Chiude la Gutenberg, un profumo che non si dimentica

Lecce. Dopo più di due anni di attività, Teresa a Caterina si portano dentro un bagaglio infinito di ricordi ed emozioni

LECCE – A chi il profumo di un libro nuovo – annusato, quasi consumato, un attimo dopo averlo acquistato – lo cambierebbe con pochi altri profumi al mondo, ecco, a loro, non sarà difficile capire la sensazione che si prova nel sapere che una libreria, piccola, di frontiera, indipendente, chiude dopo due anni di onorato e faticoso lavoro. Perché il profumo di un libro nuovo, pagine lucide oppure opache, in carta nuova o riciclata, con figure, con parole, tante parole, è un profumo che rimane dentro. Racchiude l’emozione e l’entusiasmo di arrivare a casa – e molte volte la decisione di fermarsi prima, su una panchina o in macchina, prima di mettere in moto – per divorarle, quelle parole. Ritrovare la compagnia ed entrare inevitabilmente in un contatto intimo con il mondo di fuori, capire che c’è qualcuno, oltre. Sentirsi compresi. Difficile da spiegare. Quel profumo e quell’emozione o li hai provati o no. La libreria Gutenberg di via Cavallotti a Lecce si prepara a chiudere i battenti. In poco più di due anni di attività le sue sale sono state inondate dal profumo di migliaia di libri. Dai profumi dei clienti entrati a cercare la prossima lettura, da quelli di the ed infusi, consumati nelle tazze acquistate all’Ikea. Di storie e di volti ne ha visti tanti. A partire alla fatica e dalla passione che ci hanno messo per tirarla su Teresa Romano, 45 anni, libraia da sempre presso altre librerie leccesi, e Caterina Calcagno, 42 anni, sempre nel mondo del libro con esperienze in case editrici e biblioteche, che l’hanno gestita dal primo vagito. La storia della Gutenberg è la più classica delle storie. Il colosso apre a pochi metri. Difficile reggere il confronto. La sfida è impari. Ma chiudere non significa aver perso. Perché la vittoria è tutto ciò che oggi Teresa e Caterina si portano dentro. La Gutenberg chiude. Vi chiedo subito: qual è la sensazione? “La sensazione è quella che può dare la fine di un viaggio, bello, appagante, faticoso, quando si devono rifare le valige per tornare a casa e dentro di te scorrono le immagini dei momenti più significativi, delle persone interessanti che hai conosciuto e ti senti più ricca dentro. A questo si aggiunge la frustrazione di sapere che questo viaggio è finito e probabilmente non lo ripeterai più”. La vostra è stata un’opera da “paladine della cultura”: una libreria piccola al confronto di tanti colossi è una vera e propria sfida. Qual è stato l’orgoglio maggiore? “Non ci sentiamo “paladine della cultura”. La certezza è di non esserci mai risparmiate per portare avanti un discorso di libreria al servizio di tutti, con una grande attenzione al rapporto con le persone: lettori, scrittori aspiranti o affermati, turisti in cerca di informazioni, persone in attesa dell'autobus, con alcune delle quali siamo diventate amiche, grazie a una frequentazione quasi quotidiana”. Come è nata l’idea di aprire Gutenberg? “Da un sogno condiviso, in un momento della vita di ognuna di noi in cui sentivamo che non realizzarlo sarebbe stato peggio che fallire provandoci”. Quali sono i ricordi che porterete nel cuore? “La libreria piena fino a scoppiare in occasione di grandi presentazioni ed eventi (ne abbiamo fatti tantissimi); la libreria vuota e il dispiacere e l'imbarazzo per il poeta che non ha pubblico a cui leggere la sua poesia (è capitato una volta); gli autisti della Sgm, molti dei quali hanno finalmente imparato a spegnere i motori dei loro mezzi in sosta davanti all'ingresso (ma quante discussioni…); il signor Panareo, credo ultranovantenne (ma bara sull'età), che ci ha fatto compagnia tante mattine parlando dei classici della letteratura italiana del Novecento, i the e gli infusi da prendere nelle tazze comprate all'Ikea, la stanchezza in occasione dell'apertura e la stanchezza, ora, per la chiusura”. Quali sono stati gli ideali e le ambizioni che vi hanno mosse? “Probabilmente la voglia di realizzarci facendo qualcosa che ci piacesse veramente, creare un luogo di incontro culturale e umano, dove noi per prime abbiamo avuto occasione di conoscere e imparare”. Qual è il destino del libro oggi? “Sinceramente, non so. Sicuramente un po' meno cartaceo e un po' più elettronico, ma al di là del supporto la diffusione delle idee scritte non si fermerà di certo, grazie anche alla possibilità di pubblicare da soli senza più case editrici come intermediarie”. A chi dovete dire grazie? “Sicuramente alle nostri familiari, mariti e figli, poi a tutti gli amici che ci hanno dato fiducia, alle insegnanti delle scuole con cui abbiamo lavorato e con cui speriamo di continuare a lavorare, a tutti quelli che in questi meravigliosi anni ci hanno fatto sentire ‘grandi’”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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