Fotovoltaico vicino al parco. A Porto Cesareo si può

Porto Cesareo. Il Consiglio di Stato respinge il ricorso presentato dalla Sovrintendenza e approva l’impianto

PORTO CESAREO – L’area è ormai pienamente urbanizzata e tutto ciò che si poteva compromettere è stato già compromesso. Per grandi linee può riassumersi così il senso della sentenza del Tar di Lecce, confermata dal Consiglio di Stato e pubblicata ieri, con cui si conferma l’autorizzazione paesaggistica comunale rilasciata al complesso turistico “Le Dune”, per realizzare una copertura fotovoltaica da 2.900 metri quadrati da adibire a parcheggio. Il parcheggio, già esistente con coperture precarie, ora sarà sostituito da una struttura metallica più solida, tale da sostenere i pannelli. Il Comune di Porto Cesareo il 30 dicembre 2009 aveva rilasciato l’autorizzazione paesaggistica, poi anata dalla Sovrintendenza ritenendo questa che l’impatto ambientale del futuro impianto non fosse compatibile con l’area circostante, sottoposta a vincolo paesaggistico. Il Tar ha dato ragione invece all’azienda, che ha impugnato l’anamento della Sovrintendenza, per un motivo di competenze: la Sovrintendenza, dice il Tar, non si può sostituire ‘nel merito’, cioè in questo caso nella valutazione visiva dell’impatto ambientale, al Comune. Il Consiglio di Stato conferma la sentenza del Tar, affermando che l’autorizzazione comunale era “congruamente motivata con riferimento alle caratteristiche dell’intervento sottoposto ad esame, consistente nella semplice copertura, con pannelli fotovoltaici, di un parcheggio preesistente, in area urbanizzata” e aggiungendo che “il provvedimento del Comune, oggetto dell’esame della Soprintendenza, ha giustificatamente ritenuto che l’intervento proposto fosse autorizzabile in quanto la realizzazione dell’impianto fotovoltaico sulla struttura metallica da porre in sostituzione di quella esistente a copertura dei parcheggi del complesso turistico appariva compatibile con i valori tutelati perché non modificava l’assetto esteriore dell’area circostante, paesisticamente vincolata”. Non modificare l’assetto esteriore di un’area vincolata ma vicina a quella ‘urbanizzata’ e urbanizzata anch’essa significa proprio questo: che quell’area può ritenersi compromessa e che il Comune può approvare ciò che vuole. Purché lo motivi bene.

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