Sanità privata: ambulatori in ginocchio

Valdo Mellone ha rassicurato sul fatto che sono iniziate le ricognizioni per rimodulare il budget da assegnare ai privati: le reazioni di Pignatelli e Quarta Colosso

Crescono le liste d’attesa nel settore pubblico, mentre molte strutture private convenzionate non riescono a far fronte alla richiesta di prestazioni in convenzione perché da mesi hanno esaurito il budget a loro disposizione. Un paradosso che vede da una parte, le strutture pubbliche che non riescono a far fronte alle richieste, dall’altra, quelle private, non sono messe nelle condizioni di poterle evadere. Una fase di stallo con la quale si è inaugurato il 2012, ma che, ha affermato Valdo Mellone, direttore generale della Asl, si cercherà di sbloccare a breve. Mellone infatti ha rassicurato sul fatto che sono iniziate le ricognizioni per rimodulare il budget da assegnare ai privati, proprio perché non si ripeta il paradosso che nel 2011 ha visto piccoli laboratori con un budget sovradimensionato che non sono riusciti a spendere e strutture storiche messe in ginocchio da un budget risicato. A Lecce strutture d’eccellenza come Quarta Colosso e Laboratorio Pignatelli hanno dovuto tagliare decine di posti di lavoro: “Dobbiamo scegliere se chiudere, abbassare la qualità o cominciare a smontare le macchine per portarle nella nostra struttura in Albania. Un paese più civile”. A parlare è Piero Quarta Colosso, che nel 2011 si è visto decurtare il budget della metà. “Ci sono stati periodi – dice Quarta Colosso – in cui abbiamo seguito oltre 50mila pazienti l’anno: 350 al giorno. Non vogliamo rinunciare alla qualità, perché è questa la nostra cultura e quella di nostro padre. Un’azienda come la nostra è patrimonio del territorio, così come la tac. Se le 4 tac pubbliche non riescono a far fronte alle richieste, la Asl ci metta nelle condizioni di poter rendere disponibili le nostre”. In tutto il Salento infatti sono sette le tac private convenzionate. Il caos è nato a seguito del decreto 1500 del giugno del 2010, con cui la Regione Puglia ha ridistribuito il budget della spesa per le strutture private accreditate: il decreto non ha comportato un risparmio per le casse dell’ente, ma solo la ridistribuzione delle somme. A beneficiarne soprattutto le piccole strutture, molte delle quali neo-accreditate. Il criterio che ispirava il decreto 1500 era quello della vicinanza territoriale medico-paziente, permettere cioè anche ai piccoli laboratori di paese di erogare prestazioni in convenzione. Francesco Pignatelli, tra i primi ad aderire al ‘Comitato per la libera scelta in sanità’ che subito si costituì per contrastare l’applicazione del decreto, fa un bilancio delle conseguenze di quella rivoluzione, arrivata in corso, a metà anno del 2010, e quindi solo oggi valutabile: “Il direttore Mellone si renderà conto che si è verificato quanto già previsto, come risulta ufficialmente dagli atti della concertazione regionale del 2010: il meccanismo della determinazione di un budget comunale è particolarmente limitante per le strutture che, per la loro complessità organizzativa, sicuramente soddisfano le richieste di cittadini provenienti da territori più ampi; la limitazione di tale budget crea sicuramente un danno alle esigenze particolari dell'utenza, in quanto sono ovviamente poche le strutture in grado di realizzare prestazioni d’eccellenza e devono avere un territorio più ampio di riferimento (vedi prestazioni particolari nel campo della genetica, della immunità, della allergologia, della tossicologia, della anatomia patologica, etc.). In realtà – continua Pignatelli – il decreto 1500 prevede griglie di valutazione della qualità e del confort, ma ad esempio non vengono chiesti i risultati dei controlli di qualità interni ed esterni e vengono ritenute caratteristiche particolari di organizzazione e comfort il bigliettino tagliacode, il condizionatore d'aria. Sarebbe opportuno – conclude Pignatelli – ridistribuire i budget della medicina di laboratorio non utilizzati, all'interno della stessa branca, fra le strutture che li hanno invece superati in funzione della attrattività verso l'utenza che, liberamente ha scelto di recarsi presso di loro. Sarebbe un giusto riconoscimento verso l'impegno nel livello di organizzazione del servizio prestato”. Un’altra esigenza sentita dai privati accreditati è che venga resa pubblica, come ha imposto la riforma Bindi, ancora vigente, l’analisi dei costi sostenuti dalle Asl per le prestazioni erogate dal sistema sanitario regionale. La legge infatti impone che se dalla ricognizione dei costi risulta che quelli sostenuti dal pubblico siano superiori a quelli dei privati e ai rimborsi loro garantiti, il pubblico sia costretto a servirsi dai fornitori più convenienti. Per le Asl pugliesi un obbligo mai rispettato.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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