Manovra Monti. Toma: ‘Si doveva fare di più’

L’INTERVISTA. Casarano. Rigore (molto), equità e crescita economica (meno) nella riforma del Governo, dal punto di vista di un “addetto ai lavori”

CASARANO – Come si tradurrà la manovra Monti nei Comuni salentini? Quali effetti avrà in generale nel Paese e, nello specifico, in un territorio come quello di Casarano, storicamente “votato” alla produzione? Massimo Toma, dottore commercialista, revisore contabile e consulente del lavoro, commenta la disposizioni del Governo e la particolare congiuntura economica. A livello nazionale come a livello locale, la situazione economico-politica vive fasi convulse. Rispetto a pochi mesi fa sembrano trascorsi anni. Oggi il Governo Monti sta per imporre al Paese una “cura da cavallo”. Quali sono le sue valutazioni sulla Manovra? che impatto avrà sui cittadini del Sud Italia? “Rigore, equità e crescita sono stati i tre principi su cui il presidente Monti ha basato le scelte di politica economica di questi giorni. Tuttavia, bisogna riconoscere che di sicuro il rigore vi è stato ma, su equità e crescita economica molte sono ancora le perplessità. Il nodo cruciale, sui cui è lecito nutrire dubbi, è dovuto alle scelte condotte in merito all’aumento della pressione fiscale senza puntare, invece, su tagli alla spesa pubblica. Appare evidente, quindi, quanto la manovra sia fortemente squilibrata sul lato delle entrate: quasi due terzi dell’aggiustamento sono legati a nuove tasse o a inasprimenti di quelle già esistenti, mentre i tagli alle spese sono pressoché ininfluenti. Sul fronte equità, pochissimo è stato previsto per lotta all’evasione fiscale; l’unico vero provvedimento è stato l’introduzione della soglia della tracciabilità della transazioni a mille euro, che tuttavia, rappresenta uno strumento di poco piglio pratico. Altro provvedimento iniquo è la sospensione dell’indicizzazione per le pensioni al di sopra dei 1400 euro (lordi). Dal lato della crescita, invece, non c’è molto di più della deducibilità dell’Irap. Tuttavia, gli effetti saranno anche qui molto contenuti in quanto l’Irap ha effetti indiretti sul costo del lavoro. Una riforma utile, sia per le imprese che per gli stessi lavoratori, sarebbe stato tagliare i contributi sociali al fine di stimolare l’incrocio fra domanda e offerta nel mercato del lavoro. In sintesi, viste le condizioni di emergenza si doveva fare di più”. Come esperto consulente del lavoro, come valuta le proposte di profonda riforma della contrattazione collettiva e la paventata abolizione dell'articolo 18? “Sulla riforma del lavoro imperversano le polemiche sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che attualmente impedisce alle aziende con più di 15 dipendenti di licenziare i propri dipendenti senza fornire una giusta causa. Io ritengo che non bisogna speculare sui dipendenti. Questi devono essere considerati una risorsa e non un peso per le aziende. Bisogna tutelare il livello occupazionale garantendo il ‘netto busta’ ai lavoratori per dare loro dignità e modo di sentirsi utili alla società. Bisogna ridurre oneri sociali ed imposizione fiscale per aiutare le aziende”. Nel Salento e a Casarano la crisi del manifatturiero si fa sentire e la cassa integrazione non potrà durare per sempre. Che futuro immagina per le tante famiglie monoreddito in crisi? “Le nostre maestranze, dopo tanti anni di esperienza nel settore calzaturiero, sono formate professionalmente in modo eccellente. E' un peccato sprecare tali risorse umane, anche perché attualmente siamo i meno cari dei più bravi. Il Governo ha adottato una politica che anziché aiutare le imprese a rimanere sul territorio mantenendo l'occupazione locale, agevolandole con la riduzione del costo del personale intervenendo sulle imposte e sugli oneri sociali, ha reso possibile la delocalizzazione delle stesse in Paesi dove il costo del personale è di gran lunga inferiore, lasciando a noi solo ammortizzatori sociali che prima o poi finiranno. Bisogna sbloccare il credito alle aziende. Le banche devono riporre fiducia nei bravi imprenditori perché non siamo i presenza di una crisi economica (di produzione) ma solo una crisi finanziaria (ristrettezza del credito da parte dei vari Istituti). Spero che si intervenga in tal senso”. Nonostante questo quadro a tinte fosche, ha un augurio da “inizio anno” per i nostri lettori? “Auguro a tutti i lettori a dare sempre il massimo. Ognuno di noi può essere artefice del proprio futuro impegnandosi a fare ciò che crede giusto per sé e per la collettività. La mia esperienza mi porta a dire che è difficile, ma bisogna partire dalle cose migliori fatte in passato per costruire un futuro migliore per noi e per i nostri figli”. Massimo Toma è dottore commercialista, revisore contabile, consulente del lavoro. Collabora alla cattedra di Economia aziendale della facoltà di Giurisprudenza dell’Università del Salento. Ha studio in via Lupo 20 a Casarano.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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