Centro polifunzionale. Stop definitivo dal Consiglio di Stato

Lecce. Rigettato il ricorso del Consorzio Archè contro il Comune di Lecce che ha sciolto la convenzione per possibili infiltrazioni mafiose

LECCE – Stop definitivo alla realizzazione del Centro polifunzionale da adibire ad edifici comunali. Il Consiglio di Stato ha infatti rigettato il ricorso per revocazione, proposto dal Consorzio Arché e dalla Società di Progetto Edificio Polifunzionale di Lecce srl (difesi dagli avvocati Casertano e Laudadio) contro il Comune di Lecce (avvocato Laura Astuto) che ha deciso di recedere dalla convenzione attuativa del project financing volto alla progettazione, realizzazione e gestione dell’edificio polifunzionale, aggiudicato allo stesso Consorzio. La decisione del Comune era scaturita dall’informativa antimafia resa dalla Prefettura di Caserta da cui emergevano pericoli di infiltrazione mafiosa nella compagine del Consorzio Arché. Il Consiglio di Stato (sentenza n. 6946/2011) ha accolto dunque l’eccezione di inammissibilità per tardività sollevata dalla difesa dell’Amministrazione, ritenendo che il ricorso sia stato presentato oltre il termine di legge che, nel caso in questione, deve ritenersi ridotto (ex art. 119, comma 2 e 120). E’ dunque definitiva la sentenza resa dal Consiglio di Stato (sez. V n. 7407/2010) con la quale il giudice amministrativo aveva ritenuto legittimo il recesso da parte del Comune di Lecce. 18 maggio 2011 Centro polifunzionale. Nuovo ricorso di Archè di Andrea Gabellone LECCE – E' guerra aperta fra Palazzo Carafa e il Consorzio Arché, che solo nel 2007 si era aggiudicato la realizzazione in project financing dell'Edificio Polifunzionale da destinare a uffici comunali. Per farlo, proprio il Consorzio aveva deciso di sottoscrivere la concessione attraverso una Società srl, che prendeva il nome dal progetto da realizzare: Società di Progetto Edificio Polifunzionale srl. Il Comune valutò i requisiti del Consorzio e della Società, giudicandoli idonei. E tutto filò liscio, fino a quando a Palazzo Carafa non arrivò una informativa antimafia a carico del Consorzio. L'amministrazione comunale ha subito troncato la convenzione stipulata, ma al Consorzio non è andata giù ed ha fatto ricorso al TAR. Siamo nel 2008. Passati pochi mesi, i giudici del Tribunale Amministrativo Regionale si pronunciano respingendo il ricorso del Consorzio Arché e della Società di Progetto Edificio Polifunzionale di Lecce srl, i quali non si arrendono e si appellano al Consiglio di Stato. Ed anche quest'ultimo dà loro torto, spiegando che la finalità dell'informativa antimafia è proprio quella di escludere l'imprenditore in odore di malavita dal giro degli appalti pubblici. La storia non finisce qui. Il 29 marzo scorso, Consorzio e Società, rappresentati dagli avvocati Felice Laudadio e Francesco Casertano, presentano un nuovo ricorso al Consiglio di Stato. A rappresentare il Comune sarà l'avvocato Laura Astuto. 20 ottobre 2010 Infiltrazioni mafiose in appalti pubblici: escluso il Consorzio Archè La V sezione del Consiglio di Stato (con sentenza n. 7407/2010) ha rigettato definitivamente il ricorso proposto dal Consorzio Archè e Società di Progetto edificio Polifunzionale di Lecce srl contro il Comune di Lecce, che aveva deciso di recedere dal project financing indetto per la realizzazione di un edificio polifunzionale da adibire a edifici comunali. Lo fa sapere in un comunicato il Comune di Lecce. Il recesso era stato esercitato dall’amministrazione comunale all’esito dell’accertamento effettuato dalla Prefettura di Caserta e conclusosi con l’invio dell’informativa antimafia interdittiva nei confronti di alcuni membri del Consorzio. Il giudice amministrativo ha constatato la sussistenza di una pluralità di indizi nei confronti del Vicepresidente del Consorzio e del titolare di una delle imprese consorziate, tali da rendere concreto il rischio di infiltrazioni mafiose tendenti a influenzare le scelte imprenditoriali. “Questo caso – conclude la nota di Palazzo Carafa – costituisce un ulteriore esempio della costante attenzione che l’amministrazione comunale ha rispetto a situazioni che possono far emergere anche semplici indizi di tentativi di infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici. Si tratta di un atteggiamento intransigente finalizzato ad escludere dal mercato imprese sospette e quindi a contrastare qualsiasi utilizzo distorto delle risorse pubbliche”.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!