Il profumo di gioventù

E' andato in scena, a Lecce il nuovo allestimento di “Romeo e Giulietta” portato in scena dalla compagnia “Balletto del Sud” diretta dal coreografo Fredy Franzutti

di Fernando Greco Anche quest’anno la danza ha avuto il suo posto tradizionale in seno alla Stagione Sinfonica autunnale della Fondazione Ico Tito Schipa di Lecce: il 17 dicembre (con repliche il 18 e il 19) è andato in scena il nuovo allestimento di “Romeo e Giulietta” portato in scena dalla compagnia “Balletto del Sud” diretta dal coreografo Fredy Franzutti. Capolavoro paradossale Ci si commuove sempre davanti alle sventure degli innamorati di Verona, immortalate dal dramma shakespeariano e più volte trascritte per il teatro d’opera, ma il “Romeo e Giulietta” di Prokofiev (1891–1953) rimane nel tempo un balletto di eccezionale bellezza nonché un vertice inarrivabile della scrittura musicale del Novecento. A metà strada tra il tardo romanticismo di Chajkovsky e la sperimentazione di Stravinsky, il balletto di Prokofiev unisce in maniera paradossalmente perfetta una struttura narrativa lineare a una musica che già incarna le istanze di rinnovamento del XX° secolo e le sue più intime lacerazioni, pur senza mai mettere in crisi il sistema tonale. Perciò danzare il “Romeo e Giulietta” significa tentare di affiancare una coreutica consequenziale a una musica che apparentemente non lo è affatto. Non a caso, all’epoca della sua creazione questa partitura suonava talmente nuova alle orecchie dei coreografi da avere vita difficile nei teatri: ultimata nel 1936 su commissione del Kirov, fu ceduta al Bolshoi per insabbiarsi fino al 1938, quando fu eseguita a Brno per poi essere ritoccata e debuttare finalmente a Leningrado nel 1940 con la coreografia di Leonid Lavrovski. Una gran quantità di travagli Galina Ulanova, la prima Giulietta, così scriveva nel suo diario: “Le prove erano in pieno svolgimento ma noi eravamo ancora terribilmente imbarazzati per la inusuale orchestrazione; anche i frequenti cambiamenti di ritmo ci davano una gran quantità di travagli. A tutta prima la musica ci sembrò incomprensibile e impossibile da danzare. Ma più la ascoltavamo e più lavoravamo e sperimentavamo e cercavamo, più chiaramente emergevano le immagini create dalla musica. E a poco a poco non trovavamo più difficile danzarla: ciò divenne chiaro coreograficamente e psicologicamente. E se ora mi si chiedesse quale musica mi piacerebbe per Romeo e Giulietta, risponderei senza esitazione: quella di Prokofiev, perché ora non posso concepire l’idea di nessuna altra musica”. Lo spettacolo Tradizione e modernità si ritrovano nell’allestimento leccese grazie all’efficace incontro-scontro tra le suggestive scene di ispirazione rinascimentale, dipinte da Francesco Palma, e il rutilante sipario astratto di Isabella Ducrot proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Ma il vero punto di forza dello spettacolo sono stati i danzatori, e qui bisogna notare come la qualità della compagnia Balletto del Sud sia andata progressivamente aumentando nel corso dei suoi quindici anni di vita. Tutti si sono rivelati bravissimi con punte di eccellenza per i solisti, a cominciare dalla coppia dei protagonisti, ovvero Romeo e Giulietta impersonati da Enada Hoxha e Gerd Vaso, primi ballerini del Teatro dell’Opera di Tirana. Complici gli intenti coreografici di Fredy Franzutti, i due amanti hanno trasmesso intatta dal palcoscenico tutta la freschezza e l’inconsapevolezza dell’adolescenza, facendoci piangere calde lacrime di solidarietà e tenerezza nonché applaudire davanti alla perfetta esecuzione dei passi a due, quando Giulietta acquisiva una leggerezza e un’evanescenza quasi ultraterrene. In contrasto con il profumo di gioventù dei protagonisti, si apprezzava la caricaturale albagia del mondo degli adulti, qui personificati da una strepitosa Bilyana Dyakova, alla quale Franzutti ha dato molto da danzare (…e ha fatto bene!), e dal sempre fascinoso Luca Lago, nei panni dei genitori di Giulietta. Impeccabile come sempre Elena Marzano, ormai avvezza a ruoli importanti nella compagnia, qui nel ruolo della Nutrice. Taglio originalissimo per il personaggio di Mercuzio, il fraterno amico di Romeo, che in questo spettacolo, grazie all’aspetto minuto dell’acrobatico Massimiliano Rizzo, sembrava una sorta di giovanissimo paggio. Tebaldo era l’imponente e preciso Alessandro De Ceglia. Bravo il Frate Lorenzo di Daniele Chiodo. Sempre presenti le ragioni del palcoscenico nella bacchetta di Marcello Panni, a capo della volenterosa Orchestra “Tito Schipa”. Applausi entusiasti per tutti.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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