Gravidanza … miti e leggende popolari nel “Tacco d’Italia”

Gravidanza: ecco come veniva vissuta qualche decennio fa

di Lamberto Coppola (*) I giovani del terzo millennio sono lontani anni luce da quanto noi abbiamo potuto vedere o ascoltare qualche decennio fa, al tempo in cui non esisteva internet, iPod o iPhone. Negli ultimi 50 anni abbiamo infatti vissuto una evoluzione che ci ha portato nel modo, per cui le leggende popolari vecchie di secoli sono inesorabilmente ora definite Bufale mediatiche, come per esempio quella del 28.11 u.s. circa la nascita di una bimba chiamata Eva dal primo Mammo della storia dell’uomo http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200807articoli/34471girata.asp. Come sostiene Marcello Gaballo in un articolo comparso su Spoigolature Salentine “La gravidanza un tempo era un evento voluto sì dalla coppia, ma sempre “con la mano di Dio”, senza il cui intervento a sarebbe potuto accadere. Si poteva richiedere l’intercessione di Sant’Anna, la mamma di Maria, protettrice delle partorienti, alla quale si sarebbero accese lampade e rivolte preci, fino all’ottenimento della grazia. In verità la santa poteva riuscire nella determinazione del sesso del nascituro, meno nella gravidanza, atto più sublime e perciò di competenza di chi “stava più in alto di lei”. Appena gravide le donne giovani ed inesperte raccoglievano avvertimenti e precauzioni dalle madri, dalle suocere, dalle vicine o dalle comari, consigli questi che avrebbero osservato nei nove mesi. Ecco la serie di norme che le donne dovevano rispettare, con dei pregiudizi e credenze che ai giorni nostri fanno certamente ridere, ma che allora venivano presi come sacrosante verità: • Se una donna durante la gravidanza avesse bevuto in un otre il parto sarebbe stato certamente difficoltoso; non poteva neppure tenere al collo catenine o collane, che avrebbero causato un attorcigliamento del funicolo ombelicale sul collo del bambino, con conseguente morte per asfissia durante il parto. • Se la madre e il figlio sono nati entrambi in un anno bisestile, quest’ultimo sarà sfortunato in vita, così come lo sarà anche quello concepito in un anno bisestile. • Le donne salentine per pudore non ostentavano mai la gravidanza, se non quando si fosse al V-VI mese, perchè indice di inevitabile attività sessuale col coniuge e quindi di facili costumi o comunque di scarsa serietà. Dell’evento, almeno per i primi tre mesi, venivano informati solo il marito, la madre e la suocera. • Esistevano anche dei pronostici, gettonatissimi, riguardo al sesso del nascituro; l’elemento principale era costituito dal profilo della pancia materna: se la pancia risulta a punta nascerà certamente una femmina, mentre se la pancia avrà la forma schiacciata nascerà un maschio: “Entre pizzutaporta la scupa, entre cazzata porta la spata”. Se mai, infine, la gravidanza fosse capitata a una nubile – sostiene sempre Marcello Gaballo – si può facilmente immaginare lo scandalo: la sfortunata doveva fasciarsi il ventre per celare l’evento, fino ad arrivare al parto senza che nessuno avesse mai saputo a dello stato interessante, che nel frattempo aveva portato a termine nella segregazione domestica, adducendo malattie gravi della poveretta, pur di non rendere manifesta la sua imperdonabile “scappatella”. Tratto da: http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/10/17/donne-gravide-nella-tradizione-popolare-salentina/ (*) Prof. Lamberto Coppola Andrologo – Ginecologo – Sessuologo Direttore Sanitario dei Centri Integrati di Andrologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana Tecnomed (Nardò- Lecce) e Casa di Cura Fabia Mater (Roma).

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