le difficoltà, le battaglie dell’associazione continuano. L’obiettivo per il prossimo futuro è creare una casa di accoglienza per anziani minorati della vista, da collocare proprio all’interno dell’Istituto. Ovviamente Asl e burocrazia permettendo.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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