Primarie Lecce: le proposte sulle politiche sociali

Lecce.Gli opinion leaders salentini continuano ad interrogare i candidati alle Primarie. Ninì De Prezzo, dello Spi Cgil, punta l'attenzione sulle politiche sociali

LECCE – Ecco la domanda che Ninì De Prezzo, segretario provinciale Spi Cgil, ha rivolto ai tre candidati alle Primarie. Ed ecco, di seguito, le loro risposte. Si aggravano sempre più le difficoltà economiche e sociali di una importante categoria di cittadini, i pensionati. La manovra di fine anno del Governo Monti ha scaricato sulle loro spalle una fetta considerevole dei sacrifici imposti per risanare il Bilancio dello Stato. Non è la prima volta che i pensionati pagano pesantemente le conseguenze della crisi. A Lecce e nella nostra Provincia le condizioni sono ancora più gravi. Lo SPI, il sindacato pensionati della CGIL, assieme all’AUSER, l’associazione collaterale di volontariato, ha avuto un ruolo attivo nella predisposizione del Piano Sociale di Zona dell’Ambito di Lecce, tuttavia, molti si chiedono: il Piano, chi lo ha visto? chi conosce obiettivi e finalità? quali aiuti per le fasce più deboli e svantaggiate della popolazione? Nella considerazione dei dati all’armanti resi pubblici in questi giorni dalla Caritas sulle vecchie e nuove povertà nella città di Lecce, quali iniziative intendono adottare i candidati sindaci per far conoscere e rendere fruibili in tempi certi i servizi previsti dal Piano? // Servizi sociali al centro dell’azione amministrativa Loredana Capone “L’ambito sociale di Lecce è molto in ritardo nell’attuazione dei servizi, persino quelli essenziali. Le associazioni del territorio sono sempre state scarsamente coinvolte: da un indagine del Csvs emerge che, in tutta la Puglia, il Comune di Lecce è quello che ha meno attivato la concertazione con le associazioni e questo denota scarsa trasparenza ma anche scarsa efficacia delle azioni che l’Ambito avrebbe dovuto compiere. Persino lo sportello del Segretariato Sociale è stato attivato solo oggi, con ben sei anni di ritardo. A fronte di questo fallimento, è necessario riportare al centro dell’azione amministrativa i servizi sociali con misure di lotta mirate contro la povertà: il nostro obiettivo è di ridurla del 10%. E’ importante, inoltre, avviare iniziative concrete per il lavoro: la mia prima azione se diventerò sindaco sarà destinare l’addizionale IRPEF, che oggi ammonta a circa 7 milioni e mezzo di euro, a progetti per l’occupazione giovanile. Non possiamo accettare che le fasce deboli della cittadinanza soffrano per l’assenza delle istituzioni, per questo è necessario puntare sull’assistenza domiciliare integrata e su servizi per la non autosufficienza utili a garantire le famiglie che si prendono cura dei propri anziani o disabili. Oggi tali servizi sono molto al di sotto degli obbiettivi fissati dalla Regione Puglia”. // Guardare alle periferie sociali Carlo Salvemini “Le periferie sociali devono essere al centro dell’agenda di governo di chiunque si trovi ad amministrare questa città. Purtroppo oggi scontiamo una grave approssimazione nella maniera di affrontare le politiche sociali. E’ vero, ci sono sempre meno fondi a disposizione di questi settori fondamentali per la crescita e la vita serena della città, ma è proprio per questo che bisogna ripensare la spesa e razionalizzare le risorse sia economiche sia umane. Oggi l’organizzazione dei servizi sociali è troppo dispersiva, con un assessorato che di fatto non ha poteri ed un’Istituzione dei servizi sociali che è totalmente inutile ed andrebbe abolita. Non mi riferisco alla capacità dei singoli, ma alla struttura della governance in sé. Sono d’accordo con De Prezzo quando dice che il Piano sociale è stato poco comunicato, ma la mancanza di coinvolgimento dei cittadini è del resto la pecca che abbiamo sempre rimproverato all’attuale Amministrazione. Dobbiamo dunque fare i conti con le poche risorse a disposizione e realizzare virtuosi modelli di conduzione del servizi sociali, attraverso la collaborazione con il volontariato e con il terzo settore. Siamo troppo deboli per andare avanti da soli; fuori da Palazzo c’è una rete fitta di associazioni che si muovono molto bene. E’ con loro che dobbiamo camminare per andare nella direzione giusta”. // Le nuove emergenze: i servizi alla persone Sabrina Sansonetti “La prima cosa da fare è capire quale sia la vera condizione delle casse comunali, attraverso un’accorta analisi tecnica del bilancio, al fine di verificare la corretta entità dell'indebitamento e il dettaglio delle voci di entrata e di spesa. Fatto questo bisognerà affrontare le numerose emergenze: su tutte quelle legate ai servizi alla persona e alle famiglie. Sono una madre che ha sempre lavorato e so bene, ad esempio, quanto sia importante per una città civile disporre di efficienti asili nido e scuole dell'infanzia comunali. Dico però che è inutile aprire il libro dei sogni: bisogna avere consapevolezza che le amministrazioni di centrodestra ci hanno portato sull'orlo del dissesto. Nel breve termine, mancheranno i soldi per questi progetti. Ricordo a tutti invece che centinaia di anziani a Lecce non hanno niente e a molte famiglie vivono sotto la soglia di povertà. La priorità deve essere quella di garantire la minima sussistenza ai questi nostri concittadini a cui manca tutto: la soluzione concreta che propongo è di coniugare le politiche del lavoro e dello sviluppo con quelle sociali, in linea col piano regionale portato avanti dall’assessora Elena Gentile. Quindi si deve intervenire a sostegno di queste povertà e contemporaneamente impegnarsi affinché tutti i cittadini possano tornare a fidarsi delle istituzioni. Noi vogliamo essere promotori di un nuovo modo di affrontare la politica e le sue sfide quotidiane. Vogliamo riuscire a tramutare le difficoltà in opportunità, ben consci che i momenti difficili si superano con ingegno, perseveranza e fiducia. Una proposta concreta che avanzo è di istituire un tavolo tecnico permanente con i vari attori istituzionali, sociali ed economici che coordini e produca una normativa uniforme, certa e trasparente per le imprese. Chi vuole mettersi in proprio con un'attività artigianale o commerciale, deve poterla avviare sentendosi seguito e sostenuto dalle istituzioni e non vessato da una moltitudine di provvedimenti provvisori, confusi e spesso contraddittori”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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