Sinfonica: un Beethoven maschile e femminile

Lecce. Per l’inaugurazione della Stagione della Fondazione Ico, i due virtuosi Michele Campanella e Monica Leone

di Fernando Greco LECCE – La Stagione Sinfonica della Fondazione ICO “Tito Schipa” di Lecce ha inaugurato il nuovo anno con una ragguardevole serata dedicata a Beethoven, che ha visto la partecipazione del grande musicista Michele Campanella, nelle vesti di pianista e di direttore d’orchestra, nonché di Monica Leone, altra virtuosa della tastiera. In programma il Quarto e il Quinto Concerto per pianoforte e orchestra, preceduti dalla Leonore Ouverture n.2. // La percezione del dolore Ludwig van Beethoven (1770 – 1827) compose i tre brani a Vienna tra il 1805 e il 1809, periodo di massima affermazione pubblica per l’autore prima che l’aggravarsi dei problemi di udito lo isolasse in maniera definitiva dalla società. In verità Beethoven, pur coccolato e sostenuto sia dalla nobiltà sia dalla nascente borghesia, non si identificò mai con nessuna parte sociale, sempre deluso nei suoi ideali tardo- illuministici di libertà e fratellanza universale. Se la constatazione della sofferenza individuale diventa percezione del dolore cosmico, altrettanto grande e “titanica” è l’energia impiegata nel tentativo di affrontarlo e di sconfiggerlo. Dolore della vita ed energia indomabile: sono questi, per dirla con Massimo Mila, i due elementi dell’arte beethoveniana che permeano la scrittura musicale entrando in varia misura in contrasto tra loro. // Una performance “perfetta” Nel Quarto Concerto, eseguito per la prima volta nel 1807, prevale un tono intimista e colloquiale con cui lo strumento solista dialoga con l’orchestra senza mai contrapporsi ad essa, in frasi di struggente bellezza e formidabile virtuosismo; elementi trasmessi intatti dall’esecuzione leccese, in cui si è realizzata appieno quella rara alchimia tra solista e orchestra. Una volta tanto sento di potermi sbilanciare usando l’aggettivo “perfetto”, come perfetta è stata la performance della nostra Orchestra grazie ad un formidabile affiatamento e ad una perfetta adesione alle intenzioni di Michele Campanella, qui nel ruolo di direttore, e di Monica Leone, solista d’eccezione. Tecnica portentosa e sensibilità non comune hanno caratterizzato un’esecuzione pianistica tutta giocata sui chiaroscuri e su quella valenza squisitamente “femminile” (secondo la definizione dello stesso Campanella) di questo Concerto, che si rivela ancor più onirico e crepuscolare se accostato al Quinto Concerto che, con i suoi espliciti riferimenti bellici, rappresenterebbe invece per il maestro Campanella il versante “maschile” dell’animo beethoveniano. // Brillanti sonorità Non si sa come e quando sia nato l’appellativo di “Imperatore”: di fatto il Quinto Concerto venne composto durante il 1809, anno in cui l’esercito napoleonico invase l’Austria e bombardò Vienna. Guarda caso, sottotitoli quali “canto di trionfo”, “assalto”, “vittoria”, si ritrovano nell’abbozzo manoscritto del primo movimento, che più di tutti ha carattere marziale grazie alle brillanti sonorità dell’orchestra che, dopo un’iniziale lunga cadenza del pianoforte, diventa protagonista del brano. D’altronde lo strumento solista è sempre in perfetta integrazione con l’orchestra: Berlioz, nel suo trattato di orchestrazione, avrebbe citato l’“Imperatore” come esempio dell’impiego “orchestrale” della tastiera, modalità che tanto successo avrebbe avuto negli anni a venire. Nella serata leccese il maestro Michele Campanella, in qualità sia di pianista sia di direttore d’orchestra, ha saputo estrarre dalla partitura beethoveniana tutto il suo spirito eroico, risultando efficacissimo anche nei momenti solistici, risolti da quel grande pianista che egli è e che anche il pubblico leccese ha giustamente riconosciuto e festeggiato. Peraltro, l’Orchestra ha iniziato la serata con una bella esecuzione della Leonore Ouverture n.2, una delle quattro Ouvertures che Beethoven compose per la sua unica opera lirica, ovvero quel “Fidelio” dalla gestazione tanto lunga e sofferta. La Stagione Sinfonica della Fondazione ICO “Tito Schipa” proseguirà al Politeama Greco il 13 gennaio con un decisivo cambio di sonorità: sarà infatti la volta del “Concerto d’autunno” per marimba e orchestra, scritto dal compositore messicano Enrique Diemecke, che sarà anche a capo dell’Orchestra; alla marimba Saul Medina. Il programma della serata impaginerà anche la “Chacona” di Buxtehude nell’orchestrazione di Carlos Chavez e la Prima Sinfonia di Sibelius.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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