Alla sbarra la ‘mafia delle sigarette’

Bellinzona. Contrabbando e riciclaggio di denaro sporco. Al via il processo a nove imputati accusati di aver favorito camorra e Scu nella Confederazione elvetica

BELLINZONA – Torna alla sbarra la “mafia delle sigarette”. Si celebra, infatti, oggi, presso il Tribunale penale federale di Bellinzona (Svizzera), il maxi processo che vede imputate nove persone (otto uomini e una donna residenti nella Confederazione elvetica) accusate di aver fiancheggiato le attività criminali di camorra e sacra corona unita. Per l’accusa, gli imputati avrebbero, fra il 1996 e il 2000, riciclato denaro nelle banche svizzere (oltre un miliardo di dollari) ottenuto grazie al contrabbando di almeno 215 milioni di stecche di sigarette che, dal Montenegro, giungevano sulle coste pugliesi. Le indagini furono avviate dalle autorità svizzere nell’ambito dell’“Operazione Montecristo” già nel 2003: per il quadro accusatorio, la Confederazione sarebbe stata identificata come la piattaforma utile a riciclare il provento dell’attività illecita. Nello specifico “il denaro della malavita campana e pugliese approdava in Ticino ed entrava nel circuito legale dei conti bancari. Riciclato, serviva per saldare le fatture del traffico illecito delle sigarette”. Il dibattimento che inizia oggi, però, va in scena per la seconda volta. Come specificato da “NewsTicino”, quello che parte è un processo nuovo “resosi necessario dopo che nel marzo 2011, il Tribunale federale di Losanna (Tf) aveva cassato la sentenza del luglio 2009 della Corte di Bellinzona che assolveva sette dei nove imputati (quattro cittadini svizzeri, tre italiani, uno spagnolo e un francese)”. Tra loro, i condannati Paolo Savino (due anni e nove mesi) e Paolo Virgilio (due anni) riconosciuti colpevoli di sostegno a un'organizzazione criminale. Assolti Fredy Bossert, Franco Della Torre, Michele Varano, Patrick Monnier, Luis Garcia, Nelly Scheurer e Roland Rebetez. Per loro, previsto anche un risarcimento. Ma secondo il Tf, la Corte aveva operato in modo arbitrario e, accogliendo il ricorso dell’accusa, aveva disposto un nuovo giudizio. “Per anni – aveva ribadito il pm del processo in una nota di qualche anno fa – la Svizzera è servita per il reinvestimento di fondi acquisiti illegalmente da camorra napoletana e Scu”, organizzazioni che anche il diritto svizzero considera criminali. “Una logistica finanziaria e di merci” che per il magistrato è ingegnata ad arte per consentire “al mercato nero italiano delle sigarette di fiorire”. E ancora, l'inchiesta aveva permesso di accertare che “i corrieri varcavano la frontiera entrando in Svizzera con ingenti somme di contante. A Lugano i fondi di provenienza mafiosa erano accreditati su conti bancari di persone e società intermediarie e, quindi, cambiati in moneta scritturale, la quale successivamente era immessa nella circolazione monetaria legale”. “Una volta introdotti nel sistema bancario formale – ha spiegato il pm – i fondi erano investiti in sigarette esentasse sul mercato parallelo internazionale (mercato grigio). Le sigarette erano poi trasportate per via aerea, marina e terrestre in Montenegro, dove venivano depositate e messe a disposizione dei clan delle organizzazioni criminali”. Dal Montenegro erano poi trasportate in Puglia. Il sistema aveva, quindi, messo in luce la chiara capacità delle organizzazioni criminali di stringere alleanze a carattere transnazionale. La stessa Scu è diventata, nel tempo, un soggetto economico forte e riconoscibile grazie, in primis, al contrabbando di sigarette. Ma i traffici illeciti sono molteplici. Il boss Albino Prudentino, considerato esponente di spicco della Sacra Corona Unita, aveva spostato, in Albania, molti dei suoi capitali e lì aveva dato avvio a molteplici attività commerciali (centri scommesse on line e di sale da gioco). E’ stato arrestato il 29 settembre 2010, accusato dalla giustizia italiana di traffico di droga, associazione di stampo mafioso, rapina e riciclaggio di denaro sporco. Nel maggio 2011, invece, l’“Operazione Bamba”, della Dia di Lecce, ha portato all’arresto di 21 persone nel Salento, due in Svizzera e una nel nord Italia, con l’accusa di traffico internazionale di armi e droga. L'associazione per delinquere faceva capo al clan Donadei di Parabita, piccolo Comune salentino. Dal locale al globale, dunque. La mafia ha cambiato faccia perché ha imparato a fare rete. Abbandonata da tempo l’esclusività dell’azione in contesti limitati, ha spostato le proprie mire oltre confine, mettendo in evidenza un forte connotazione internazionale e un’abilità a raccordarsi con le organizzazioni estere.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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