Una decrescita felice a tutti

C’è una rivoluzione silenziosa ma costante nell’industria italiana, soprattutto al sud. E’ la rivoluzione verde

‘GreenItaly’, l’ultimo rapporto di Unioncamere, racconta di una ‘virata’ in verde che già oggi interessa il 23,9% delle imprese italiane che tra il 2008 e il 2011 hanno investito o investiranno in tecnologie e prodotti green creando occupazione: il 38% delle assunzioni programmate per l’anno in corso infatti è per figure professionali legate alla sostenibilità. Una tendenza che attraversa l’intero Paese tanto che le prime dieci posizioni della classifica regionale per diffusione delle imprese che investono in tecnologie green sono occupate equamente da cinque regioni settentrionali e cinque del centro sud. E’ il Sud a credere di più che ecosostenibile è meglio, registrando la più alta percentuale di industrie manifatturiere che investono in prodotti e tecnologie green. Un dato eclatante è quello che emerge dalla classifica per province: è Bari la provincia che vanta in valore assoluto il maggior numero di imprese (10.980) che hanno investito tra il 2008 e il 2010 o hanno programmato di investire nel 2011 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico o minor impatto ambientale. Più del doppio del dato di Trento, che invece è al primo posto nella classifica dell’incidenza delle imprese green sul totale. E’ il settore manifatturiero a spingere di più sulla rivoluzione verde. Se nel 2010 tre pmi manifatturiere − tra i 20 e i 499 dipendenti− su dieci (30,4%) investivano in prodotti e tecnologie green, nel 2011 la proporzione si è raddoppiata, con quasi sei pmi manifatturiere (20-499 dipendenti) su dieci che investiranno in prodotti e tecnologie verdi (57,5%). Sul dato assoluto di Bari incide il fatto che la Puglia, con circa 1.685 megawatt per 17.812 impianti in esercizio, mantiene il primato della regione con maggiore potenza installata (pari al 14% della capacità fotovoltaica in Italia). Ma ciò che lascia ben sperare è il fatto che gli imprenditori si siano accorti che ecocompatibile e biologico conviene. Conviene a loro, perché conquistano fette ‘vergini’ di mercato; perché vanno incontro alle esigenze dei clienti, sempre più attenti alle etichette dei prodotti e alle certificazioni dei produttori; conviene ai territori e alla loro economia. Essere ‘verdi’ conviene perché non solo nascono nuove imprese più rispettose dell’ambiente o le vecchie diventano ambientaliste, ma perché si costruiscono le condizioni per far crescere nuovi prodotti nel turismo, nell’enogastronomia, nell’agricoltura, nel manifatturiero. E d’altra parte non può che essere così. Non lo so quando è iniziata la stortura che ci fa percepire come un fatto eccezionale e d’elite quello che invece dovrebbe essere normale, scontato: volere mangiare sano, voler respirare aria pulita e abitare in case costruite con materiali naturali. Esiste un bellissimo movimento che si chiama “per la decrescita felice”. Tra le tante bellissime cose si propone di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio. La crisi è un’occasione imperdibile. Un momento creativo per ripensarsi e riposizionarsi. Ecco, in tempi di crisi auguro a tutti una verde, decrescita felice.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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